Essere e avere

Qui scriverò dell’insieme di regole, che riguardano il vivere civile, la buona educazione, la grazia. Non sarà una sezione didattica, ma una occasione, di trattare un argomento che considero un vero “salva vita” nelle situazioni più diverse.

Quando si tratta di vacanze in montagna, non sono mai molto informata. Vacanza-montagna non rappresenta per me un’associazione automatica. È bella la montagna, bella, maestosa e riposante, niente da dire. Ma il mare mi piace di più.

Di recente sono stata in vacanza fra i 700 e i 1000 metri di altitudine. Non so se valga come montagna seria, ma giusto per dire che poi, se mi capita, ci vado volentieri. Adesso, però, vorrei occuparmi di buone maniere in montagna.

Cosa dobbiamo fare

Si possono accendere fuochi in montagna? Sì, ma a patto di usare il buon senso. E il buon senso dice che se proprio non resistiamo alla tentazione di accenderne uno, che non sia nei pressi di un bosco o addirittura all’interno. E non solo per l’incolumità dei partecipanti, ma proprio per la salvaguardia dei luoghi.

Come per tutte le volte in cui prevediamo di passare gran parte della giornata o della vacanza, all’aperto, è certo che produrremo dei rifiuti. È quindi doveroso avere con sé un sacco per raccoglierli (ovviamente vale anche per il mare, il lago, il fiume, le colline, gli altipiani e tutto il resto).

Se stiamo passeggiando lungo un sentiero stretto, ricordiamo di dare la precedenza a chi arriva in senso opposto: sarà sufficiente accostarsi al bordo del sentiero.

E se abbiamo un animale domestico? Ebbene, la tentazione di lasciarlo libero di correre e divertirsi (specie se vive in appartamento) sarà forte, ma facciamolo solo in spazi aperti e sicuri. Non dimentichiamo che la montagna ha le sue insidie. Tratti pericolosi, animali del luogo che potrebbero sentirsi minacciati da presenze estranee e reagire, piante tossiche sia per noi che per il nostro animale di casa.

Contattiamo la guardia forestale o gli altri escursionisti se avvistiamo un pericolo. È un gesto semplice ma di sicura responsabilità.

Cosa possiamo fare

Una volta appresi i doveri, lasciamoci andare alla scoperta dei luoghi, della flora e della fauna, con attenzione ma anche con serenità, godiamo della natura e delle sue bellezze, fotografiamo e riprendiamo, e perché no, impariamo.

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C’è chi va dal parrucchiere tutte le settimane, c’è chi ci va occasionalmente e poi, c’è chi detesta proprio questa pratica e non supera le 2/3 volte l’anno (mia madre).

Cosa si deve fare

Innanzitutto, rispettiamo l’orario di appuntamento e se la coda nel traffico ci impedirà di essere puntuali, avvisiamo lo staff, di modo che la cliente dopo di noi non resti in attesa, inutilmente. Cerchiamo di avere i capelli in ordine (anche se sembra superfluo): avere una testa da sistemare ma in ordine, ci rende più presentabili. Non diamo fretta allo staff, solo perché le nostre giornate sono sempre super piene di cose da fare, non è un loro problema; del resto una seduta dal parrucchiere dovrebbe anche contribuire a farci rilassare.

Sul taglio, colore, o entrambi dobbiamo essere molto chiare e precise ma anche flessibili, intendo dire che se il parrucchiere ci consiglierà in modo diverso, dovremo probabilmente affidarci alla sua esperienza.

La mancia. Argomento spinoso in genere, per alcuni dovrebbe essere eliminata e per altri, dovrebbe rimanere di moda. Io propendo per la seconda, ma ciascuno decida autonomamente.

Cosa non si non fare

Il rumore di più asciugacapelli in funzione, potrebbe indurci ad alzare la voce, per dire una qualsiasi cosa: facciamo attenzione e ricordiamo che solo gli strilloni per strada, sono autorizzati. E a prescindere dal tono di voce, curiamo il tipo di conversazione: niente pettegolezzi, mai.

