Viaggi

Normalmente non parlo di ciò che non conosco, o che conosco poco; nel caso dei viaggi, farò una eccezione perché esistono anche quelli di fantasia.

Sono stata a Disneyland Paris nel 2000. Nel bel mezzo di una delle mie vacanze-lavoro, in cerca di belle cose antiche tra Ventimiglia e la Costa Azzurra, decidemmo di attraversare la Francia sino praticamente a Parigi (che però non riuscimmo a visitare). Le mie figlie erano molto eccitate all’idea, a me incuriosiva molto proprio il viaggio, così iniziò questa piccola avventura. Per i pochi che non lo sanno, Disneyland Paris è un complesso turistico che si trova a Est di Parigi. Si compone di due parchi: Walt Disney Studio Park e Disneyland Park.

La strada

Il viaggio fu abbastanza lungo, sia per la distanza fra Ventimiglia e Parigi, sia per il tempo impiegato visto che viaggiavamo in camper. Non so se abbiate mai fatto l’esperienza di un viaggio in camper, ma vi assicuro che per chi abbia figli piccoli è ideale. Insomma arrivammo a sera inoltrata: doccia, cena e a dormire.

La visita

La mattina dopo, colazione da vacanza e subito in coda (per fortuna veloce) alla biglietteria. L’ingresso fu emozionante; la faccia sorpresa delle bambine era già da sola uno spettacolo. Buoni e cattivi delle fiabe in giro per il parco, principi e principesse, fate e streghe, animali di Winnie de Pooh, del Libro della giungla a grandezza umana. Peter Pan, con il veliero, Capitan Uncino e la ciurma . Poi giostre, castelli stregati, automobili da scontro, labirinti, e tutto quello che si potrebbe immaginare, lì c’era. Sicuramente anche mentre scrivo. Negozi di souvenirs e librerie. A questo proposito, vi racconto che comprai diverse cose, tra cui, per mia figlia Silvia il libro Il Re Leone, naturalmente in lingua francese. Ancora non mi perdona per questo.

Stavo dimenticando la Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie, con l’esercito di carte di cuori, il Bianconiglio, lo Stregatto e però, non ricordo se ci fosse anche la Lepre Marzolina. Toccherà tornarci per verificare.

Nonostante la permanenza sia stata di un solo giorno, siamo riusciti a vedere e a fare tante cose, complice la luce: mi ricordo che alle 10 di sera si vedeva ancora e sembrava tardo pomeriggio. Una bella giornta, non solo per le bambine.

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Cannes

di Le righe di Ornella

Era il 1990, di un pomeriggio di agosto, e feci la mia prima visita a Cannes. Tornai anni dopo, sempre in estate, sempre in agosto, ma questa volta per una vacanza di antiquariato, nel senso che visitai soprattutto negozi del settore e il bel mercato a tema, che si tiene ogni sabato, se le cose non sono cambiate.

Sia la prima che la seconda volta, mi fermai poco, per cui questo articolo sarà breve. Intanto credo sia la città più famosa della Costa Azzurra, che è bella tutta secondo me.

Cosa ho visto

La Croisette. Forse il boulervard più conosciuto di Francia e normalmente è la prima tappa; è lungo 2 chilometri, ha il mare e spiagge molto frequentate da una parte e una fila di alberghi dall’altra, tra cui il Carlton. Non so se lo avete presente ma già da fuori fa la sua bella figura, tipo il Negresco di Nizza. In ogni caso, lo trovate al n. 58 del Boulevard de la Croisette. In questo stesso viale, ma al n. 1, trovate il Palais des Festivals et des Congrès, un centro congressi che ospita l’annuale Festival del cinema di Cannes. Presto o tardi riuscirò ad andare al Festival.

Il Suquet. E’ il centro storico di Cannes, con stradine molto animate, negozi e ristoranti. Se vi piace la musica classica e se andrete in luglio, non perdete le Nuits musicales du Suquet, un festival che si svolge sul piazzale della chiesa di Notre Dame d’Espérance. Il Museo de la Castre, il Mercato Forville e la Torre du Masque sono tutti siti consigliati che però io non ho ancora visitato e quindi mi limito ad elencarli.

