Viaggi

Normalmente non parlo di ciò che non conosco, o che conosco poco; nel caso dei viaggi, farò una eccezione perché esistono anche quelli di fantasia.

Ho visitato Castro 2 volte certamente, ma forse anche 3. La prima volta era fine luglio ed ero incinta; la seconda, era agosto di qualche anno dopo e nel frattempo avevo due figlie.

Castro è un comune del Salento, in provincia di Lecce. Si divide in Castro Marina e Castro Superiore. Benché sia un piccolo centro, le sue origini sono molto antiche e si devono ai Cretesi; i Romani la chiamarono Castrum Minervae e durante il Medioevo fu sede vescovile.

Cosa visitare

Come ogni luogo che si rispetti, ha una cattedrale e un castello. La Chiesa dell’Annunziata, costruita nel XII secolo, pare sui resti di un tempio greco, aveva nel suo progetto originario un impianto di stile romanico; nei secoli, però ha subìto diversi rimaneggiamenti e questo sino al 2010.

Il Castello di Castro fu costruito a difesa della città e la cinta muraria è, in buona parte, ancora presente. Dal 1480 e per quasi un secolo, subì tre assalti da parte dei Turchi, con il risultato che fu quasi completamente distrutto. Ha una pianta rettangolare e 4 torri, la più alta si chiama Torre Cavaliera.

Castro è anche zona di grotte: Grotta Zinzulusa e Grotta Romanelli sono le più conosciute; poi ci sono Grotta Azzurra e Grotta Palombara. La Zinzulusa presenta acque dolci e acque salate, fredde e trasparenti. È conosciuta per la sua biodiversità e la formazione risale al Pliocene. La Romanelli è l’altra grotta presente lungo la costa salentina. È lunga 35 metri, non è consentito l’accesso e la sua formazione risale al Paleolitico.

Per finire

Castro ha un bellissimo mare ma non ha spiagge. Tenetelo a mente se scegliete questo paese per le vostre vacanze. In ogni caso, in Salento c’è l’imbarazzo della scelta per chi voglia fare vacanze di mare. Buon viaggio

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Lecce

di Le righe di Ornella

Nel mio sangue c’è Lecce, la nonna materna era una leccese purosangue. C’è anche la Sicilia (Palermo, Messina) e Monopoli. Solo Meridione. Lecce, nel 2015 è stata capitale italiana della cultura ed è famosa per la sua architettura barocca, definita appunto barocco leccese. Questo stile si diffuse a partire dal ‘600 e all’inizio riguardò gli edifici pubblici, successivamente anche quelli privati.

Le chiese invece, prevalentemente medievali, divennero barocche proprio con l’aggiunta degli elementi caratteristici di questo stile: frutta, fiori come metafora della presenza di Dio.

Cosa vedere

Lecce è chiamata anche città delle chiese, per il numero (40) e per la bellezza di questi edifici. La Basilica di Santa Croce è il simbolo della città e pare che le ricche e complesse decorazioni della facciata siano un omaggio alla vittoria durante la Battaglia di Lepanto, che segnò la sconfitta dell’Impero Ottomano, da parte dell’Occidente. Il Duomo di Lecce, dedicato a Santa Maria Assunta è la chiesa più importante della città e si trova in Piazza Duomo, nel centro storico. Possiede due facciate, una a sinistra della costruzione e l’altra che si affaccia sulla piazza. Curiosamente, l’ingresso principale è più semplice del secondario. Al suo interno si trovano 12 altari e un soffitto ligneo nel quale sono incastonate 4 tele di Giuseppe da Brindisi. Non le elencherò tutte 40, anche perché non le conosco. Ma se voi lettori, invece sì, potete scrivere nei commenti notizie di storia e arte.

Le Porte

Lecce ha almeno 3 porte monumentali: Porta San Biagio, con la statua del Santo in alto; Porta Rudiae che porta il nome del primo nucleo di abitanti di quella che poi sarebbe diventata la periferia di Lecce; Porta Napoli (o Arco di Trionfo), costruita a metà del’500 in segno di riconoscimento verso Carlo V, che aveva promosso diverse opere di fortificazione e ammodernamento della città; poi c’era Porta San Martino che collegava Lecce al mare e che non esiste più.

