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Aprile 2022

Sta per arrivare, come le tasse, come le bollette, come il brutto tempo nei giorni di festa. È la prova costume. Dopo le gozzoviglie natalizie e pasquali, si parte con urla e svenimenti davanti agli specchi. Poveri specchi! Alla fine, lo specchio di Grimilde aveva vita più facile.

Cominciano le diete ferree, le uova di Pasqua vengono imprigionate nella stanza più alta della torre più alta, del castello più lontano e parchi, piste ciclabili, lungomari e litoranei si popolano di gente (soprattutto donne) che vuole correre ai ripari. Le trasmissioni televisive, sapete, quei contenitori mattutini e pomeridiani riempiono la caletta di ricette dietetiche, interviste a medici e nutrizionisti, i quali consigliano di prepararsi all’estate subito dopo la fine delle feste natalizie.

Per quanto mi riguarda, io ho capito che la prova costume, per essere efficace, deve iniziare a ottobre. Direte che esagero. In realtà, mi sembra il periodo migliore perché precede di due mesi dicembre con tutti i suoi peccati di gola, e in questi due mesi è già possibile fare un percorso adeguato fra cibo e attività fisica.

Subito dopo l’Epifania, sarà più facile riprendere il filo interrotto, e questo fino a maggio, certo con qualche sana e piacevole eccezione che alleggerisca il peso delle rinunce.

Fidatevi, non è difficile.

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Lecce

di Le righe di Ornella

Nel mio sangue c’è Lecce, la nonna materna era una leccese purosangue. C’è anche la Sicilia (Palermo, Messina) e Monopoli. Solo Meridione. Lecce, nel 2015 è stata capitale italiana della cultura ed è famosa per la sua architettura barocca, definita appunto barocco leccese. Questo stile si diffuse a partire dal ‘600 e all’inizio riguardò gli edifici pubblici, successivamente anche quelli privati.

Le chiese invece, prevalentemente medievali, divennero barocche proprio con l’aggiunta degli elementi caratteristici di questo stile: frutta, fiori come metafora della presenza di Dio.

Cosa vedere

Lecce è chiamata anche città delle chiese, per il numero (40) e per la bellezza di questi edifici. La Basilica di Santa Croce è il simbolo della città e pare che le ricche e complesse decorazioni della facciata siano un omaggio alla vittoria durante la Battaglia di Lepanto, che segnò la sconfitta dell’Impero Ottomano, da parte dell’Occidente. Il Duomo di Lecce, dedicato a Santa Maria Assunta è la chiesa più importante della città e si trova in Piazza Duomo, nel centro storico. Possiede due facciate, una a sinistra della costruzione e l’altra che si affaccia sulla piazza. Curiosamente, l’ingresso principale è più semplice del secondario. Al suo interno si trovano 12 altari e un soffitto ligneo nel quale sono incastonate 4 tele di Giuseppe da Brindisi. Non le elencherò tutte 40, anche perché non le conosco. Ma se voi lettori, invece sì, potete scrivere nei commenti notizie di storia e arte.

Le Porte

Lecce ha almeno 3 porte monumentali: Porta San Biagio, con la statua del Santo in alto; Porta Rudiae che porta il nome del primo nucleo di abitanti di quella che poi sarebbe diventata la periferia di Lecce; Porta Napoli (o Arco di Trionfo), costruita a metà del’500 in segno di riconoscimento verso Carlo V, che aveva promosso diverse opere di fortificazione e ammodernamento della città; poi c’era Porta San Martino che collegava Lecce al mare e che non esiste più.

Le Piazze

Piazza Duomo è una piazza chiusa poiché un tempo aveva le sue porte; oggi rimangono i mozzi ed è antistante al Duomo, appunto. Il salotto buono di Lecce è, però, Piazza Sant’Oronzo: in questa piazza troverete l’Anfiteatro Romano, costruito fra il I-II secolo dopo Cristo, la Chiesetta di San Marco, Il Palazzo del Seggio e la Colonna di Sant’Oronzo.

Siti Archeologici

Dei siti archeologici di Lecce conosco solo l’Anfiteatro Romano; costruito sotto Augusto, poteva contenere fino a 25.000 spettatori. Nel tempo fu trascurato e addirittura nascosto da altre costruzioni ed edifici. Nei primi del ‘900 durante gli scavi per la costruzione della Banca d’Italia, finalmente ritornò alla luce. Il Teatro Romano, anch’esso costruito sotto Augusto, era aperto da aprile a ottobre, aveva più di 15 file per i posti a sedere, che erano divisi per classi sociali. Sull’Ipogeo Palmieri e sul Parco Archeologico di Rudiae non scriverò nulla perché non li ho ancora visitati.