Se il Suquet sorge su una collina il Vieux Port (Porto Vecchio) è proprio ai piedi di questa collina. Merita una visita se volete fare una passeggiata lungo i moli; ci sono ristoranti e se vi piacciono le barche, gli yacht di lusso e dintorni, sappiate che questo porto ospita l’annuale Yachting Festival di Cannes.

C’è molto altro da vedere, per esempio le Isole di Lerino, proprio di fronte Cannes: Isola di Santa Margherita e Isola di Sant’Onorato. E ancora altro.

Bene, mi fermo qui e vi ricordo che il Festival del Cinema si inaugura proprio oggi e andrà avanti fino al 27 maggio.

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Con la caduta dell’Impero Romano di Occidente, Egnatia, perse nel tempo molti suoi cittadini. Alcuni di questi si riunirono in un territorio vicino e fondarono Fasano, poco dopo l’anno Mille.

Diamo un’occhiata

Curioso è che la sua collocazione la mette alla stessa distanza da Bari, Brindisi e Taranto. Il suo territorio, insieme alle frazioni, va dalla costa che si affaccia sul Mar Adriatico all’interno, dove troviamo la Valle d’Itria.

Fino al 1927 Fasano rientrava nella Provincia di Bari; poi fu costituita la Provincia di Brindisi, e così cambiò appartenenza.

Se foste in vacanza in Puglia, e proprio in questa zona, cosa varrebbe la pena visitare? Vediamo.

In una torrida giornata estiva potreste passeggiare nel Centro Storico. Realizzato in perfetto stile del Sud: case bianche in calce e strade strette poco assolate garantiscono ombra e fresco.

A far da contraltare alle viuzze c’è Piazza Ciaia: si chiama così per ricordare Ignazio Ciaia , scrittore vissuto nel 1700 e uno dei fautori della Repubblica Napoletana. Intorno a questa piazza ci sono il Palazzo Comunale, un tempo castello e sede privata del Balì dei Cavalieri di Malta, la Torre dell’Orologio (o meglio ciò che resta di una delle 4 torri delle mura di cinta della città), sul lato est la Chiesa di San Nicola. Interessante ma non più visitabile, a causa di un nubifragio che lo ha reso inagibile, il Torrione delle Fogge. Si tratta dell’unica torre delle 4, rimasta in piedi, che insieme alle mura di cinta proteggevano la città.

Suggestivo è il Parco della Rimembranza. Dedicato a 251 soldati fasanesi che persero la vita durante la Prima Guerra Mondiale, al suo interno ha il Monumento ai Caduti e appunto 251 pini.

Se voleste includere l’architettura religiosa, eccovi qualche indicazione: Chiesa matrice di San Giovanni Battista, Chiesa delle Anime Purganti (tardo-barocca), Chiesa di Sant’Antonio Abate (edificata nel 1600 ma soggetta a ripetute riparazioni e ampliamenti), Chiesa di Santa Maria Assunta, anche questa tardo-barocca con il caratteristico campanile a cipolla.

La Selva di Fasano

Il volume Puglia della Enciclopedia delle Regioni, alla voce Selva di Fasano inizia così “…per la sua stupenda posizione panoramica, è detta balcone d’Italia sull’Oriente. E in effetti si trova nel punto più alto della Provincia di Brindisi. La sua vegetazione varia secondo le zone: pini, lecci, querce verso la costa; nell’entroterra invece, pioppi e abeti, generalmente comuni nel Centro Europa, come anche alberi di nocciole e castagne, davvero singolari nel Mediterraneo. In ogni caso, per i Fsanesi, la Selva costituisce un fresco rifugio dal caldo torrido della città. Villette e trulli non mancano e l’estate si popola di villeggianti, anche forestieri. Vivace la vita sociale: la Casina Municipale, specie negli anni ’60-’70 era un luogo molto alla moda, ma anche oggi offre eventi culturali interessanti.

Il Minareto. Villa privata, del pittore e nobile Damaso Bianchi, in stile orientale. Fu concepita per la villeggiatura ma anche per creare un centro di studi della cultura orientale in Puglia. Oggi appartiene al Comune di Fasano ed ha mantenuto la sua funzione di contenitore di eventi culturali, per quanto necessiti di lavori di ristrutturazione.