Le Piazze

Piazza Duomo è una piazza chiusa poiché un tempo aveva le sue porte; oggi rimangono i mozzi ed è antistante al Duomo, appunto. Il salotto buono di Lecce è, però, Piazza Sant’Oronzo: in questa piazza troverete l’Anfiteatro Romano, costruito fra il I-II secolo dopo Cristo, la Chiesetta di San Marco, Il Palazzo del Seggio e la Colonna di Sant’Oronzo.

Siti Archeologici

Dei siti archeologici di Lecce conosco solo l’Anfiteatro Romano; costruito sotto Augusto, poteva contenere fino a 25.000 spettatori. Nel tempo fu trascurato e addirittura nascosto da altre costruzioni ed edifici. Nei primi del ‘900 durante gli scavi per la costruzione della Banca d’Italia, finalmente ritornò alla luce. Il Teatro Romano, anch’esso costruito sotto Augusto, era aperto da aprile a ottobre, aveva più di 15 file per i posti a sedere, che erano divisi per classi sociali. Sull’Ipogeo Palmieri e sul Parco Archeologico di Rudiae non scriverò nulla perché non li ho ancora visitati.

Di vita familiare e dintorni

Le mie figlie impararono ad andare in bicicletta senza rotelle, proprio a Lecce e precisamente al Monastero dei Teatini. Si tratta di un monastero che per diversi secoli ha ospitato i padri teatini. Dopo la cancellazione degli ordini religiosi, il monastero fu ceduto al Comune di Lecce che lo utilizzò come scuola e caserma ed è facile immaginare che abbia subìto dei cambiamenti architettonici. Oggi è destinato a eventi culturali e infatti la prima volta in cui ci sono stata partecipavo ad una fiera di antiquariato, organizzata nel cortile interno. E proprio in quel cortile, con due biciclette acquistate da un anziano signore del posto, le mie figlie si lanciarono nella nuova esperienza.

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Èze Village, detto anche Eza è un minuscolo comune francese, un borgo medievale, situato nel dipartimento delle Alpi Marittime, della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Quando scrivo minuscolo, non sto affatto esagerando. È a 424 metri sul livello del mare e si sviluppa in verticale. La circolazione è solo pedonale, e se vi capitassero sottomano fotografie delle viuzze, capireste perché. Ci sono stata diverse volte, è un po’ un posto da favola, indietro nel tempo e la vista del mare dall’alto è mozzafiato. Per dirla tutta, in quella zona il panorama è spettacolare e siccome Èze si trova tra Montecarlo e Nizza, percorrere quelle strade ricorda molto “Caccia al ladro” di Hitchcock, con Grace Kelly e Cary Grant.

Un po’ di notizie

Quando leggo di posti che sono visitabili in un giorno, sono sempre un po’ scettica; nel caso di Èze è possibile.

Intanto suggerisco il Cammino di Nietzsche: si tratta di un sentiero in salita, diciamo che essere allenati a camminare aiuta, che pare sia stato percorso dal filosofo e che lo abbia ispirato per la stesura di Così parlò Zarathustra. Questo sentiero non ha in sé elementi caratteristici, ma il panorama che si può osservare merita la fatica.

Il Giardino Esotico. È relativamente giovane, poiché la sua creazione risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ha una importante varietà di piante, una cascata, e una terrazza da cui si può ammirare il panorama. Stavo dimenticando di aggiungere che questo giardino si trova all’interno delle rovine di un Castello.

Il Forte della Rèvere. Edificio militare costruito alla fine dell’800, sopra il villaggio.

In generale, tutto l’abitato con le sue stradine, gli angoli fioriti, percorsi che sembrano labirinti, laboratori artigianali, piccoli negozi e tanto verde.

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Un viaggio, lungo o breve, vicino o lontano, è un buon modo per salutare sia l’anno che si chiude, che quello che si apre. E così, il 2 gennaio scorso, siamo partiti alla volta del Molise. Destinazione Campobasso. Il Molise è, credo, l’unica regione d’Italia, di cui seriamente o meno, si dubita che esista: “Il Molise non esiste” è diventato un tormentone.

