Archivio mensile

Settembre 2019

Sapevate che già nella Roma antica era diffuso l’interesse per la pittura e scultura della Grecia classica? L’antiquariato è immortale, e per fortuna! Per quanto mi riguarda, poco dopo i 30 anni, è diventato un lavoro; sino a quel momento ero stata solo una osservatrice ammirata.

Negli anni della mia attività di venditrice, molti oggetti sono velocemente transitati dal negozio a casa mia. Non mi sono mai pentita di non averli venduti ma, certamente non si può dire che fossi una venditrice secondo le regole.

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Un mese fa ho guardato “Questione di tempo”, film inglese un po’ commedia, un po’ drammatico, un po’ fantastico. Insomma ce n’è abbastanza per sceglierlo (colonna sonora compresa) e poi il cast che, per me si è rivelato una vera sorpresa, a cominciare da Rachel MacAdams. Bene, se vi piacciono i viaggi nel tempo e i repentini rientri nel presente, ma con tanto tanto amore, sceglietelo.

E sceglietelo pure se vi piace quella luce grigio-argento molto british. Praticamente è parte della sceneggiatura.

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A ottobre di 3 anni fa, finalmente, sono andata a visitare i Musei Vaticani. Solo a dirlo (qui scriverlo), si respira la grandiosità del luogo. Sale e sale e sale piene di collezioni e opere di arte antica, medievale, rinascimentale e moderna, accumulate nei secoli dai Papi a partire dal 1506, e dulcis in fundo, la Cappella Sistina. Ecco, proprio questa cappella, un luogo di osservazione, ammirazione, da fare in totale silenzio, (non mi spingo a dire raccoglimento), era mortificata dal brusio dei turisti. Ma i sorveglianti, nel tentativo di zittire, risultavano anche più rumorosi.

Ecco, per chi non li avesse ancora visitati, o per chi vorrà tornarci (che è sempre bello), ho un paio di suggerimenti: evitate di andarci se avete viaggiato di notte (come sbagliando ho fatto io) perché la stanchezza accumulata, ad un certo punto si farà sentire; prenotate i biglietti con un certo anticipo: la coda alle casse è lunga quasi quanto la visita.

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Una o due volte a settimana, a casa entra una pianta nuova. L’artefice degli acquisti è mia figlia Silvia; solitamente sceglie piantine sofferenti da curare e si spera, guarire. L’ultima arrivata, invece, è un regalo del suo fidanzato. E’ la versione bonsai del pepe giapponese. Cosa c’entra direte, il pepe giapponese, nella categoria “essere e avere”, che dovrebbe raccogliere riflessioni sul saper vivere, lo stile, insomma il bon ton?

Ecco, tralasciando il fatto che regalare fiori o piante sia sempre una ottima idea, è l’aggettivo “giapponese” che mi ha fatto decidere. Sì perché, mentre in Occidente scegliere i fiori da regalare in base al loro significato è quasi completamente in disuso, in Giappone è ancora tenuto in gran conto. Storia, leggende, qualità specifiche che sono dietro a ogni fiore, guidano i giapponesi nell’acquisto giusto. Chi regala una camelia (Tsubaki) sta giurando amore eterno; il loto (Hasu) è simbolo di anima pura; la peonia (Botan) augura buona fortuna. Naturalmente l’elenco è molto più lungo e, secondo me, varrebbe la pena di recuperare questa consuetudine. E a pensarci, improvvisamente, mi viene in mente, che non so cosa volesse dire il fidanzato di mia figlia, con il pepe giapponese.

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A partire dai 6 anni (o prima?), ho sempre avuto un libro fra le mani. Durante l’adolescenza, i libri mi hanno salvato dalla noia di quella fase. Tuttora, anche se passo dei periodi senza leggere, continuo a esserne circondata, fra già letti, da leggere a breve e alcuni altri, forse in futuro.

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Diciamocelo, Facebook è un buon luogo per esplorare amori, umori, rumori, remore (ops! no, quelli stanno nel mare) e considerazioni di vario genere. Sui libri ne ho lette di ogni e, per esempio, una di queste evidenzia la confusione che c’è fra la passione per la lettura e quella per i libri. A me piace leggere assai ma, da qui a dire che tutto quello che leggo mi piace, ce ne corre.

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