Laureto

E’ una frazione collinare di Fasano, dalla quale si può godere di un vasto panorama, quasi quanto quello della Selva di Fasano. Luogo in prevalena destinato alla villeggiatura, è davvero grazioso e oltre alla possibilità di passeggiate ed escursioni, si può visitare la grotta di Monte Rivolta, che durante le festività natalizie ospita un presepe artistico e una grande stella cometa. Il nome Laureto deriva dalle laure basiliane presenti nella zona.

Per adesso mi fermo qui. Prossimamente tornerò in questa zona per scrivere sui centri fasanesi della costa. Intanto buon soggiorno.

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In realtà, al netto delle ore di viaggio, sono stati un po’ meno di 4, ma ho cercato di sfruttarli al meglio. Viaggio in treno semivuoto, da leggere ho La mite di Dostoevskij, e dal finestrino un bel panorama fatto di: mare, spiagge, e all’altezza di Vasto, anche di cielo plumbeo e acquazzone. Arrivo alla stazione di Pescara e c’è Valerio sul piazzale ad attendermi; pochi minuti di strada e siamo a Chieti, e poi al B&B. Un paio d’ore per sistemarmi e poi sono pronta per uscire: Valerio, Marina, Valentina e Cristina, tutti con me in giro per Chieti, prima dell’ottima cena, a casa loro.

Questo tempo lo abbiamo impiegato passeggiando lungo Corso Marrucino, cioè la strada pedonale che è anche la strada più importante del centro storico; in questa strada c’è il Teatro Marrucino, che purtroppo non sono riuscita a visitare, nonostante i ripetuti tentativi, ma tant’è, ospitava una compagnia teatrale nel pieno delle prove, e quindi non era aperto alle visite turistiche. Proseguendo, arriviamo alla Cattedrale di San Giustino, la guardo da fuori, perché è chiusa per via dell’orario. La piazza antistante è completamente smantellata per lavori di ristrutturazione. Nelle vicinanze, la Boutique Pascetta, storico negozio teatino di abbigliamento. La titolare ci dà importanti informazioni sulla Cattedrale e dintorni.

Inizia la visita

La mattina dopo, è il 28 luglio, vengono a prendermi dal B&B e nonostante il forte caldo, iniziamo con le visite previste. Prima però, facciamo sosta in gelateria. Con il nostro gelato da passeggio, ci avviamo verso la Cattedrale di San Giustino, questa volta l’orario è giusto. La piazza antistante da alcuni anni ha preso il nome della cattedrale; prima si chiamava Piazza Vittorio Emanuele II. La cattedrale, davvero imponente, è stata costruita sulle rovine di una chiesa precedente, anche se alcune fonti parlano di tempio pagano. Intorno al 1700 e quasi per tutto il 1800, gli interni, a tre navate, cominciano ad assumere le tipiche caratteristiche dell’arte barocca.

Ci sono diverse cappelle: Cappella di San Gaetano, Cappella della Mater Populi Teatini, Cappella di San Giustino Vescovo e il Cappellone del Santissimo Sacramento.

Nei primi decenni del 1900 si procedette al rifacimento della facciata esterna, in stile romanico. Il campanile è stato costruito in tempi diversi: la base risale all’anno 1000, mentre gli altri blocchi e la cuspide, al 1400. La cripta. E’ dedicata a San Giustino e risale all’anno mille. In origine era un luogo essenziale, in perfetto stile romanico, ma quando nella cattedrale fu introdotto lo stile barocco, anche la cripta rientrò nella trasformazione e da luogo spartano, divenne luogo di gran lusso.

Intorno al 1970 si riportò la cripta alle origini e tutti gli stucchi, i decori e qualsiasi riferimento al barocco, eliminati.

Oltre alla cattedrale, ho visitato altre 2 chiese: Chiesa di Santa Chiara, del XVIII sec. (per me più bella della Cattedrale) e Chiesa di San Domenico, del 1600 anche questa molto bella e barocca. La trovate sul Corso Marrucino e in origine ospitava un liceo classico, uno dei primi dell’Abruzzo.

