Essere e avere

Qui scriverò dell’insieme di regole, che riguardano il vivere civile, la buona educazione, la grazia. Non sarà una sezione didattica, ma una occasione, di trattare un argomento che considero un vero “salva vita” nelle situazioni più diverse.

In linea di principio, ignorare le regole di galateo è un diritto e tra l’altro a tanta gente viene naturale, a prescindere dai diritti. Questo si fa per alcuni motivi:

  • Per un atteggiamento snob verso un codice (il galateo, appunto) considerato fuori tempo e inutile.
  • Per distrazione, sì succede anche questo.
  • Per empatia verso chi le regole non le conosce. Insomma per non mettere in imbarazzo nessuno, chè questo è alla base di una personalità elegante e di classe.

Un discorso a parte si deve fare per tutte le royals che, ovviamente, le regole le conoscono, ma a volte le ignorano. Ne ho individuate tre, ma il numero potrebbe essere più alto. Cominciamo.

Carolina di Monaco

Carolina di Monaco (o forse dovrei scrivere di Hannover). Da sempre, o quantomeno, dall’adolescenza è sempre stata per me un vero punto di riferimento. Come lo era, del resto sua madre, Grace Kelly. Bellissima, elegante e di classe, mi ha ispirato e mi ispira ancora.

Qual è la regola di galateo che non segue? Ebbene, riguarda gli occhiali da sole. Sapete che anche per gli occhiali da sole, c’è un corpo di regolette da considerare? Intanto, quando parliamo con qualcuno è buona norma non tenere gli occhiali inforcati, questo perché il contatto visivo è segno di rispetto e attenzione; una volta tolti li metteremo in borsa, mai sul tavolo, mai appesi alla camicia e mai sui capelli. Carolina di Monaco ha sempre fatto proprio questo: sposta gli occhiali dal naso alla testa. Qualcuno si sognerebbe mai di farglielo notare? Naturalmente, no, perché la grazia e la naturalezza dei suoi gesti e movimenti , vincono su tutte le regole.

Maxima dei Paesi Bassi

Maxima Zorreguieta Cerruti è nata a Buenos Aires ed è diventata Principessa dei Paesi Bassi nel 2002, dal matrimonio con il Principe Ereditario Willelm-Alexander e poi Regina Consorte dei Paesi Bassi nel 2013, dopo l’abdicazione della suocera, Beatrice dei Paesi Bassi.

E’ la personificazione della gioia, molto bella e molto attiva nel campo della finanza sociale. Ha un sorriso che trasmette calore e vicinanza alla gente comune. Qual è l’errore di galateo che qualche volta commette? L’uscita dall’auto. Sì, c’è una tecnica per uscire dall’auto in modo elegante: (gambe unite dalle ginocchia alle caviglie) che lei a volte ignora, ma tanto sprigiona simpatia da tutti i pori e figurarsi se qualcuno potrebbe mai storcere il naso per questa imprecisione.

Audrey Hepburn

Attrice di cinema di straordinaria bravura e prima ancora, ballerina di danza classica e attrice di teatro, Audrey Hepburn, con i film in cui ha recitato è rimasta nel cuore di tanti appassionati di commedie degli anni d’oro di Hollywood. La sua natura gentile e raffinata emergeva in tutti i ruoli che interpretava, ma se vogliamo rilevare qualche imperfezione di galateo dobbiamo prendere a esempio il film Colazione da Tiffany. Nella scena iniziale, quando ci sono ancora i titoli di testa, il suo personaggio Holly Golightly commette ben quattro errori:

  • mangia camminando
  • mangia con i guanti
  • addenta la brioche, invece di spezzare piccoli bocconi
  • indossa gli occhiali da sole anche se è l’alba.

Il film è un po’ diverso dal romanzo di Truman Capote, che non ho ancora letto, e sono curiosa di scoprire se questa scena sia presente solo nel film oppure prevista già nel libro. Detto questo, con quell’abito nero di Hubert de Givenchy, i fili di perle, il portamento di Audrey Hepburn, rimane una delle scene pilastro del cinema, non solo americano, ma mondiale.