Due parole ai parrucchieri

Spessissimo, nei saloni, passa la musica: va benissimo, ci mancherebbe! Però, il volume troppo alto non va bene, anche se è molto usato. E ancora, non fate commenti negativi sulle clienti pesanti, magari sparlando con altre clienti. Si rischia di perderci. E questo vale anche per i dipendenti: una volta, mi è capitato di sentire lo staff lamentarsi del titolare, davanti alle postazioni, e posso assicurare che l’ho trovato imbarazzante.

Buona seduta.

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Che idea avete dei treni? Io altalenante, perché nei film o nei cataloghi di viaggio sono sempre belli, puliti e confortevoli, quando non di lusso; nella realtà invece, spesso sono sovraffollati, oppure poco puliti e poi non manca mai chi allunga le gambe sul sedile di fronte, mostrando i piedi nudi o le calze ma anche le scarpe, perché il mondo è vario e gli scostumati pure. Non si fa.

Parliamo di buoni comportamenti in treno.

Cominciamo col dire che è buona norma, prima di salire sul treno, attendere che scendano i passeggeri che hanno terminato il viaggio. Una volta su, se abbiamo prenotato sapremo esattamente dove andare, e se per errore il nostro posto è stato occupato da qualcun altro, cercheremo un modo garbato per fargli sapere che deve sedere altrove.

A me è capitato due volte di dover rinunciare al mio posto, ma vi assicuro che la prepotenza subìta mi ha guastato il viaggio.

Salutiamo semplicemente con “Buongiorno” se è giorno, e di seguito secondo l’orario di partenza; se capitiamo accanto al viaggiatore diciamo “socievole” abbiamo due possibilità: assecondare una conversazione senza però entrare nei dettagli; se non abbiamo voglia di fare conversazione, tiriamo fuori dalla borsa un libro. Credetemi, funziona sempre, io lo uso soprattutto al mare. A proposito di borsa, per i bagagli esiste la rastrelliera o comunque un vano apposito. Il bagaglio a mano lo terremo sulle ginocchia o sul sedile accanto se è libero o finché è libero. Sulle ginocchia anche il nostro animale di famiglia…No, non intendevo la suocera.

Viaggio lungo? E’ probabile che ci colga una certa sonnolenza e che vogliamo sonnecchiare un po’. Io, ma non so se lo troveremmo sui libri di galateo, consiglio di inforcare gli occhiali da sole, per due motivi: 1) eviteremo di oscurare il finestrino, togliendo la visuale agli altri, 2) è sicuramente più intimo. Ovviamente, composti sul nostro sedile e preghiamo di non russare.

Dopo il riposo, potrebbe venir voglia di sgranchirsi le gambe: possiamo farlo senza scambiare il corridoio del treno per la via pedonale di una città, senza guardare gli altri passeggeri e se siamo al telefono, manterremo un tono di voce normale-basso. E se ci viene fame?

Se non è previsto un vagone ristorante, organizziamoci per uno spuntino discreto. Per discreto intendo che non sia troppo odoroso, che sia facile da mangiare e che non lasci tracce, che ne so dei crackers.

Così industriamoci e godiamoci il viaggio, che è un momento bello tanto quanto la destinazione che abbiamo scelto.

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Eccovi la seconda parte! A giugno pubblicai la prima, cioè le regole per gli invitati. Ora tocca agli sposi.

In passato prima della festa di matrimonio si organizzava la festa di fidanzamento. Era l’occasione per presentare i fidanzati ai parenti e annunciare il matrimonio, più o meno prossimo. Il fidanzato regalava un anello prezioso e la fidanzata ricambiava quasi sempre con un orologio. Oggi il rito di presentazione ufficiale è decisamente in disuso, tranne che nelle famiglie reali e aristocratiche.

Partecipazioni e inviti. Solitamente sono i genitori che annunciano il matrimonio dei rispettivi figli su cartoncino in classico color avorio o bianco, scritto in corsivo inglese. Si consegna a mano o si spedisce almeno 2 mesi prima del matrimonio. L’invito vero e proprio è un cartoncino più piccolo che accompagna la partecipazione, sul quale è scritto il luogo e l’indirizzo del ricevimento. Potrebbe anche esserci una richiesta di conferma e sarà buona regola da parte dell’invitato aderire a questa richiesta.