Pranziamo in trattoria, pomeriggio di relax al B&B e serata a cena in campagna. Ho mangiato un’ottima mugnaia, proprio buona, in zona Città Sant’Angelo.

Il giorno dopo, è il 29 luglio, è il turno di Parco di Villa Frigerj; si tratta di una villa patrizia all’interno di un giardino comunale in perfetto stile neoclassico, quindi ottocentesca. Costruita nella prima metà del 1800 dal Barone Frigerj; i terreni intorno, da agricoli divennero giardino a terrazze, con fontane, viali e busti di personaggi illustri teatini. Attualmente, la villa ospita il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo. Qui trovate la celebre statua del Guerriero di Capestrano, in una saletta creata appositamente, a temperatura controllata. Visitate questo museo perché vi piacerà, e tra l’altro con l’occasione vedrete gli interni della villa.

I Tempietti Romani. Scoperti per caso agli inizi del 1900, sono 3 tempietti probabilmente dedicati al culto di Giove, Giunone e Minerva. Sono i più antichi della zona, per quanto riguarda i luoghi di culto. Ancora una pausa pranzo nella stessa trattoria del giorno prima (mi scuso, ma non ricordo il nome) e poi La Civitella.

Il Museo Archeologico La Civitella è un complesso museale costituito da un auditorium, giardini, un laboratorio archeologico, spazi per attività di gioco, e poi una struttura che ospita mostre temporanee. Si trova nella parte alta di Chieti, e infatti dalle terrazze del museo, ma anche dalla strada si gode di un notevole panorama. Anche per questo, Chieti è soprannominata Terrazza d’Abruzzo. All’interno è molto bello e spazioso e soprattutto interessante, per tutto quello che riguarda l’archeologia di Chieti.

Qui ce la siamo presa veramente comoda. Pomeriggio di riposo al B&B e ancora cena in un locale tipico e premiato nei concorsi di cucina. Questa volta ci sono anche Mario, Giulia e il piccolo Leo.

Il giorno dopo, è il 30 luglio, giorno di rientro a casa. Colazione, trasferimento alla stazione di Pescara e promessa ai miei amici di ritornare per fine novembre. C’è da passare una giornata in montagna, e provare a visitare il Teatro Marrucino, e magari Chieti sotterranea.

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Ho visitato Castro 2 volte certamente, ma forse anche 3. La prima volta era fine luglio ed ero incinta; la seconda, era agosto di qualche anno dopo e nel frattempo avevo due figlie.

Castro è un comune del Salento, in provincia di Lecce. Si divide in Castro Marina e Castro Superiore. Benché sia un piccolo centro, le sue origini sono molto antiche e si devono ai Cretesi; i Romani la chiamarono Castrum Minervae e durante il Medioevo fu sede vescovile.

Cosa visitare

Come ogni luogo che si rispetti, ha una cattedrale e un castello. La Chiesa dell’Annunziata, costruita nel XII secolo, pare sui resti di un tempio greco, aveva nel suo progetto originario un impianto di stile romanico; nei secoli, però ha subìto diversi rimaneggiamenti e questo sino al 2010.

Il Castello di Castro fu costruito a difesa della città e la cinta muraria è, in buona parte, ancora presente. Dal 1480 e per quasi un secolo, subì tre assalti da parte dei Turchi, con il risultato che fu quasi completamente distrutto. Ha una pianta rettangolare e 4 torri, la più alta si chiama Torre Cavaliera.

Castro è anche zona di grotte: Grotta Zinzulusa e Grotta Romanelli sono le più conosciute; poi ci sono Grotta Azzurra e Grotta Palombara. La Zinzulusa presenta acque dolci e acque salate, fredde e trasparenti. È conosciuta per la sua biodiversità e la formazione risale al Pliocene. La Romanelli è l’altra grotta presente lungo la costa salentina. È lunga 35 metri, non è consentito l’accesso e la sua formazione risale al Paleolitico.