Elisabetta II

La Queen per definizione, è proprio lei, Elisabetta II. Ha governato per 70 anni, fra alti e bassi, lasciando un vuoto enorme, con la sua morte. Sempre impeccabile, nel privato e nel pubblico, tranne quando decideva di derogare. E’ risaputo che ritoccare trucco e capelli in pubblico sia altamente sconsigliato dall’etichetta, ma lei e il suo rossetto erano inseparabili, per cui se rilevava che fosse da ritoccare, lo faceva senza troppi problemi, incurante di trovarsi ad uno dei numerosi eventi pubblici a cui partecipava. Non si se facesse altro fuori dalle regole, ma certamente la questione rossetto ha aperto la strada a tutte quelle signore che, automaticamente, si sono sentite autorizzate a fare lo stesso.

…E poi ci sono io

Sì, in mezzo a questi nomi altisonanti mi infilo, e lo faccio agevolmente, visto che sono piccola di statura. Due sono le regole che non seguo:

  • la posizione della borsa a tracolla, che indosso in diagonale partendo dalla spalla sinistra, mentre dovrei indossarla perpendicolare al lato sinistro
  • i buchi alle orecchie, ne ho due per lato e no, il numero consentito è uno.

E allora?

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Quando ho deciso di occuparmi di questo argomento, mi sono resa conto che del mio battesimo so molto poco. Naturalmente, non ho ricordi personali, ma qualche racconto familiare, sì. Dopo la funzione religiosa, un rinfresco a casa dei nonni materni (dove ero nata, tra l’altro). Villa antica, pomeriggio d’estate, che dire?…Avrei fatto i complimenti ai miei. Che poi, questo battesimo cadde 7 giorni dopo la mia nascita, adesso i tempi sono più lunghi.

La nota curiosa? Il parroco che mi avrebbe battezzato, impose ai miei di aggiungere Maria al mio nome, Ornella: siccome non c’era e non c’è una santa di nome Ornella, che si aggiungesse almeno il nome della Madonna, acciderbolina!…E così si fece, due nomi separati da una virgola.

Esiste un galateo del battesimo?

Sì, quasi tutti i libri di galateo che ho trattano l’argomento.

Quando. Solitamente, si celebra dopo il rientro della mamma a casa; un tempo, non so ora, la Chiesa raccomandava di celebrarlo quanto prima, nei casi di nascite anticipate o di delicate condizioni di salute del neonato: quanto prima significava nella chiesa dell’ospedale.

Inviti. Normalmente si scrivono a mano, ma oggi è diffuso il metodo più veloce del messaggio con il cellulare. Con parenti o amici che hanno poca dimestichezza con la tecnologia si opterà per un più opportuno invito con la tradizionale telefonata. Una cosa utile per gli invitati sarà conoscere la tipologia di evento: un pranzo formale in un ristorante, un pic-nic oppure un rinfresco a casa aiuterà ad applicare il codice di abbigliamento più adatto.

Abbigliamento. Esattamente come per un matrimonio, anche in questo caso il nero è proibito. I genitori del neonato vestiranno, rispettivamente di scuro il papà e in chiaro la mamma, eleganza sobria da giorno.

Padrino e madrina. Su 2 dei libri che ho consultato, c’è scritto che sarebbe logico escludere i nonni, dalla scelta del padrino e della madrina, preferendo padrini giovani. Ecco, per me i miei genitori scelsero i nonni paterni e io per le mie figlie scelsi i nonni, ma a coppie di consuoceri. E’ vero che la funzione dei padrini è quella di subentrare in caso di scomparsa prematura dei genitori, ma è anche vero che i nonni sono una istituzione e quindi è giusto sceglierli, se si vuole.

Invitati. Oltre ai padrini, sarà bello condividere questa giornata con parenti e amici; non essendo un evento mondano, il numero degli invitati sarà contenuto: di solito non si superano le 40 persone. Una gentilezza per gli invitati sarà prevedere un luogo di festeggiamento facile da raggiungere. Gli invitati, per parte loro, potranno informarsi circa una lista-battesimo, ma prima di tutto saranno solerti nel confermare o meno, la loro presenza.