Di vita familiare e dintorni

Le mie figlie impararono ad andare in bicicletta senza rotelle, proprio a Lecce e precisamente al Monastero dei Teatini. Si tratta di un monastero che per diversi secoli ha ospitato i padri teatini. Dopo la cancellazione degli ordini religiosi, il monastero fu ceduto al Comune di Lecce che lo utilizzò come scuola e caserma ed è facile immaginare che abbia subìto dei cambiamenti architettonici. Oggi è destinato a eventi culturali e infatti la prima volta in cui ci sono stata partecipavo ad una fiera di antiquariato, organizzata nel cortile interno. E proprio in quel cortile, con due biciclette acquistate da un anziano signore del posto, le mie figlie si lanciarono nella nuova esperienza.

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Per qualcuno è fondamentale, per qualcuno un piacere, per altri una necessità ma anche una tortura obbligata. Sto parlando della palestra e della sua frequentazione. Io, nella mia vita, ci sono andata poco. Non mi dispiace come attività, è solo che ogni volta in cui potrei andarci, scelgo qualcos’altro. Oppure mi faccio male.

Detto questo, una occhiatina alle buone maniere da osservare in palestra la do volentieri.

Possiamo farlo, non possiamo farlo

Mi ricordo che l’ultima volta in cui ho frequentato una palestra, ormai nel 2016, trovai la scelta musicale per accompagnare gli esercizi, poco attraente. E mi ricordo pure, che in un sabato di fine gennaio, piovoso, mentre ero sul tapis-roulant, pensai che il ticchettìo della pioggia era di gran lunga più piacevole della canzone in onda. Tutta questa premessa, per dire che il cellulare è ammesso nelle sale operative, per sentire la propria scaletta musicale, a patto di usarlo con gli auricolari. Se invece abbiamo necessità di telefonare, andremo nello spogliatoio.

Uso degli attrezzi. È strettamente legato alla scheda di lavoro di ciascun iscritto. E per ogni serie di esercizi c’è un tempo, più o meno fisso e finito il quale, daremo posto a chi è in attesa.

Oltre a questo, avremo cura di lasciare pulito e senza tracce del nostro sudore: a questo proposito un telo di spugna e dei guanti da palestra saranno ottime garanzie a chi viene dopo di noi.

L’abbigliamento. Esiste l’abbigliamento per ogni occasione e per ogni luogo: anche per la palestra. In palestra si prediligerà un abbigliamento ordinato, comodo, alla moda (perché no?) ma nello stesso tempo consono; agli inizi del 2000, era diffusa una moda da palestra parecchio succinta e non voglio fare la moralista o la bacchettona, ma l’ho sempre trovata poco elegante ed equivocabile. Questa è la mia opinione, naturalmente.

Lo spogliatoio. Come tutti i luoghi intimi, merita una attenzione particolare. Scegliamo un posto in base alla nostra comodità, però poi facciamo in modo di non invadere gli spazi altrui, di non parlare a voce alta, di lasciare pulito e in ordine e di non soffermarsi troppo a guardare le rotondità altrui, nella speranza di sollevare la nostra autostima.

…E per finire

Sì, d’accordo l’attività fisica è salutare, la socialità che è direttamente collegata è un anti-depressivo, ma la palestra non è un sito d’incontri. Se capitasse, in modo del tutto casuale, di incontrare la persona della nostra vita è bene; altrimenti lasciamo perdere approcci, avances e dintorni fra pesi, manubri e attrezzi. Si rischia di essere fastidiosi e di intralciare chi vuole realmente fare ginnastica, ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato.

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Ho più di un libro di Jorge Amado. Questo, però, è l’unico che abbia letto finora. Un bel libro corposo, una storia d’amore che si sviluppa intorno a tre persone: due uomini e una donna. In realtà, uno dei due è uno spirito, ritornato dal regno dei morti per movimentare la vita della sua vedova. Ma andiamo con ordine.