Rito religioso o civile. Il primo è senz’altro più tradizionale ed emotivamente più sentito, ma anche quello civile, per quanto sia molto breve, con la giusta organizzazione può garantire una calda atmosfera. In ogni caso, le regole sono le stesse.

Lo sposo arriva accompagnato dalla madre prima della sposa, così come pure gli invitati. Anche la madre della sposa arriva prima. Alla sposa è concesso di arrivare con qualche minuto di ritardo. A proposito, il bouquet lo regala lo sposo ed è l’ultimo regalo da fidanzato.

Salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, la cerimonia si compie e dopo il lancio del riso o dei fiori (ultimamente anche dei coriandoli, ma a me non piacciono), di baci e abbracci e delle foto, si va verso il luogo di ricevimento.

Pranzo, cena o buffet che sia, gli sposi non dimentichino di informarsi su eventuali allergie alimentari o restrizioni, degli invitati. L’accompagnamento musicale sarà quasi costante. Tocca ai futuri sposi scegliere il tipo di musica durante i pasti, che sarà diverso per il momento danzante. Tocca anche agli sposi assicurarsi che la musica sia un sottofondo che consente a tutti di chiacchierare in tranquillità, senza dover urlare con il vicino di posto.

Durante il ricevimento poi, gli sposi dovranno intrattenersi con tutti gli invitati, scambiando poche battute e ovviamente ringraziandoli sia per il regalo che per la loro presenza.

Tra un sorriso, un battimani, piedi doloranti per i via dei tacchi, e trucco da rinfrescare si arriva al taglio della torta nuziale. Inutile precisare che la qualità degli ingredienti dovrà essere eccellente; anche l’estetica però sarà di grande importanza: il disegno della torta sarà in accordo con lo stile del matrimonio.

Bella e sontuosa, arriverà in una zona diversa da quella dei tavoli e gli sposi daranno insieme il taglio. La sposa servirà la prima fetta a suo marito e ho scoperto di recente, che questo è un gesto-simbolo con il quale la sposa diventa padrona di casa della nuova famiglia. Che bellezza!

Infine le bomboniere. Ci sono invitati, specie quelli più stretti, che aspettano con ansia mista a paura il momento delle bomboniere. Spesso non piacciono, magari sono ingombranti, fuori tema con la casa o semplicemente brutte. Altri invece le collezionano e le espongono come trofei importanti. E’ forse la cosa più difficile da scegliere e l’unico consiglio valido è quello di dedicare un tempo adeguato alla scelta, sperando di accontentare i gusti della maggior parte.

Completata l’organizzazione, si aspetta il bel giorno, sperando di non aver dimenticato niente. Arriva la vigilia e in qualche parte d’Italia, anche la serenata. Non è quella tradizionale tra lui, lei e il suonatore, che tra l’altro si fa durante il corteggiamento. Questa è come un’anticipazione del giorno dopo e prevede la presenza di familiari e amici più stretti. Nelle serenata più impegnative è previsto anche un aperitivo.

Bene, credo di aver scritto tutto. Se vi viene in mente ancora qualcosa, aggiungetela nei commenti.

Andate e sposatevi!

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Quanto sono belli i matrimoni! A me piacciono proprio, mi sono sempre piaciuti e da piccola far sposare la mia Barbie con l’eterno fidanzato Ken, era un gioco ricorrente. Che poi, io e le mie sorelle avevamo una Barbie ciascuno, ma Ken era uno solo, per cui a turno si sposava anche con le altre due. Ovviamente, erano sempre matrimoni con stile ed eleganza. Le nostre Barbie avevano molti abiti, alcuni originali, altri confezionati da mia nonna Nella, la nonna paterna. Era bravissima e aveva molto gusto. Poi sono arrivati i matrimoni veri: degli zii, dei cugini più grandi e degli amici dei miei genitori.

Intanto, una ripassata alle buone maniere ad un matrimonio, la vogliamo dare? Sì.