Musica. Ho presenziato a battesimi con accompagnamento musicale assordante. Al momento dell’organizzazione dell’evento, dedichiamo alla musica la giusta attenzione: è bello che ci sia, purché non sovrasti la conversazione fra i presenti e non disturbi il sonno del festeggiato, o anche eventuali coetanei.

Regali. Come ho già scritto, avere a disposizione una lista-battesimo garantisce di non sbagliare regalo; se mai non ci fosse, un bel portafotografie, una sterlina di oro (si usa ancora?), un libro di fiabe o favole, potrebbero risolvere la questione. I presenti daranno il regalo prima della torta e riceveranno confetti o bomboniere.

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Quando penso a una donna elegante ed educata, me ne vengono in mente due: le mie nonne. La nonna materna, benché avesse più di una domestica, partecipava alle faccende della casa personalmente, e sempre con un filo di perle e pantofole con un po’ di tacco. La nonna paterna non aveva domestiche, aveva ugualmente il controllo della casa e una eleganza innata. Entrambre erano ottime cuoche. Ottime.

Cosa definisce una donna elegante

Sicuramente, oltre alle regole oggettive, ci sono quelle personali. Io, considero elegante e di classe una donna che conosca il valore della discrezione. Vale anche per l’uomo, ma di questo ho già parlato in un altro articolo, tempo fa.

Eleganza e ordine. Se si vuole essere eleganti non si può prescindere dall’essere in ordine, a partire dalle mani che devono essere curate e dove non è ammesso lo smalto sfatto.

Igiene personale. Sembra superfluo inserirla nell’elenco, ma qualche volta si perde di vista l’importanza della cura del corpo, e del rispetto che si deve a sé stessi e agli altri.

Abbigliamento appropriato. Una donna elegante sa che per ogni circostanza c’è l’abbigliamento giusto. Senza spendere cifre esagerate può avere un guardaroba completo, che preveda capi adatti a ogni occasione.

Il profumo. Il galateo suggerisce che ci si profumi differentemente, secondo i momenti della giornata: eau de toilette per il giorno e eau de parfum per la sera.

In casa. Una donna elegante, lo è sempre, anche in casa. Ora, c’è una signora esperta di cucina e buone maniere che mal sopporta le tute da casa e predilige abiti graziosi e leggeri. Personalmente, in inverno non potrei indossarli, essendo molto freddolosa. Una tuta di buona qualità, oppure maglioncino, cardigan e pantaloni fanno al caso mio.

Un bel portamento. Una signora che abbia un bel portamento, femminile e sicuro, ha già fatto suo il concetto di eleganza, senza tralasciare il vantaggio di sembrare più alta. E questo mi riguarderebbe personalmente.

Non dice parolacce. Va bene, è pressoché impossibile che non ci sia scappata una parolaccia, una volta nella vita, anche due, magari durante una arrabbiatura potente. Mi riferisco alla parolaccia come abitudine o intercalare.

Non parla a voce alta. Una signora elegante non usa un tono di voce alto, né per parlare né per chiamare qualcuno a distanza.

E’ discreta. Una signora elegante conosce il valore di una confidenza ed è riconoscente per la fiducia che le è stata accordata.

Mantiene il controllo. Non è facile, ma non è impossibile, e alla fine della tempesta la quiete è il premio più bello.

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Alzi la mano chi non vorrebbe un vero gentiluomo, almeno uno, nella propria vita. Nel mio caso si è trattato di mio padre. Non starò a descrivere le cose che faceva e come le faceva; dirò solo che, credetemi, era considerato un gentiluomo da donne e uomini, ragazze e ragazzi. E mi fermo qui.

Cosa definisce un gentiluomo

Un gentiluomo è sempre presentabile. Con ciò, non intendo solo l’abbigliamento, e se fosse, non intendo solo giacca e cravatta; per presentabile intendo pulito e ordinato, perché questo è un basilare segno di rispetto verso sé stesso. E una donna apprezza un uomo così.