Per finire

Castro ha un bellissimo mare ma non ha spiagge. Tenetelo a mente se scegliete questo paese per le vostre vacanze. In ogni caso, in Salento c’è l’imbarazzo della scelta per chi voglia fare vacanze di mare. Buon viaggio

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Lecce

di Le righe di Ornella

Nel mio sangue c’è Lecce, la nonna materna era una leccese purosangue. C’è anche la Sicilia (Palermo, Messina) e Monopoli. Solo Meridione. Lecce, nel 2015 è stata capitale italiana della cultura ed è famosa per la sua architettura barocca, definita appunto barocco leccese. Questo stile si diffuse a partire dal ‘600 e all’inizio riguardò gli edifici pubblici, successivamente anche quelli privati.

Le chiese invece, prevalentemente medievali, divennero barocche proprio con l’aggiunta degli elementi caratteristici di questo stile: frutta, fiori come metafora della presenza di Dio.

Cosa vedere

Lecce è chiamata anche città delle chiese, per il numero (40) e per la bellezza di questi edifici. La Basilica di Santa Croce è il simbolo della città e pare che le ricche e complesse decorazioni della facciata siano un omaggio alla vittoria durante la Battaglia di Lepanto, che segnò la sconfitta dell’Impero Ottomano, da parte dell’Occidente. Il Duomo di Lecce, dedicato a Santa Maria Assunta è la chiesa più importante della città e si trova in Piazza Duomo, nel centro storico. Possiede due facciate, una a sinistra della costruzione e l’altra che si affaccia sulla piazza. Curiosamente, l’ingresso principale è più semplice del secondario. Al suo interno si trovano 12 altari e un soffitto ligneo nel quale sono incastonate 4 tele di Giuseppe da Brindisi. Non le elencherò tutte 40, anche perché non le conosco. Ma se voi lettori, invece sì, potete scrivere nei commenti notizie di storia e arte.

Le Porte

Lecce ha almeno 3 porte monumentali: Porta San Biagio, con la statua del Santo in alto; Porta Rudiae che porta il nome del primo nucleo di abitanti di quella che poi sarebbe diventata la periferia di Lecce; Porta Napoli (o Arco di Trionfo), costruita a metà del’500 in segno di riconoscimento verso Carlo V, che aveva promosso diverse opere di fortificazione e ammodernamento della città; poi c’era Porta San Martino che collegava Lecce al mare e che non esiste più.

Le Piazze

Piazza Duomo è una piazza chiusa poiché un tempo aveva le sue porte; oggi rimangono i mozzi ed è antistante al Duomo, appunto. Il salotto buono di Lecce è, però, Piazza Sant’Oronzo: in questa piazza troverete l’Anfiteatro Romano, costruito fra il I-II secolo dopo Cristo, la Chiesetta di San Marco, Il Palazzo del Seggio e la Colonna di Sant’Oronzo.

Siti Archeologici

Dei siti archeologici di Lecce conosco solo l’Anfiteatro Romano; costruito sotto Augusto, poteva contenere fino a 25.000 spettatori. Nel tempo fu trascurato e addirittura nascosto da altre costruzioni ed edifici. Nei primi del ‘900 durante gli scavi per la costruzione della Banca d’Italia, finalmente ritornò alla luce. Il Teatro Romano, anch’esso costruito sotto Augusto, era aperto da aprile a ottobre, aveva più di 15 file per i posti a sedere, che erano divisi per classi sociali. Sull’Ipogeo Palmieri e sul Parco Archeologico di Rudiae non scriverò nulla perché non li ho ancora visitati.

Di vita familiare e dintorni

Le mie figlie impararono ad andare in bicicletta senza rotelle, proprio a Lecce e precisamente al Monastero dei Teatini. Si tratta di un monastero che per diversi secoli ha ospitato i padri teatini. Dopo la cancellazione degli ordini religiosi, il monastero fu ceduto al Comune di Lecce che lo utilizzò come scuola e caserma ed è facile immaginare che abbia subìto dei cambiamenti architettonici. Oggi è destinato a eventi culturali e infatti la prima volta in cui ci sono stata partecipavo ad una fiera di antiquariato, organizzata nel cortile interno. E proprio in quel cortile, con due biciclette acquistate da un anziano signore del posto, le mie figlie si lanciarono nella nuova esperienza.

