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Marzo 2022

Questo mobile solitamente rettangolare, ma anche rotondo oppure ovale è uno dei più antichi usati dall’uomo, sia nella vita pubblica che in quella privata.

Un po’ di storia

Presso gli Egizi i tavoli erano prevalentemente tondi e con un piede centrale. Questo modello rimase pressoché circoscritto all’Egitto, poiché fra i Greci prima e i Romani dopo, ma in genere in tutto il Mediterraneo, si diffuse il modello rettangolare. Ciò che cambiava da zona a zona, era la scelta dei materiali: i Romani usavano anche il marmo per il piano, oltre al legno, bronzo e avorio per decorare le gambe.

Mensa Delphica era definito un tavolo con piede centrale, consacrato al Dio Delfi, diffuso in Grecia e a Roma, come per tutti i tavoli cultuali.

Nel Medioevo, il tavolo perse molte caratteristiche estetiche; considerato un elemento essenziale, era semplicemente un piano formato da assi, con piedi laterali e veniva riposto dopo l’uso. Tutti conoscete sicuramente il fratino o tavola fratina, tavolo rustico con gambe unite a una traversa, tipico delle mense di monasteri e conventi. A partire dal Rinascimento, il tavolo diventa più elegante e anche più imponente, tornano i materiali pregiati, le gambe sono intarsiate e richiamano le zampe di leone, di foglie di acanto. Questa tendenza rimarrà invariata fino a tutto il ‘600.

Durante il XVIII secolo, l’Inghilterra propose due novità: i tavoli a cancello e i tavoli a nido. Il primo era di forma rettangolare; il piano poggiava su 4 gambe e ai lati, fissate da cerniere, c’erano due bandelle, che servivano ad ampliare il piano. I tavoli a nido, invece, erano e sono una serie a misure decrescenti, che si infilano l’uno dentro l’altro.

Caratteristica dei tavoli prodotti in Francia, nello stesso periodo, è il piano in cuoio e l’uso di applicazioni in bronzo.

Sia in Francia che in Italia, si progettarono vari tipi di tavolo, per usi diversi: per esempio il tavolo da toilette in Francia, meno in Italia. Il tavolo alla bolognese, certamente italiano, aveva un piano sporgente, gambe robuste e tornite e una fascia inferiore completa di cassetti. Si parla del 1600.

Curiosità

All’inizio ho scritto che gli Egizi prediligevano i tavoli rotondi con gamba centrale. Quando Napoleone Bonaparte arrivò in Egitto, rimase molto colpito dallo stile e dalla bellezza degli arredi antichi. Così, rientrato in Francia, importò quello stile che si chiamò Impero, naturalmente per celebrare la sua salita al potere e grandezza.

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Domani, San Giuseppe, sarà la prima Festa del Papà senza di te. Tu avevi le tue preferenze sulle feste comandate, laiche o religiose che fossero, non ti piacevano tutte allo stesso modo. Ma questa sì, non fosse altro perché avevi la scusa per mangiare le zeppole, ché a te i dolci piacevano tanto. E quando andavi a fare la spesa, ti compravi sempre una stecca di cioccolata fondente, perché i dottori ti avevano detto di mangiarne un pezzetto tutti i giorni, e tu mica potevi disobbedire! Ovviamente, la toglievi dai sacchetti prima che la vedesse mamma, così non avrebbe brontolato.

Il buon cibo, dolce o salato, ti è sempre piaciuto, anche se non ti ho mai visto fare il bis; quello che invece io faccio spesso, specie quando si tratta di pasta. Ma tu lo sai. E non era l’unica cosa che ti piacesse.

Il mare

Il mare ce l’avevi dentro, ci sei nato con il mare dentro, come tuo padre, e spero io come te. Però io non saprei guardare il cielo e il mare e fare le previsioni come facevi tu. Ma tu eri un lupo di mare, e con il tuo equipaggio hai condiviso tante avventure, che un po’ conosco, ma sono certa che quelle più rischiose non ce le hai mai raccontate.

La musica

Chiuso in salotto ad ascoltare Beethoven ad alto volume, era un momento solo tuo; e Mozart? Mozart è stato la tua scelta fino alla fine: io quell’Adagio non riesco più ad ascoltarlo. Però, più in là, riproverò. E poi Chopin. Nella tua stanza c’è un mio cofanetto con tutte le opere di Chopin. Me lo chiedesti in prestito credo 20 anni fa, e lì è rimasto. Ingiallito dal fumo di sigaretta. E scusa, ma di sigarette non voglio parlare, anche se ti hanno accompagnato per quasi tutta la vita. Insomma tutta la musica classica l’ho conosciuta con te, e mi viene in mente quando mettevi le cuffie, che era proprio un messaggio di esser lasciato in pace.

La fotografia

Mi ricordo quando abitavamo ancora a Bari, tu avevi creato una camera oscura in casa, fotografavi di giorno e sviluppavi quando non lavoravi, di notte. C’era sempre in giro sui mobili una macchina fotografica carica; ogni momento era buono per cogliere l’espressione di uno di noi. Quando poi, si andava fuori con i vostri amici, erano fotografie o diapositive a raffica. E poi facevi le escursioni fotografiche con i soci del circolo di cui eri presidente.

La lettura

Raccontavi spesso che quando andavi alle scuole superiori (eri uno studente pendolare nel dopoguerra), i soldi che ti davano i nonni per la merenda, spesso li usavi per comprare il libro che volevi in quel momento. Non potevi fare tutt’e due le cose, e così sceglievi. Noi figli non abbiamo avuto bisogno di scegliere. E a casa i libri, di qualsiasi argomento sono tanti. Tu, da ateo, avevi sia la Bibbia che il Corano.