Dove abbiamo soggiornato

Siamo arrivati a Campobasso, e quindi a Palazzo Cannavina, nel primo pomeriggio. Palazzo Cannavina è una dimora nobiliare costruita nella prima metà del 1500 e completamente ristrutturata, due secoli dopo. Ha avuto, nel tempo, diversi proprietari, ma porta il nome della famiglia che la comprò alla fine del 1800. Oggi è una elegante struttura ricettiva, in cui gli ospiti si trovano immersi nell’arte, nella storia e nel design.

Se vi ho incuriosito andate su https://www.palazzocannavina.com/.

Cosa abbiamo visitato

Dopo aver sistemato armi e bagagli nel B&B, ci siamo preparati per andare a cena e nel frattempo, passeggiare per Campobasso. Strade pedonali addobbate per Natale, luci e freddo tipico. Essendo domenica, sapevamo che le trattorie sarebbero state chiuse, per cui abbiamo optato per una pizzeria. Pizza buonissima, in stile napoletano. Dopo cena, ancora due passi, poi rientro in struttura, buona dormita e pronti per una giornata di scoperta.

Agnone, è stata la prima tappa. È in provincia di Isernia, ha una posizione panoramica su un colle alberato ed è conosciuta per la produzione di campane, sin dal Medioevo. Il Museo storico della Campana, adiacente alla Pontificia Fonderia Marinelli, è molto ricco di documenti antichi, bellissimi esemplari di campane e calchi decorativi. La visita guidata, prevede momenti diversi e si conclude con un grazioso concerto di campane. A Campobasso, oltre a lunghe passeggiate, abbiamo visitato il Castello Monforte, costruito nel 1549; al suo interno ospita il sacrario dei caduti e dal piazzale antistante, si ammira il bel panorama della città.

Appena sotto il Castello Monforte, si trova il Viale della Rimembranza, come in tante città italiane, voluto per ricordare e onorare i caduti della Prima Guerra Mondiale. Di seguito, la chiesa di S. Giorgio, la chiesa di S. Bartolomeo e la chiesa di S. Antonio Abate. Villa De Capoa, un giardino del ‘700, contiene una grotta di tufo, una fontana, due tombe e in origine faceva parte del Monastero di Santa Maria delle Grazie. Passata, ai privati, nel 1875 fu donata al comune. Il Museo Sannitico e Palazzo Pistilli erano chiusi, così come erano chiusi gli scavi archeologici di Pietrabbondante, altro comune in provincia di Isernia (almeno durante il nostro soggiorno).

A Campobasso abbiamo anche visto la mostra dedicata a Giovanni Boldini, nella sede della Fondazione Molise Cultura.

Un’altra tappa molto interessante è stata Roccamandolfi. Piccolo comune, confinante con Campobasso ma che appartiene a Isernia, è davvero molto carino ma la sua fama è legata al fenoneno del brigantaggio. Se capitaste in quella zona vi consiglio di visitare il Museo del Brigantaggio, un museo multimediale con annessa biblioteca.

In cima al colle su cui sorge questo paese, si trovano i resti di un Castello Longobardo-Normanno e, nei pressi, un Ponte Tibetano, installazione turistica.

Quando siamo andati a Castelpetroso, il tempo era grigio e freddo. Poca gente per strada, sebbene le scuole fossero ancora chiuse per le vacanze natalizie. Si può visitare il castello, che oggi ospita un Presepe molisano del 1500 e il Museo di arte contadina. Dopo un giro per il paese siamo saliti verso il Santuario, la Basilica Minore dell’Addolorata. Questo santuario è stato eretto nel punto in cui nel 1888, due contadine ebbero in apparizione la Madonna. A questo punto, eravamo quasi alla fine della vacanza; nel giorno dell’Epifania, andammo a Sepino per visitare l’area archeologica. Altra giornata fredda e in più, senza visita guidata. Andò bene, comunque. Alla Cascata della Castagna, invece, solo una puntata breve, poiché a causa della pioggia, il sentiero era particolarmente scivoloso e non avevamo le scarpe adatte.