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Èze Village, detto anche Eza è un minuscolo comune francese, un borgo medievale, situato nel dipartimento delle Alpi Marittime, della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Quando scrivo minuscolo, non sto affatto esagerando. È a 424 metri sul livello del mare e si sviluppa in verticale. La circolazione è solo pedonale, e se vi capitassero sottomano fotografie delle viuzze, capireste perché. Ci sono stata diverse volte, è un po’ un posto da favola, indietro nel tempo e la vista del mare dall’alto è mozzafiato. Per dirla tutta, in quella zona il panorama è spettacolare e siccome Èze si trova tra Montecarlo e Nizza, percorrere quelle strade ricorda molto “Caccia al ladro” di Hitchcock, con Grace Kelly e Cary Grant.

Un po’ di notizie

Quando leggo di posti che sono visitabili in un giorno, sono sempre un po’ scettica; nel caso di Èze è possibile.

Intanto suggerisco il Cammino di Nietzsche: si tratta di un sentiero in salita, diciamo che essere allenati a camminare aiuta, che pare sia stato percorso dal filosofo e che lo abbia ispirato per la stesura di Così parlò Zarathustra. Questo sentiero non ha in sé elementi caratteristici, ma il panorama che si può osservare merita la fatica.

Il Giardino Esotico. È relativamente giovane, poiché la sua creazione risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ha una importante varietà di piante, una cascata, e una terrazza da cui si può ammirare il panorama. Stavo dimenticando di aggiungere che questo giardino si trova all’interno delle rovine di un Castello.

Il Forte della Rèvere. Edificio militare costruito alla fine dell’800, sopra il villaggio.

In generale, tutto l’abitato con le sue stradine, gli angoli fioriti, percorsi che sembrano labirinti, laboratori artigianali, piccoli negozi e tanto verde.

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Un viaggio, lungo o breve, vicino o lontano, è un buon modo per salutare sia l’anno che si chiude, che quello che si apre. E così, il 2 gennaio scorso, siamo partiti alla volta del Molise. Destinazione Campobasso. Il Molise è, credo, l’unica regione d’Italia, di cui seriamente o meno, si dubita che esista: “Il Molise non esiste” è diventato un tormentone.

Dove abbiamo soggiornato

Siamo arrivati a Campobasso, e quindi a Palazzo Cannavina, nel primo pomeriggio. Palazzo Cannavina è una dimora nobiliare costruita nella prima metà del 1500 e completamente ristrutturata, due secoli dopo. Ha avuto, nel tempo, diversi proprietari, ma porta il nome della famiglia che la comprò alla fine del 1800. Oggi è una elegante struttura ricettiva, in cui gli ospiti si trovano immersi nell’arte, nella storia e nel design.

Se vi ho incuriosito andate su https://www.palazzocannavina.com/.

Cosa abbiamo visitato

Dopo aver sistemato armi e bagagli nel B&B, ci siamo preparati per andare a cena e nel frattempo, passeggiare per Campobasso. Strade pedonali addobbate per Natale, luci e freddo tipico. Essendo domenica, sapevamo che le trattorie sarebbero state chiuse, per cui abbiamo optato per una pizzeria. Pizza buonissima, in stile napoletano. Dopo cena, ancora due passi, poi rientro in struttura, buona dormita e pronti per una giornata di scoperta.

Agnone, è stata la prima tappa. È in provincia di Isernia, ha una posizione panoramica su un colle alberato ed è conosciuta per la produzione di campane, sin dal Medioevo. Il Museo storico della Campana, adiacente alla Pontificia Fonderia Marinelli, è molto ricco di documenti antichi, bellissimi esemplari di campane e calchi decorativi. La visita guidata, prevede momenti diversi e si conclude con un grazioso concerto di campane. A Campobasso, oltre a lunghe passeggiate, abbiamo visitato il Castello Monforte, costruito nel 1549; al suo interno ospita il sacrario dei caduti e dal piazzale antistante, si ammira il bel panorama della città.