La pandemia da COVID ha messo in secondo piano molti eventi della nostra vita, e anche i matrimoni che si faranno prossimamente, dovranno sottostare ad alcune regole che però, riguardano soprattutto la sicurezza di ciascuno di noi. Ma anche quelle che riguardano le buone maniere sono importanti e che si sia contenti o meno di ricevere l’invito, bisognerà rispettarle.

Iniziamo appunto dall’invito. Sarà carino fare una telefonata per confermare di averlo ricevuto e ringraziare, e con l’occasione informarsi sull’orientamento dato ai regali. Se avremo ricevuto solo la partecipazione, potremo limitarci a fare un telegramma di auguri oppure un regalo meno impegnativo.

La scelta dell’abito. I due colori proibiti sono il bianco e il nero. Il primo perché è riservato alla sposa, il secondo perché è il colore del lutto. Questo vale anche per gli uomini, che opteranno per il blu o per il grigio, che si tratti di una cerimonia di mattina o di pomeriggio. I testimoni invece, vestiranno come lo sposo. Se il matrimonio è di mattina noi signore potremo indossare un cappello ma in ogni caso eviteremo scollature eccessive o abiti piuttosto eccentrici.

Puntualità. Non dovrebbe essere necessario precisarlo, ma è doveroso essere in chiesa o in municipio, prima dell’arrivo della sposa. Così come, bisognerebbe perdere la brutta abitudine di aspettarla fuori dal luogo della celebrazione. Si arriva, si entra e si prende posto a sinistra o a destra. È facile. Durante il banchetto parteciperemo con leggerezza e divertimento (magari ci stiamo annoiando a morte), e anche se i nostri piedi nelle scarpe elegantissime e strette, staranno urlando pietà, non andremo via almeno fino al taglio della torta. Non so bene al Nord, ma da noi al Sud la bomboniera è ancora in uso. E’ il momento più temuto dagli invitati e anche il più criticato. Ci salva il fatto che non sia previsto aprire la confezione davanti agli sposi, fondamentale se non siamo capaci di nascondere la delusione.

Penso di non aver tralasciato nulla di quello che riguarda gli invitati. Prossimamente, scriverò di tutto ciò che riguarda gli sposi, le loro famiglie, tensioni ed eccitazioni.

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Ho già raccontato dei miei giochi da piccola? Fra i preferiti c’era l’ora del tè. Prendevo un servizio di porcellana bianca, anni ’60, regalo di nozze dei miei genitori; una tovaglietta adatta, ricamata a mano e apparecchiavo per terra. Apparecchiavo per 4 anche se ero da sola, e davo il “lei” di cortesia a tutte le altre immaginarie signore. Non ho mai rotto nulla e ho giocato così per qualche anno.

Vediamo invece, cosa fare quando gli ospiti sono reali e non immaginari.

Anche se, tradizionalmente, il tè delle 5 è considerato un evento poco laborioso, la forma non va trascurata: invitare con il giusto anticipo è preferibile. Se si dispone di un giardino e se il tempo lo consente sarà bello allestire all’aperto. Altrimenti il salotto di casa andrà benissimo. Solitamente, si organizza per pochi intimi e quindi il divano e un tavolino dedicato al servizio, saranno sufficienti a far stare comodi tutti; se però, il numero degli invitati e superiore alla capienza delle sedute, potremo apparecchiare la tavola: una tovaglia ben stirata, un servizio in porcellana e dei vassoi con pasticcini di vario tipo, faranno il resto. Se la tavola è lunga, occorrerà più di una teiera. In più, dal momento che sono davvero in pochi quelli che bevono il tè così com’è, non dimentichiamo zucchero, latte e limone.

I puristi e conoscitori del tè, lo preferiscono sfuso, tuttavia se nelle vostre vicinanze non ci sono negozi specializzati, quelli in bustina di buona qualità, andranno benissimo. E naturalmente, ma usare acqua di rubinetto per prepararlo. Nel frattempo sono arrivati tutti, e anche quando ci sono i domestici, tocca alla padrona di casa versare il tè nelle tazze. Questo ci riguarda se invitiamo.