Sa che aprire lo sportello dell’auto a una donna non è una opzione. Va bene, ci sono delle circostanze in cui sarebbe complicato farlo, specie nel caotico traffico cittadino e in doppia fila; in tutti gli altri casi, non dimenticatelo.

Ha modi gradevoli, è umile nel tono e riconoscente per ciò che riceve. Ebbene sì, un tono rispettoso a scuola, al lavoro, con gli amici, in famiglia è ciò che ci si aspetta da un gentiluomo. Questo non vuol dire non avere diritto ad una sana arrabbiatura, o a una “giornata no”. Semplicemente significa saper dominare, quando necessario, le emozioni negative. Tempo fa, lessi questa massima: “Se vuoi sapere com’è un uomo, guarda come tratta i suoi genitori”.

Un gentiluomo è coerente: quello che dice e quello che fa, corrispondono.

Un gentiluomo è onesto: sa essere diretto senza risultare offensivo, e soprattutto, se promette, mantiene.

Un gentiluomo è puntuale. Organizzare gli impegni, curando anche i dettagli, gli consentirà di calcolare il tempo che si potrebbe perdere con gli imprevisti.

Sa ascoltare e in generale è concentrato sulla persona con cui sta conversando.

Un gentiluomo è riservato. Ammettetelo, vantarvi tra maschi delle conquiste galanti vi piace un sacco! Va bene fino a 18 anni, poi basta. E comunque, non fate nomi.

Un gentiluomo è cortese con i suoi dipendenti, al lavoro o a casa, se per esempio, si tratta di personale di servizio. Eventuali rimproveri, saranno privi di insulti e volgarità.

Un gentiluomo non si vanta di essere un gentiluomo.

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Domani mattina, alle 12 (ora italiana), saranno celebrati i funerali di Elisabetta II del Regno Unito. Sicuramente, al momento il funerale più importante al mondo; è risaputo che la Regina abbia partecipato all’organizzazione del suo funerale, anche apportando, periodicamente, delle modifiche. Ovviamente, ogni più piccola regola del protocollo reale è stata rispolverata per l’occasione. I membri di una casa reale non ricevono tutti lo stesso funerale, ma insomma ci sono molte cose in comune.

E funerale e lutto dei comuni mortali?

Andiamo a controllare

Come scrive Barbara Ronchi della Rocca nel suo Si fa non si fa (Vallardi 2013, a pagina 199), la comunicazione di un decesso, attraverso manifesti o quotidiani, è un dovere sociale. Sì, lo è se consideriamo che non possiamo conoscere i recapiti di tutti coloro che dovranno essere informati. Appreso la notizia, si può scrivere un biglietto, di quelli listati a lutto che si trovano agilmente in cartoleria o tabaccheria, a prescindere dalla decisione di presenziare o meno al funerale. Se, invece, abitiamo in un’altra città e siamo impossibilitati a partecipare, un telegramma ci salverà.

Abbigliamento. Questo è un evento che si è uniformato poco alla modernità (per fortuna). Il nero rimane il colore d’elezione, ed è difficile che non ci sia almeno un capo di abbigliamento nero nell’armadio di ciascuno di noi; diversamente il grigio o il blu saranno ottimi sostituti. In certe culture anche il bianco, in ogni caso qui da noi colori accesi e modelli eccentrici, per favore no.

Condoglianze. Sono sempre un modo gentile per far sentire il nostro dispiacere ai familiari del defunto, ma devono essere di poche parole, per non monopolizzare l’attenzione dei congiunti e per dare a tutti la possibilità di fare altrettanto.

Infine, dopo il funerale, stabiliamo un periodo di silenzio con i familiari del defunto, in modo da consentire loro il giusto raccoglimento e poi, facciamoci sentire con una breve telefonata.