Il giorno dopo, ultima colazione in struttura, saluti di rito e acquisti in una salumeria tipica molisana. Comprare cibo del posto, quando si viaggia, è sempre una buona idea. Siete d’accordo?

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Padova

di Le righe di Ornella

Padova è un ricordo lontano di metà anni ’80. E non fu neanche una vacanza, ma una toccata e fuga in un giorno di novembre. Bella giornata, soleggiata e tiepida.

Vi anticipo che sarà un articolo particolarmente breve, poiché non ebbi molto tempo per visitare, ma qualcosa posso scriverla. Intanto, esattamente come Bologna, Padova ha tanti portici, per cui è agevole da percorrere a piedi, anche nelle giornate di pioggia. Inoltre le cose interessanti da visitare sono abbastanza vicine tra loro, e anche questo se si ha poco tempo, giova.

Dunque, cominciamo con la Basilica di Sant’Antonio da Padova, una delle chiese più visitate al mondo, dal turismo religioso. Costruita per custodire i resti del Santo, contiene al suo interno una piccola chiesa preesistente, dedicata alla Madonna Mora. Un’altra, fra le tante caratteristiche, è l’aggregazione di stili: romanico, gotico, bizantino e moresco, fanno tutti parte della struttura architettonica della Basilica. Dopo aver visitato la Basilica, si potrà fare un giro per le piazze. Che io sappia, Padova ne ha almeno 4: Piazza della Frutta, Piazza Erbe, Piazza dei Signori e Prato della Valle.

Quest’ultima, è la piazza più grande di Padova e fra le più grandi del mondo. Piazza della Frutta e Piazza Erbe sono i luoghi commerciali da sempre dei padovani. Piazza dei Signori, invece ospita la Torre dell’Orologio. Costruita nella seconda metà del 1400, ospita un orologio astronomico che ancora oggi conserva i suoi originari ingranaggi e, oltre a segnare il temo, indica le fasi lunari e notizie di astrologia.

Dove fare una pausa tra una visita e un’altra

Al Caffè Pedrocchi. Preciso subito che non ci sono mai stata poiché al tempo della mia visita, questo bar era chiuso per questioni legali fra il Comune di Padova e i gestori dell’esercizio. Quello che ho imparato su questo caffè storico, costruito nella prima metà dell’800, è che viene chiamato anche Caffè senza porte, per il fatto che fino al 1916 era aperto giorno e notte. Pedrocchi è il cognome del fondatore e dopo un passaggio di padre in figlio, l’ultimo erede decise di donarlo al Comune di Padova.

Dopo la pausa caffè

Finito l’intermezzo, si procede verso la Cappella degli Scrovegni. E’ indiscutibilmente un capolavoro dell’arte italiana del 1300. Voluta dal banchiere Enrico degli Scrovegni, fu intitolata a Santa Maria della Carità. Oggi appartiene al Comune di Padova ed è famosa in tutto il mondo per la presenza di un ciclo di affreschi di Giotto, che descrivono la storia di Gioacchino e Anna, la storia di Maria e la storia di Cristo. Da quest’anno è entrata a far parte dell’UNESCO. Per conservare al meglio la qualità degli affreschi, le stanze hanno una temperatura di 18° e le visite sono possibili solo in piccoli gruppi e hanno una durata ben precisa. Conviene prenotare. Buon viaggio

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Pescara

di Le righe di Ornella

La prima volta in Abruzzo risale al 1976, viaggio di agosto con la mia famiglia. Avevamo la roulotte, quindi il contatto con la natura era assicurato. Purtroppo, quell’anno agosto fu parecchio piovoso per cui la vacanza durò meno del previsto, ma fu bella, interessante e con qualche novità, per esempio che feci il mio primo giro a cavallo. No, era un pony, comunque aveva 4 zampe.

Mio padre preparò l’itinerario qualche giorno prima della partenza. Pescara era una delle tappe, ma poi fu l’ultima perché, appunto, la pioggia continua ci impose di anticipare il rientro.