La trama

Quasi all’inizio del romanzo un lutto improvviso rende la giovane Flor, una giovane vedova. Vadinho, suo marito, muore improvvisamente durante i balli del carnevale. Effettivamente muore come aveva vissuto: divertendosi, prendendo la vita con leggerezza e allegria. A dirla tutta, anche correndo dietro a tutte le belle ragazze di Bahia e giocando d’azzardo. Flor è molto innamorata e gli perdona tutto. Anche lui è innamorato, ma proprio non ce la fa a mettersi in riga. Dopo la morte di Vadinho, Flor sente che potrebbe iniziare un periodo di tranquillità, senza più le turbolenze provocate dal marito, ma la sua mancanza la rende ogni giorno più triste e così decide, forte del suo talento in cucina, di concentrarsi nella sua Scuola di Culinaria, e ricominciare a vivere.

Questa si rivela un’ottima idea, i piatti della tradizione baiana sono attraenti, Flor stessa è attraente e così arrivano le prime iscrizioni alla scuola. Certamente, questa attività riempie le sue giornate e poi lei è bravissima, ma la mancanza di Vadinho c’è sempre. Passa del tempo, e le sue amiche sperano che si risposerà; a Bahia c’è un’atmosfera sensuale e piena di colori che riguarda l’amore, il culto religioso del Candomblé, la cucina e Flor si trova in mezzo a tutto questo e sente forte il richiamo di quella passione della carne, vissuta con il marito defunto.

Ad un certo punto conosce Teodoro, farmacista serio, metodico, onesto, ordinato; lui la corteggia, lei sa che non assomiglia lontanamente al primo marito e così decide di sposarlo. Inizia una vita matrimoniale sicuramente senza infedeltà, senza gioco d’azzardo e colpi di testa; è una vita regolata, semplice, senza problemi economici, con i tratti tipici della media borghesia, fin troppo tranquilla, dove la passione è relegata al mercoledì e al sabato. Alla lunga, Flor non può fare a meno di fare confronti fra i suoi due mariti e non può fare a meno di ammettere con se stessa che l’amore passionale con Vadinho è quello che vuole ancora. Così inizia a fantasticare, e queste fantasie sempre più forti diventano vere e proprie evocazioni del defunto, che infatti un giorno riappare, e lei è l’unica a poterlo vedere.

Mi fermo qui.

Curiosità

Questo è un romanzo in cui i piaceri della tavola occupano molto spazio. Amado stesso, era un appassionato di cucina, soprattutto baiana e in diversi suoi romanzi il tema del cibo, e il suo legame streto con l’erotismo, ritorna protagonista.

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Ma quanto è carina questa commedia? Tanto. D’accordo, le commedie americane di mezzo secolo scorso (in genere i film di quel periodo), sono le mie preferite, e quindi difficilmente direi una cosa negativa. Però sì, capiterà anche di trattare un film che non mi è piaciuto e sì, questa è davvero carina. Protagonisti e coprotagonisti famosi, insomma è un film che per rilassarsi e sorridere è perfetto. La trama è ben fornita di divertenti malintesi, fino all’ultimo fotogramma. Il titolo originale è That Touch Of Mink, i protagonisti Cary Grant e Doris Day.

La trama

Giornata piovosa, una giovane donna sta andando a un colloquio di lavoro quando, un’auto arriva velocemente e la schizza, bagnandola e sporcandola. La donna si chiama Cathy Timberlake e l’uomo Philip Shayne. Lei deve rinunciare al colloquio ed è comprensibilmente alterata; lui, per farsi perdonare si offre di coprire le spese di lavanderia, e siccome è molto attratto dalla donna le propone di fare una vacanza insieme alle Bermuda. Lei accetta, anche se vede in pericolo la sua reputazione; lui è molto ricco e abituato a ottenere quello che vuole.

Accanto ai due personaggi principali ce ne sono due strettamente legati da rapporti di lavoro e affetto: Roger (Gig Young), consulente finanziario di Philip e Connie (Audrey Meadows), amica e coinquilina di Cathy. Sono proprio questi due a dare vita ai divertenti malintesi e giochi linguistici che caratterizzano questa commedia. C’è anche John Astin, nel ruolo di Evaristo, un viscido impiegato che corteggia Cathy ed è convinto che con il suo “fascino” riuscirà a portarla dove vuole.

Con la trama mi fermo qui, lo sapete che non arrivo mai in fondo. Guardatelo

Cose da sapere

Le allusioni, i divertenti contrattempi, i malintesi e la trama stessa etichettarono questa commedia come “sexy”, oltre che romantica e brillante. Nel 1962.

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