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Ci sono luoghi che hanno una eleganza intrinseca, e che hanno il potere di migliorare sia chi li frequenta abitualmente, sia chi li frequenta occasionalmente. Il teatro è uno di questi. Personalmente, e aggiungo purtroppo, ho una scarsa frequentazione del teatro, e questo è uno degli svantaggi del vivere in paese. In città è un’altra cosa. Non credete? Io ne sono certa, come pure del fatto che sapersi comportare, essere ben educati e composti, sia una garanzia sempre.

A teatro, pure.

Come ci si comporta a teatro

La puntualità è sempre di moda; a teatro è puntuale chi arriva in tempo per sentire la famosa campanella, che non annuncia lo spettacolo, ma avvisa gli spettatori che è tempo di prendere posto. Chi arriva a sipario alzato, ahimè, dovrà attendere il secondo tempo, prima di poter raggiungere la sua poltrona. Naturalmente, cellulari spenti o senza suoneria.

Gli applausi. Si fanno all’inizio e alla fine, a volte anche dopo la fine dei singoli atti. In questo caso, cerchiamo di non essere i primi, così eviteremo di essere gli unici.

Palco all’Opera. Disponendo di un palco, ricordiamo che la signora più importante del gruppo avrà il posto migliore; a seguire le altre, mentre, gli uomini dietro. Durante l’intervallo si lascerà la postazione solo se lo fanno anche le signore: gli uomini non si allontaneranno mai, lasciandole sole.

Abbigliamento. Sicuramente adatto al luogo, ma anche al tipo di spettacolo: se è una prima, gli uomini saranno in abito scuro e le signore in abito da sera, magari lungo e con gioielli adeguati. In ogni caso, se decidiamo di non lasciare cappotto o pelliccia al guardaroba, ricordiamo di toglierlo e tenerlo con noi, prima di arrivare al nostro posto.

Cos’altro?

Ecco, raccogliamo tutta la nostra pazienza e resistenza se ciò a cui stiamo assistendo non ci piace: non è opportuno alzarsi e andare via. Se poi siamo ospiti, è un dovere rimanere fino alla fine.

Una cosa che ho imparato

Ho sempre creduto che offrire il viso a chi sta seduto, quando bisogna inoltrarsi lungo la fila, fosse troppo confidenziale. Sbagliavo. Leggendo Si fa non si fa di Barbara Ronchi della Rocca, ho scoperto che è sbagliato il contrario. Mai dare le spalle (e tutto il resto).

Bene, buon teatro a tutti.

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Per qualcuno è fondamentale, per qualcuno un piacere, per altri una necessità ma anche una tortura obbligata. Sto parlando della palestra e della sua frequentazione. Io, nella mia vita, ci sono andata poco. Non mi dispiace come attività, è solo che ogni volta in cui potrei andarci, scelgo qualcos’altro. Oppure mi faccio male.

Detto questo, una occhiatina alle buone maniere da osservare in palestra la do volentieri.

Possiamo farlo, non possiamo farlo

Mi ricordo che l’ultima volta in cui ho frequentato una palestra, ormai nel 2016, trovai la scelta musicale per accompagnare gli esercizi, poco attraente. E mi ricordo pure, che in un sabato di fine gennaio, piovoso, mentre ero sul tapis-roulant, pensai che il ticchettìo della pioggia era di gran lunga più piacevole della canzone in onda. Tutta questa premessa, per dire che il cellulare è ammesso nelle sale operative, per sentire la propria scaletta musicale, a patto di usarlo con gli auricolari. Se invece abbiamo necessità di telefonare, andremo nello spogliatoio.

Uso degli attrezzi. È strettamente legato alla scheda di lavoro di ciascun iscritto. E per ogni serie di esercizi c’è un tempo, più o meno fisso e finito il quale, daremo posto a chi è in attesa.

Oltre a questo, avremo cura di lasciare pulito e senza tracce del nostro sudore: a questo proposito un telo di spugna e dei guanti da palestra saranno ottime garanzie a chi viene dopo di noi.