Per fortuna, per la tappa a Pescara beccammo un giorno soleggiato e caldo. La prima cosa che visitammo (manco a dirlo) fu la casa di Gabriele D’Annunzio. Avevo 11 anni e non ero mai entrata prima di allora nella casa di un personaggio importante (fra tante cose ha inventato diverse parole, e anche il mio nome). Mi ricordo che feci fatica a non toccare le cose che facevano parte dell’arredo; e non sapevo che molti anni dopo mi sarei occupata di antiquariato, ma certamente già apprezzavo.

La visita fu tranquilla, anche se c’erano diversi turisti come noi, e ricordo che c’era una guida, ma è un ricordo vago. Bella casa, e mi dicono che il “Vittoriale degli Italiani” sia ancora più bello, e bisogna che vada a visitarlo.

Lasciata la casa-museo di D’annunzio, si possono raggiungere i Trabocchi. Si tratta di antiche palafitte che erano l’abitazione dei pescatori e delle loro famiglie e consentivano di pescare rimanendo a casa. Oggi sono dei tipici e ricercati ristoranti di pesce. Non ci sono mai stata, anche nelle visite successive alla città, poiché la cucina di pesce non è tra le mie favorite. Poi c’è il Lungomare di Pescara, un viale alberato, lungo 10 km con pista ciclabile, che passeggiando troverete molto rilassante.

E a proposito di mare, a Pescara c’è il ponte più lungo d’Italia, il Ponte di Mare. Costruito nel 2009, collega da nord a sud il fiume Pescara. Sapevate che Pescara prende il nome dal fiume che l’attraversa?

Per passeggiare o semplicemente per fare una pausa caffè o proprio mangiare, potrete visitare Piazza della Rinascita, diciamo il salotto di Pescara; è sempre pedonale ed è molto carina. L’ultima volta in cui ci sono stata ho comprato 4 libri da un ambulante che aveva la bancarella all’ingresso della zona pedonale. Ce n’era più di uno, per la verità. Di piazze a Pescara, ce ne sono almeno altre 3, fra centro moderno e centro storico.

Se invece volete passeggiare nel silenzio della natura, potete visitare la Pineta d’Avalos, dal nome degli antichi proprietari. E’ una riserva naturale, protetta dalla Regione Abruzzo. Viene anche chiamata Pineta Dannunziana, ma ne ignoro il motivo.

Ovviamente, come per ogni città che si rispetti ha anche la sua architettura religiosa e militare: la Cattedrale di San Cetteo, voluta da D’Annunzio e nella quale si trova la tomba di sua madre (per citarne una); Il Bagno Borbonico, antico carcere del Regno delle Due Sicilie ma di costruzione più antica, XVI secolo.

Questo, e molto altro potrete visitare a Pescara e non dimenticate Corso Manthoné, nel centro storico.

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Mentone

di Le righe di Ornella

Mentone è più carina del nome che porta. E’ una città turistica della Costa Azzurra che si affaccia sulla baia del Mar Ligure e dista 11 km da Ventimiglia, città frontaliera della Liguria.

A proposito di Ventimiglia, sempre nella categoria viaggi, troverete un articolo che la riguarda.

Di Mentone conosco molto poco perché, quando ci andavo ero soprattutto in giro fra antiquari, in cerca di mobili e oggetti per il mio negozio. Ventimiglia era la base e la Costa Azzurra territorio di ricerca e acquisti.

Ciò che ricordo sempre di Mentone erano, anzi sono, i negozi della Rue Pietonne quelli per turisti con le ceste di saponette di tanti colori e profumazioni. Quasi tutti i negozi di articoli da regalo avevano cestini di saponette di Marsiglia, ma non da bucato. Ovvio, no? Non le ho mai comprate, perché non riuscivo a scegliere e dicevo sempre che ci sarei ritornata e infatti ritornavo, ma non le compravo mai. Poi ho smesso di andare in Costa Azzurra e sono passati parecchi anni, da allora.