Se siamo invitati, oltre alle note regole del convivio, ricordiamo di vestire in modo sobrio, trattandosi del pomeriggio, e che è appropriato portare un piccolo dono. Sulla puntualità non devo aggiungere niente, ma mi raccomando.

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Io e i miei fratelli abbiamo avuto tante possibilità di godere della vita all’aria aperta, in ogni stagione. Come ho già scritto in altri articoli, mio padre è stato un militare di mare. Questo significava doverci trasferire di quando in quando, e ovviamente la costante nei posti in cui abbiamo abitato, era appunto il mare. Una vera gioia!

Quello che invece è stato più difficile da trovare, era un parco o una villa comunale che potesse essere attraente per i bambini, ma anche per i genitori. Ma quando abitavamo a Bari, andavamo spesso in un giardino bello e con molte giostrine. Era un giardino privato in un grande condominio, ma a noi era concesso entrare. Potere del cognome (no, scherzo!).

Naturalmente i nostri genitori si aspettavano il meglio da noi in termini di comportamento e buona educazione. Le raccomandazioni da ripassare prima di uscire di casa erano un passaggio obbligato, mentre infilavamo il cappottino e allacciavamo le scarpe. Poi ci sono tornata da mamma e con il papà abbiamo trasmesso alle nostre figlie le regole che avevamo imparato. E anche se ora sono grandi e magari non salgono più sullo scivolo, le ripetizioni aiutano sempre.

Per prima cosa, non dimentichiamo che un parco è un luogo di svago ma anche di relax: è lecito divertirsi in compagnia, senza però dimenticare che magari ci sono bambini molto piccoli che dormono e adulti o anziani che vogliono semplicemente godere dell’aria aperta in silenzio.

Non monopolizziamo le piccole giostre: altalena o scivolo o qualsiasi altro gioco, devono essere usati per un tempo stabilito, in modo che tutti i bambini possano goderne; se decidiamo di portare con noi pattini oppure biciclette, ricordiamo di rispettare le normali regole di andatura: un parco non è una pista da corsa. Lo stesso vale se siamo troppo veloci sull’altalena, poiché potremmo colpire qualcuno.

Se è prevista una merenda, ricordiamo poi di lasciare pulita la panchina o la zona di verde che abbiamo occupato. Sto dicendo cose ovvie, lo so; tuttavia, quando con la mia amica Annalisa, la domenica mattina percorriamo un tratto di strada che costeggia la scogliera, molto spesso troviamo per terra incarti di cibo, bottiglie di bevande o succhi, benché i cestini comunali dei rifiuti siamo ben visibili (e vuoti).

Ai genitori mi sento di ricordare che fumare è altamente sconsigliato: essere all’aperto non impedirà al fumo di arrivare a chi non lo tollera. Evitiamo pure, fra genitori, di cedere a pettegolezzi o affermazioni offensive verso chiunque. I bambini, anche se apparentemente impegnati o distratti, registrano tutto e poi ripetono credendo che sia giusto.

E, per finire, godiamoci il momento in spensieratezza all’aria aperta!

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E di buone maniere a scuola, non vogliamo occuparcene?

Delle mie elementari mi ricordo la maestra Carmela, la compagna di banco Marilena e altre bambine di cui purtroppo ho perso le tracce perché all’epoca vivevamo a Bari, ma poi siamo andati via. Mi ricordo di Teresa, molto timida, di Marta, di Felicia e di altre ancora ricordo il viso ma non il nome. Tutte femminucce nei nostri grembiuli color carta da zucchero. Che poi, se ci penso, io una carta da zucchero forse non l’ho mai vista in vita mia.

La maestra entrava in classe e noi ci alzavamo in piedi. E così è stato fino alla fine delle superiori. Oggi non so se si usi ancora; sarebbe bello se fosse così! E arrivo alla prima regola: la puntualità. Essere a scuola qualche minuto prima che suoni la campanella ci permetterà di entrare in classe all’ora richiesta; è un ottimo esercizio che farà di uno studente puntuale, un adulto puntuale.