L’abbigliamento. Esiste l’abbigliamento per ogni occasione e per ogni luogo: anche per la palestra. In palestra si prediligerà un abbigliamento ordinato, comodo, alla moda (perché no?) ma nello stesso tempo consono; agli inizi del 2000, era diffusa una moda da palestra parecchio succinta e non voglio fare la moralista o la bacchettona, ma l’ho sempre trovata poco elegante ed equivocabile. Questa è la mia opinione, naturalmente.

Lo spogliatoio. Come tutti i luoghi intimi, merita una attenzione particolare. Scegliamo un posto in base alla nostra comodità, però poi facciamo in modo di non invadere gli spazi altrui, di non parlare a voce alta, di lasciare pulito e in ordine e di non soffermarsi troppo a guardare le rotondità altrui, nella speranza di sollevare la nostra autostima.

…E per finire

Sì, d’accordo l’attività fisica è salutare, la socialità che è direttamente collegata è un anti-depressivo, ma la palestra non è un sito d’incontri. Se capitasse, in modo del tutto casuale, di incontrare la persona della nostra vita è bene; altrimenti lasciamo perdere approcci, avances e dintorni fra pesi, manubri e attrezzi. Si rischia di essere fastidiosi e di intralciare chi vuole realmente fare ginnastica, ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato.

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Sono più di 20 anni che non vado in bici, esattamente dal 1° settembre 2001. Domenica calda e soleggiata, giusta per qualsiasi cosa all’aria aperta e adesso non ricordo se ci fosse il mare in programma, ma di prima mattina certamente una passeggiata in bicicletta (che fa tanto Cocciante). E allora, se era tutto perfetto, perché quella data ha segnato la fine di una piacevole attività? Perché mi sono imbattuta in un branco di cani, all’ombra, abbastanza impigriti per fare qualsiasi cosa, tranne uno. Uno su cinque. Iniziò a inseguirmi ed era quasi ai miei piedi, quando un signore in auto, suonando il clacson per spaventarlo, riuscì a “salvarmi”. Certo, quell’episodio non aveva nulla del bon ton e della sobrietà, ma anche se alla resa dei conti tutto si risolse, segnò la fine delle mie passeggiate su due ruote e una catena.

Buone maniere quando si va in bicicletta

A prescindere dalle mie vicende personali, andare in bici è senz’altro un favore (di quelli seri) all’ambiente e al benessere, ma ha delle regole e noi non le ignoriamo. Giusto? Iniziamo col dire che l’efficienza della bici e la sua cura, saranno un salva-cadute per chiunque. Questo vale per tutti i mezzi di trasporto, ma per la bici, con la sua meccanica semplificata, non esistono pretesti per trascurarla.

Il marciapiede. Purtroppo ogni tanto si vede qualche ciclista pedalare sul marciapiede. Non si fa. Nel caso sia proprio necessario percorrere un tratto sul marciapiede, scenderemo dalla bicicletta e la porteremo a mano. Il codice della strada, vale per tutti, anche per i ciclisti. Se siamo fuori porta e ci imbattiamo in un ciclista in difficoltà, abbiamo l’obbligo di fermarci e prestare aiuto, o soccorso se siamo in grado. In ogni caso, si saluta sempre quando si incontra un ciclista o un gruppo di ciclisti.

L’abbigliamento. È un aspetto poco considerato ma ha la sua importanza. Deve essere decoroso e comodo. Non deve essere di intralcio e deve avere dei colori ben visibili, specie al buio.

La musica. Si incontrano frequentemente ciclisti con gli auricolari. La musica è sempre un’ottima scelta ma facciamo in modo che non sovrasti altri rumori che potrebbero essere importanti, ed evitarci inconvenienti; ovviamente se siamo in giro in compagnia, sarà buona norma chiacchierare, invece di isolarci con la musica. E teniamo sempre il manubrio con entrambe le mani.

Bene, basta così.

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Quando si tratta di vacanze in montagna, non sono mai molto informata. Vacanza-montagna non rappresenta per me un’associazione automatica. È bella la montagna, bella, maestosa e riposante, niente da dire. Ma il mare mi piace di più.