Saponette a parte, la Rue Pietonne è piacevole esattamente come tutte le strade pedonali di tutte le città, non fosse altro che per il fatto che si cammina liberamente, senza automobili.

Esattamente come Nizza, anche Mentone ha la sua “promenade”: quella di Nizza si chiama Promenade Des Anglais” e quella di Mentone “Promenade Du Soleil”.

A proposito di Nizza, sempre nella categoria viaggi, troverete un articolo che la riguarda.

Un sito interessante che non si dovrebbe perdere è il Bastione, un piccolo forte voluto da Onorato II, sovrano del Principato di Monaco, nel XVII secolo. Oggi ospita le opere di Jean Cocteau.

Importante anche l’Orto Botanico, ma qui non ci sono mai stata per cui mi limito a consigliarvelo, per sentito dire.

L’architettura religiosa di questa città è varia: vi segnalo la Chiesa Russa e la Basilica di San Michele Arcangelo, ma ci sono altri siti meritevoli.

Buon viaggio e se ci siete già stati, scrivete nei commenti la vostra esperienza di turisti.

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Alberobello è un comune della provincia di Bari ed è Capitale dei Trulli.

I trulli rientrano nella cosiddetta “architettura spontanea”. Questa espressione indica l’edilizia più antica, costruita dall’uomo comune, senza l’intervento di un progettista.

I trulli sono realizzati con pietra a secco e hanno una forma conica; sono concentrati nella Valle d’Itria di cui Alberobello fa parte, insieme a Cisternino, Locorotondo e Martina Franca.

La fondazione di Alberobello risale al 1500, quando Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano donò delle terre da coltivare e abitare, a condizione di ricevere una decima della produzione agricola. Nel 1797, da feudo degli Acquaviva d’Aragona, diventò città regia sotto i Borboni.

Fra le cose da vedere ci sono la Chiesa Matrice dedicata ai SS. Cosma e Damiano e la Parrocchia di S. Antonio da Padova, entrambe relativamente giovani.

I trulli sono ciò che caratterizza Alberobello e ciò che l’ha resa famosa nel mondo. Il “Trullo Sovrano”, è uno dei più grandi, costruito nella seconda metà del XVIII secolo, e oggi è una casa museo; i “Trulli Siamesi” sorgono nel Rione Monti e su di essi si racconta una leggenda di amore e gelosia.

Complessivamente, i trulli presenti nel Rione Monti sono più di mille distribuiti fra le stradine che convergono tutte sulla parte più alta del colle. Un’altra costruzione importante è “Casa Pezzolla”, un edificio che comprende 15 trulli, anch’esso museo. “Casa Pezzolla” è attigua all’Aia Piccola, rione che ospita 400 trulli, prevalentemente abitazioni private.

Bene, credo di aver detto quasi tutto, il resto scopritelo da soli. Un po’ di personale scoperta dei luoghi è sempre divertente. Buon viaggio!

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È carina già dal nome, ma è carina davvero in ogni caso. Martina Franca sorge sulle colline della Murgia ed è in provincia di Taranto. Il doppio nome è antico e nello specifico “Martina” deriva dalla devozione a San Martino di Tours, mentre “Franca” si deve a Filippo I d’Angiò che concesse alla città alcuni benefici in termini di tasse. E’ nella Valle d’Itria, insieme a Cisternino e Locorotondo. La Valle d’Itria è una fetta di territorio della Puglia e coincide con la Murgia meridionale.

La storia di Martina Franca, assomiglia a quella di tanti comuni del Meridione. Longobardi, Saraceni, Svevi e Angioini furono popolazioni e casati che governarono la città. In più, tra il 1300 e il 1400 una comunità ebrea allontanata dalla Francia, si stabilì proprio in questa città, o meglio nella sua periferia. La convivenza non fu facile, e anzi molti ebrei cedettero alla conversione forzata al Cristianesimo, dopo avere subìto maltrattamenti e, in ogni caso, senza mai ottenere il permesso di vivere in città.