In classe, come per qualsiasi luogo in cui ci sia una piccola comunità, poche norme ma esercitate da tutti, alleggeriscono anche le giornate più pesanti. Restare in silenzio quando il docente parla, o un compagno è interrogato è un dovere. Vestirsi in modo appropriato, ordinato e pulito è una forma di rispetto verso di noi e verso gli altri. Evitiamo di far notare le firme dei nostri abiti, non è elegante di per sé e poi, magari in classe ci sono compagni che non possono permettersi abiti costosi. Telefoni o smartphone devono rimanere chiusi nello zaino: sì è difficile non farsi tentare dai social, ma ci piacerebbe se il nostro nuovissimo cellulare, super intelligente, fosse sequestrato dall’insegnante di turno? No.

Durante la ricreazione è possibile fare merenda: benissimo, ma lasciamo pulito e in ordine lo spazio che occupiamo.

Non trattiamo i bidelli come camerieri personali, non lo sono mai stati degli studenti. Forse in passato di docenti e presidi, ma ora non più. Non scambiamo le pareti dei bagni per fogli da disegno da imbrattare. Queste sono regole generali che chiunque potrebbe scrivere. Io voglio aggiungerne due, tutte mie.

“Passare la copia” durante i compiti in classe si è sempre fatto e anche quando sembrava che il docente avesse 100 occhi si riusciva ad aiutare il compagno in difficoltà. Non c’è niente di male; quello che non va bene è approfittare della preparazione di qualcuno per avere il compito bello e pronto, senza alcuno sforzo e senza pensare mai di dover ricambiare la cortesia, perché di cortesia si tratta. Quindi ricordiamoci di ringraziare e ricambiare.

E poi una strizzatina ai professori che usano nomignoli offensivi verso alcuni studenti. Non voglio mettere in discussione l’autorità, assolutamente. Ma ho conosciuto docenti che avevano una idea a senso unico della buona educazione e del rispetto e spesso dimenticavano che con i loro comportamenti arroganti davano un pessimo esempio, creando dei precedenti e gettando un’ombra sui colleghi estranei a questi deplorevoli modi di fare.

Esiste, in tutti i contesti, il rispetto dei ruoli, il rispetto per le persone e per luoghi che rappresentano istituzioni e valori, e questo vale per tutti.

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A giugno scorso, quando l’odore del mare e dell’estate cercava di distrarci dalla tristezza della pandemia e della quarantena, scrissi un articolo nella categoria “viaggi”, che intitolai “Di mare”.

Oggi torno a parlare di imbarcazioni e di viaggi per mare, ma dal punto di vista delle buone maniere. Già da bambina, mi erano chiare. Mio padre è stato un militare di mare, e diceva sempre quanto fossero importanti, proprio per controbilanciare gli scarsi spazi a disposizione.

Che si scelga un traghetto, una grande nave da crociera oppure una barca a vela, le regole saranno molto simili ma una su tutte prevarrà, a prescindere dalla tipologia di imbarcazione: il rispetto per gli spazi.

Il traghetto. Solitamente lo scegliamo per tratte brevi che dalla terraferma ci portano alle isole. È molto frequentato, soprattutto da giovani con zaino e voglia di vacanza senza genitori, anche per il costo del biglietto alla portata di tutti. Ebbene, anche per un percorso di poche ore, cerchiamo di tenere a mente alcune semplici regole. Sui traghetti è consentito consumare un pasto a sacco, così come è consentito utilizzare il proprio sacco a pelo per dormire; quindi, ricordiamo che disturbare gli altri viaggiatori parlando a voce alta, ascoltando musica a volume alto, e in generale imponendo la nostra presenza, saranno validi motivi per farci volare in acqua. Scherzo! Però facciamo attenzione.

La nave da crociera. È come una città in piccolo (forse l’ho già scritto nell’altro articolo) ma per gli ambienti che frequenteremo è bene sapere che: la cabina, piccola o grande, è una vera e propria camera d’albergo. Avremo cura di non fumare e di tenerla in ordine, anche se il personale di bordo se ne prenderà cura tutti giorni. E a questo proposito, ricordiamo sempre che i camerieri incaricati delle camere non sono i nostri camerieri personali. Rivolgiamoci a loro solo in caso di stretta necessità. Normalmente le mance sono regolate dalle singole compagnie di navigazione. Quelle italiane, le hanno rese praticamente obbligatorie. L’abbigliamento cambierà secondo il momento e in valigia metteremo almeno due abiti eleganti, per le serate di gala (per gli uomini vale lo smoking); per la sera in genere, un abito da cocktail con gioielli discreti per noi donne, giacca e cravatta per gli uomini.

