Archivio mensile

Agosto 2021

Vi piacciono porte e portoni? A me, sì. Mi piacciono i portoni antichi, quelli moderni raramente.

Quelli delle chiese, in particolare. Che poi, quelli in realtà si chiamano portali. Ma quando nasce la porta, e dove?

Intanto bisogna distinguere l’interesse architettonico della porta come accesso dall’esterno all’interno, dall’interesse antiquariale della porta, come passaggio fra un ambiente e un altro, interni a un edificio. Presso gli Egizi, le porte erano di legno di sicomoro. Questo legno era anche impiegato per la costruzione di sarcofagi, ed era simbolo di immortalità. I Romani costruivano porte che dovessero essere anche belle e artistiche, e infatti le decorazioni ricoprivano per intero i battenti. Parallelamente al mondo occidentale, anche presso gli Arabi, porte o portoni erano realizzate come vere e proprie opere d’arte. .

Questo riguardava soprattutto le porte di accesso alle abitazioni, o agli edifici in genere. Sarà durante il Medioevo che si inizierà a pensare a porte interne, ma solo nelle case aristocratiche, per marcare una separazione tra servi e padroni.

Parallelamente alla caduta dell’Impero Romano, si diffonderà la produzione di porte in bronzo e con bassorilievi, vere e proprie opere d’arte. Una delle più famose è la “Porta del Paradiso” realizzata da Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze. A Pisa, Trani, Monreale, così come in Francia e in Germania sono presenti porte in bronzo di grande pregio e bellezza, risalenti alla stessa epoca.

Da quel periodo in poi, durante il Rococò e il Barocco, le porte divennero parte integrante degli interni delle case lussuose e dei castelli: decori raffinati, scene campestri e galanti e colonne erano le costanti di queste porte molto ricercate.

Nonostante la creatività dei decori, le porte mantennero la loro forma a uno o due battenti, ma nella seconda metà del 1800 fu inventata la porta girevole. Theophilus Van Kannel fu il suo inventore.

In Giappone, invece, andava per la maggiore la “fusuma”, porta scorrevole decorata.

3 commenti
0 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditStumbleuponWhatsappTelegramLINEEmail

Anni fa, una imprudente signora disse a mio padre “Lei è un uomo pieno di dubbi”. Lui che la trovava antipatica e forse anche spocchiosa, le rispose “Solo i cretini non hanno mai dubbi”.

La sventurata tacque.

Un personale stato di incertezza è la sintesi del significato di questa parola, sui vocabolari. Il dubbio in sé, contiene un valore positivo, a meno che non presenti i tratti della patologia. Non essendo un medico, non approfondirò questo aspetto.

Dubitare spaventa; prendere in mano tutte le nostre certezze e metterle da parte, abbracciando il dubbio, è una operazione di coraggio, ma necessaria perché è soprattutto una operazione di crescita.

Quanto sono belle le certezze! Sono sicuramente rilassanti e leggere. Ma se fossero sbagliate? Se le idee che ci accompagnano da sempre, non fossero poi così giuste? Il solo modo per saperlo è metterle in discussione, che non vuol dire abbandonarle, anzi. Potrebbe anche voler dire, alla fine di tutto rinforzarle, ma bisogna voler provare.

Faccio per dire: da ragazza mi chiesi se le mie idee politiche fossero una tradizione familiare e anche dell’aria che tirava nel mio ambiente. Provai a spostarmi da quelle convinzioni e a pensare in modo opposto. Non ci volle molto, il dubbio mi tolse ogni dubbio e tornai convintamente dov’ero stata prima dell’esperimento.

Il dubbio è l’argine naturale per non sentirci infallibili. Ci costringe alla riflessione, alla pazienza e all’ascolto di se stessi e degli altri. E non è in opposizione alle certezze, che pure sono fondamentali: è semplicemente la prima parte del percorso.

Per il dubbio patologico, consultate i testi adatti, perché dubito di saperne abbastanza per scrivere.

Buona lettura.

7 commenti
1 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditStumbleuponWhatsappTelegramLINEEmail

Alberobello è un comune della provincia di Bari ed è Capitale dei Trulli.

I trulli rientrano nella cosiddetta “architettura spontanea”. Questa espressione indica l’edilizia più antica, costruita dall’uomo comune, senza l’intervento di un progettista.

I trulli sono realizzati con pietra a secco e hanno una forma conica; sono concentrati nella Valle d’Itria di cui Alberobello fa parte, insieme a Cisternino, Locorotondo e Martina Franca.

La fondazione di Alberobello risale al 1500, quando Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano donò delle terre da coltivare e abitare, a condizione di ricevere una decima della produzione agricola. Nel 1797, da feudo degli Acquaviva d’Aragona, diventò città regia sotto i Borboni.

Fra le cose da vedere ci sono la Chiesa Matrice dedicata ai SS. Cosma e Damiano e la Parrocchia di S. Antonio da Padova, entrambe relativamente giovani.

I trulli sono ciò che caratterizza Alberobello e ciò che l’ha resa famosa nel mondo. Il “Trullo Sovrano”, è uno dei più grandi, costruito nella seconda metà del XVIII secolo, e oggi è una casa museo; i “Trulli Siamesi” sorgono nel Rione Monti e su di essi si racconta una leggenda di amore e gelosia.

Complessivamente, i trulli presenti nel Rione Monti sono più di mille distribuiti fra le stradine che convergono tutte sulla parte più alta del colle. Un’altra costruzione importante è “Casa Pezzolla”, un edificio che comprende 15 trulli, anch’esso museo. “Casa Pezzolla” è attigua all’Aia Piccola, rione che ospita 400 trulli, prevalentemente abitazioni private.

Bene, credo di aver detto quasi tutto, il resto scopritelo da soli. Un po’ di personale scoperta dei luoghi è sempre divertente. Buon viaggio!

21 commenti
0 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditStumbleuponWhatsappTelegramLINEEmail