Lo stile architettonico prevalente è il barocco e la Basilica di San Martino edificata nella metà del ‘700 è l’esempio più calzante, in Piazza Plebiscito. Incantevole la statua del santo patrono che cede il suo mantello al mendicante. La potete ammirare sulla facciata esterna. Anche all’interno ci sono opere d’arte interessanti, le reliquie di Santa Comasia e il presepe di Stefano da Putignano. Piazza Maria Immacolata è considerato il salotto della città, anche per via della forma semiellittica e dei portici che insieme creano un effetto avvolgente.

Il Municipio è ospitato all’interno del Palazzo Ducale, edificato nel 1600 e conosciuto per i suoi affreschi nelle sale del Mito, dell’Arcadia e della Bibbia. Martina ha diversi palazzi nobiliari, ma il più antico è Palazzo Turnone, di una antica e potente famiglia napoletana.

Vi segnalo, ma non lo conosco personalmente, il Museo del Bosco delle Pianelle, una riserva naturale dove si preservano specie vegetali e animali.

Per gli amanti della musica classica, il Festival della valle d’Itria è senza dubbio un appuntamento che non si può mancare; si svolge in estate e se non sono male informata, quest’anno si svolgerà tra la seconda metà di luglio ai primi di agosto. Covid permettendo.

Buona vacanza in Puglia

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Siamo stati a Tivoli in un sabato di giugno del 2017. Era una giornata molto calda e delle tre magnificenti ville che avremmo potuto visitare, scegliemmo Villa d’Este. Tivoli o “Tibur Superbum” come la definì Virgilio, è un comune della città metropolitana di Roma Capitale. Una leggenda vuole che sia sorto prima di Roma.

Confesso di non aver girato per la città, poiché il tempo a disposizione non era sufficiente, ma Villa d’Este l’abbiamo percorsa in lungo e in largo e anche se non avevamo una guida turistica che ci istruisse, la visita è stata interessante e soddisfacente.

Villa e giardino, furono commissionati dal cardinale Ippolito d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e Alfonso I, all’architetto Pirro Ligorio. In ogni caso, non si trattò di una costruzione sorta dal nulla. La Storia racconta che Papa Giulio III, nominò il cardinale d’Este governatore di Tivoli, e gli donò un convento benedettino, come residenza personale. Questo convento, però, si presentava troppo spartano per le abitudini del cardinale: da qui l’idea di ristrutturarlo per renderlo più sontuoso, più adatto al suo rango.

La beffa fu che poi il cardinale poté godere della bellezza del posto per soli 3 mesi (se non ricordo male) poiché la ristrutturazione del convento aveva richiesto anni di lavori; questo perché l’avanzamento era strettamente legato alle sue vicende politico-ecclesiastiche, fatte di alti e bassi.

Tornando alla Villa, come per tutte le costruzioni antiche e fino al XIX secolo, era costituita da un piano nobile e un piano inferiore. Entrambi affrescati e ugualmente belli. Il giardino, è quasi una storia a sé. Intanto la progenie del cardinale lo arricchì, per esempio commissionando a Bernini la “Fontana del Giglio” detta anche “Bicchierone”. Dal vivo, credetemi, è di grande effetto. Ma la suggestione maggiore, almeno per me, è arrivata percorrendo il viale delle “Cento Fontane”. E’ un viale che collega la “Fontana dell’Ovato” alla “Rometta” dove sono presenti appunto 100 fontane disposte su 3 piani, che simboleggiano i 3 affluenti del Tevere. La Fontana dell’Ovato è anche detta regina delle fontane, poiché è nella sua vasca che confluiscono le acque del fiume Aniene. La Rometta, rappresenta Roma e le sue vittorie.

Le fontane sono tante e tutte molto belle e all’epoca della loro costruzione, sicuramente ancora di più. Oggi quello che ammiriamo è stato inevitabilmente intaccato dall’erosione dell’acqua, ma fascino e storia sono inalterati.

Tutte le altre tipo la “Fontana di Proserpina”, “Le Peschiere” e tante altre vi lasceranno a bocca aperta, garantito.

Villa Gregoriana e Villa Adriana sono nella lunga lista dei posti e siti da visitare. In futuro, scriverò di loro.

Buona visita

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