La radio

Le radiocomunicazioni, erano un’altra passione. Ti piaceva fare collegamenti con persone in tutto il mondo. Una volta ti sei anche collegato con un Re. E avevi tanti amici. E anche in questo caso eri presidente. Sei sempre stato presidente di qualcosa.

L’informatica

Quando sento dire che gli anziani sono incompatibili con l’informatica, mi viene da sorridere. Perché tu davi punti a tutti, oltre alla tua disponibilità a insegnare come risolvere piccoli problemi con il computer. Fino a che le forze te lo hanno consentito, lo hai acceso tutti i giorni. Perché diciamolo, avevi sempre qualcosa da fare.

La fede politica

Solida, ferma, ti ha preso da ragazzo e non ti ha più lasciato. Eri un militare e non potevi fare attività, ma se avessi potuto, sarebbe stato un successo. Perché tu, per via del tuo lavoro, eri abituato a prendere decisioni in tempi brevi, facili o difficili che fossero. Avevi questo allenamento mentale ad affrontare le questioni in modo pratico, senza fronzoli e senza orpelli. Ma ci sarebbe stato il problema della cravatta. Che tu detestavi, tranne quella della divisa.

Ma un difetto ce l’avevi?

Sì, direi proprio di sì. Ma adesso tocca a te, vediamo se lo ammetti. Ciao

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Èze Village, detto anche Eza è un minuscolo comune francese, un borgo medievale, situato nel dipartimento delle Alpi Marittime, della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Quando scrivo minuscolo, non sto affatto esagerando. È a 424 metri sul livello del mare e si sviluppa in verticale. La circolazione è solo pedonale, e se vi capitassero sottomano fotografie delle viuzze, capireste perché. Ci sono stata diverse volte, è un po’ un posto da favola, indietro nel tempo e la vista del mare dall’alto è mozzafiato. Per dirla tutta, in quella zona il panorama è spettacolare e siccome Èze si trova tra Montecarlo e Nizza, percorrere quelle strade ricorda molto “Caccia al ladro” di Hitchcock, con Grace Kelly e Cary Grant.

Un po’ di notizie

Quando leggo di posti che sono visitabili in un giorno, sono sempre un po’ scettica; nel caso di Èze è possibile.

Intanto suggerisco il Cammino di Nietzsche: si tratta di un sentiero in salita, diciamo che essere allenati a camminare aiuta, che pare sia stato percorso dal filosofo e che lo abbia ispirato per la stesura di Così parlò Zarathustra. Questo sentiero non ha in sé elementi caratteristici, ma il panorama che si può osservare merita la fatica.

Il Giardino Esotico. È relativamente giovane, poiché la sua creazione risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ha una importante varietà di piante, una cascata, e una terrazza da cui si può ammirare il panorama. Stavo dimenticando di aggiungere che questo giardino si trova all’interno delle rovine di un Castello.

Il Forte della Rèvere. Edificio militare costruito alla fine dell’800, sopra il villaggio.

In generale, tutto l’abitato con le sue stradine, gli angoli fioriti, percorsi che sembrano labirinti, laboratori artigianali, piccoli negozi e tanto verde.

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Sono più di 20 anni che non vado in bici, esattamente dal 1° settembre 2001. Domenica calda e soleggiata, giusta per qualsiasi cosa all’aria aperta e adesso non ricordo se ci fosse il mare in programma, ma di prima mattina certamente una passeggiata in bicicletta (che fa tanto Cocciante). E allora, se era tutto perfetto, perché quella data ha segnato la fine di una piacevole attività? Perché mi sono imbattuta in un branco di cani, all’ombra, abbastanza impigriti per fare qualsiasi cosa, tranne uno. Uno su cinque. Iniziò a inseguirmi ed era quasi ai miei piedi, quando un signore in auto, suonando il clacson per spaventarlo, riuscì a “salvarmi”. Certo, quell’episodio non aveva nulla del bon ton e della sobrietà, ma anche se alla resa dei conti tutto si risolse, segnò la fine delle mie passeggiate su due ruote e una catena.

Buone maniere quando si va in bicicletta

A prescindere dalle mie vicende personali, andare in bici è senz’altro un favore (di quelli seri) all’ambiente e al benessere, ma ha delle regole e noi non le ignoriamo. Giusto? Iniziamo col dire che l’efficienza della bici e la sua cura, saranno un salva-cadute per chiunque. Questo vale per tutti i mezzi di trasporto, ma per la bici, con la sua meccanica semplificata, non esistono pretesti per trascurarla.

Il marciapiede. Purtroppo ogni tanto si vede qualche ciclista pedalare sul marciapiede. Non si fa. Nel caso sia proprio necessario percorrere un tratto sul marciapiede, scenderemo dalla bicicletta e la porteremo a mano. Il codice della strada, vale per tutti, anche per i ciclisti. Se siamo fuori porta e ci imbattiamo in un ciclista in difficoltà, abbiamo l’obbligo di fermarci e prestare aiuto, o soccorso se siamo in grado. In ogni caso, si saluta sempre quando si incontra un ciclista o un gruppo di ciclisti.

L’abbigliamento. È un aspetto poco considerato ma ha la sua importanza. Deve essere decoroso e comodo. Non deve essere di intralcio e deve avere dei colori ben visibili, specie al buio.

La musica. Si incontrano frequentemente ciclisti con gli auricolari. La musica è sempre un’ottima scelta ma facciamo in modo che non sovrasti altri rumori che potrebbero essere importanti, ed evitarci inconvenienti; ovviamente se siamo in giro in compagnia, sarà buona norma chiacchierare, invece di isolarci con la musica. E teniamo sempre il manubrio con entrambe le mani.

Bene, basta così.

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