Di recente sono stata in vacanza fra i 700 e i 1000 metri di altitudine. Non so se valga come montagna seria, ma giusto per dire che poi, se mi capita, ci vado volentieri. Adesso, però, vorrei occuparmi di buone maniere in montagna.

Cosa dobbiamo fare

Si possono accendere fuochi in montagna? Sì, ma a patto di usare il buon senso. E il buon senso dice che se proprio non resistiamo alla tentazione di accenderne uno, che non sia nei pressi di un bosco o addirittura all’interno. E non solo per l’incolumità dei partecipanti, ma proprio per la salvaguardia dei luoghi.

Come per tutte le volte in cui prevediamo di passare gran parte della giornata o della vacanza, all’aperto, è certo che produrremo dei rifiuti. È quindi doveroso avere con sé un sacco per raccoglierli (ovviamente vale anche per il mare, il lago, il fiume, le colline, gli altipiani e tutto il resto).

Se stiamo passeggiando lungo un sentiero stretto, ricordiamo di dare la precedenza a chi arriva in senso opposto: sarà sufficiente accostarsi al bordo del sentiero.

E se abbiamo un animale domestico? Ebbene, la tentazione di lasciarlo libero di correre e divertirsi (specie se vive in appartamento) sarà forte, ma facciamolo solo in spazi aperti e sicuri. Non dimentichiamo che la montagna ha le sue insidie. Tratti pericolosi, animali del luogo che potrebbero sentirsi minacciati da presenze estranee e reagire, piante tossiche sia per noi che per il nostro animale di casa.

Contattiamo la guardia forestale o gli altri escursionisti se avvistiamo un pericolo. È un gesto semplice ma di sicura responsabilità.

Cosa possiamo fare

Una volta appresi i doveri, lasciamoci andare alla scoperta dei luoghi, della flora e della fauna, con attenzione ma anche con serenità, godiamo della natura e delle sue bellezze, fotografiamo e riprendiamo, e perché no, impariamo.

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C’è chi va dal parrucchiere tutte le settimane, c’è chi ci va occasionalmente e poi, c’è chi detesta proprio questa pratica e non supera le 2/3 volte l’anno (mia madre).

Cosa si deve fare

Innanzitutto, rispettiamo l’orario di appuntamento e se la coda nel traffico ci impedirà di essere puntuali, avvisiamo lo staff, di modo che la cliente dopo di noi non resti in attesa, inutilmente. Cerchiamo di avere i capelli in ordine (anche se sembra superfluo): avere una testa da sistemare ma in ordine, ci rende più presentabili. Non diamo fretta allo staff, solo perché le nostre giornate sono sempre super piene di cose da fare, non è un loro problema; del resto una seduta dal parrucchiere dovrebbe anche contribuire a farci rilassare.

Sul taglio, colore, o entrambi dobbiamo essere molto chiare e precise ma anche flessibili, intendo dire che se il parrucchiere ci consiglierà in modo diverso, dovremo probabilmente affidarci alla sua esperienza.

La mancia. Argomento spinoso in genere, per alcuni dovrebbe essere eliminata e per altri, dovrebbe rimanere di moda. Io propendo per la seconda, ma ciascuno decida autonomamente.

Cosa non si non fare

Il rumore di più asciugacapelli in funzione, potrebbe indurci ad alzare la voce, per dire una qualsiasi cosa: facciamo attenzione e ricordiamo che solo gli strilloni per strada, sono autorizzati. E a prescindere dal tono di voce, curiamo il tipo di conversazione: niente pettegolezzi, mai.

Due parole ai parrucchieri

Spessissimo, nei saloni, passa la musica: va benissimo, ci mancherebbe! Però, il volume troppo alto non va bene, anche se è molto usato. E ancora, non fate commenti negativi sulle clienti pesanti, magari sparlando con altre clienti. Si rischia di perderci. E questo vale anche per i dipendenti: una volta, mi è capitato di sentire lo staff lamentarsi del titolare, davanti alle postazioni, e posso assicurare che l’ho trovato imbarazzante.

Buona seduta.

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