Al ristorante potrebbe capitare di dividere il tavolo con altri viaggiatori, magari sconosciuti; in questo caso ci presenteremo subito e durante la permanenza al tavolo, eviteremo argomenti spinosi e magari noiosi in vacanza. Stessa regola per il ponte esterno con le piscina e le vasche idromassaggio. Rilassiamoci e facciamo rilassare gli altri.

In barca. Personalmente non ho mai fatto una vacanza in barca, ma spero di risolvere prossimamente. Il bagaglio sarà ridotto e le calzature saranno adatte al pavimento dell’imbarcazione. Se prenotiamo una barca con equipaggio, dovremo rispondere al comandante dei nostri comportamenti; se invece siamo invitati su una barca privata, senza equipaggio o servizio, potrà esser richiesta la nostra collaborazione. E penso proprio che sarebbe divertente. Se soffriamo il mal di mare, declineremo l’invito. A nessuno piacerebbe guardare la nostra faccia verde per la nausea.

Bene, credo di aver scritto tutto quello che dovremmo sapere. Se avete esperienze da raccontare, o regole da aggiungere, le aspetto nei commenti. A presto

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Io e i miei fratelli abbiamo ricevuto una educazione di stampo militare. Questo tipo di formazione prevede poche regole ma ferree e, tra queste, l’esercizio al silenzio.

Saper tacere è importante. Ci salva da situazioni imbarazzanti quanto delicate, e salva tutti quelli che non sapranno mai quali invettive gli abbiamo risparmiato. D’altro canto, vivendo inseriti in società, anche saper conversare è importante e a noi che amiamo vivere con stile, non sfuggono certo le regole giuste. Ma ripassiamole.

Conversare viene dal latino conversari (con + versari), trovarsi insieme. Ecco questo già svela un piccolo segreto: si parla tutti a turno, conversazione non è monologo. È vero che molti amano il suono della propria voce e ancor più le cose che dicono, ma per quello ci sono i palchi e i microfoni. In un salotto, come pure al ristorante, o davanti a un caffè, prima ancora di parlare esercitiamoci all’ascolto. La voce. Avere una bella voce è un gran pregio e chi invece non ce l’ha, può sempre esercitarsi per migliorarla; una cosa però che ci riguarda tutti è il tono che non deve essere un sussurro, che inevitabilmente escluderebbe chi è distante, ma neanche troppo alto perché credo sia il primo motivo per il quale una conversazione rischia l’insuccesso.

Lo stesso vale per i gesti. È difficile stare fermi fermi per tutto il tempo, ma proviamo a tenere ferme almeno le braccia: in questo modo avremo un maggiore controllo delle mani. Gli argomenti. Sarebbe preferibile evitare religione e politica: è davvero difficile che con questi temi si riesca a mantenere un livello educato e civile di conversazione; il rischio che la tavola diventi un ring di pugilato, è alto. Sarà allora compito dei padroni di casa, traghettare gli ospiti su argomenti più leggeri e condivisi. Lo stesso vale per barzellette volgari o allusioni a doppio senso: se siamo ospiti facciamo finta di niente perché, anche in questo caso, toccherà ai padroni di casa togliere tutti dall’imbarazzo.

Un’altra accortezza sarebbe non trattare argomenti troppo specifici che escludano qualcuno: la fisica quantistica può aspettare.

I pettegolezzi. A volte rendono frizzante una riunione, ma solo se riguardano cose piccole e frivole; viceversa quando cadono nella maldicenza e sfiorano la cattiveria, rappresentano un danno per il malcapitato e producono un effetto controproducente per chi li divulga.

Credo di aver dato un quadro completo, ma vi invito a scrivere nei commenti tutto quello che vorrete aggiungere o magari aneddoti personali. Buona lettura con stile

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