Appena sotto il Castello Monforte, si trova il Viale della Rimembranza, come in tante città italiane, voluto per ricordare e onorare i caduti della Prima Guerra Mondiale. Di seguito, la chiesa di S. Giorgio, la chiesa di S. Bartolomeo e la chiesa di S. Antonio Abate. Villa De Capoa, un giardino del ‘700, contiene una grotta di tufo, una fontana, due tombe e in origine faceva parte del Monastero di Santa Maria delle Grazie. Passata, ai privati, nel 1875 fu donata al comune. Il Museo Sannitico e Palazzo Pistilli erano chiusi, così come erano chiusi gli scavi archeologici di Pietrabbondante, altro comune in provincia di Isernia (almeno durante il nostro soggiorno).

A Campobasso abbiamo anche visto la mostra dedicata a Giovanni Boldini, nella sede della Fondazione Molise Cultura.

Un’altra tappa molto interessante è stata Roccamandolfi. Piccolo comune, confinante con Campobasso ma che appartiene a Isernia, è davvero molto carino ma la sua fama è legata al fenoneno del brigantaggio. Se capitaste in quella zona vi consiglio di visitare il Museo del Brigantaggio, un museo multimediale con annessa biblioteca.

In cima al colle su cui sorge questo paese, si trovano i resti di un Castello Longobardo-Normanno e, nei pressi, un Ponte Tibetano, installazione turistica.

Quando siamo andati a Castelpetroso, il tempo era grigio e freddo. Poca gente per strada, sebbene le scuole fossero ancora chiuse per le vacanze natalizie. Si può visitare il castello, che oggi ospita un Presepe molisano del 1500 e il Museo di arte contadina. Dopo un giro per il paese siamo saliti verso il Santuario, la Basilica Minore dell’Addolorata. Questo santuario è stato eretto nel punto in cui nel 1888, due contadine ebbero in apparizione la Madonna. A questo punto, eravamo quasi alla fine della vacanza; nel giorno dell’Epifania, andammo a Sepino per visitare l’area archeologica. Altra giornata fredda e in più, senza visita guidata. Andò bene, comunque. Alla Cascata della Castagna, invece, solo una puntata breve, poiché a causa della pioggia, il sentiero era particolarmente scivoloso e non avevamo le scarpe adatte.

Il giorno dopo, ultima colazione in struttura, saluti di rito e acquisti in una salumeria tipica molisana. Comprare cibo del posto, quando si viaggia, è sempre una buona idea. Siete d’accordo?

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Padova

di Le righe di Ornella

Padova è un ricordo lontano di metà anni ’80. E non fu neanche una vacanza, ma una toccata e fuga in un giorno di novembre. Bella giornata, soleggiata e tiepida.

Vi anticipo che sarà un articolo particolarmente breve, poiché non ebbi molto tempo per visitare, ma qualcosa posso scriverla. Intanto, esattamente come Bologna, Padova ha tanti portici, per cui è agevole da percorrere a piedi, anche nelle giornate di pioggia. Inoltre le cose interessanti da visitare sono abbastanza vicine tra loro, e anche questo se si ha poco tempo, giova.

Dunque, cominciamo con la Basilica di Sant’Antonio da Padova, una delle chiese più visitate al mondo, dal turismo religioso. Costruita per custodire i resti del Santo, contiene al suo interno una piccola chiesa preesistente, dedicata alla Madonna Mora. Un’altra, fra le tante caratteristiche, è l’aggregazione di stili: romanico, gotico, bizantino e moresco, fanno tutti parte della struttura architettonica della Basilica. Dopo aver visitato la Basilica, si potrà fare un giro per le piazze. Che io sappia, Padova ne ha almeno 4: Piazza della Frutta, Piazza Erbe, Piazza dei Signori e Prato della Valle.

Quest’ultima, è la piazza più grande di Padova e fra le più grandi del mondo. Piazza della Frutta e Piazza Erbe sono i luoghi commerciali da sempre dei padovani. Piazza dei Signori, invece ospita la Torre dell’Orologio. Costruita nella seconda metà del 1400, ospita un orologio astronomico che ancora oggi conserva i suoi originari ingranaggi e, oltre a segnare il temo, indica le fasi lunari e notizie di astrologia.

Dove fare una pausa tra una visita e un’altra

Al Caffè Pedrocchi. Preciso subito che non ci sono mai stata poiché al tempo della mia visita, questo bar era chiuso per questioni legali fra il Comune di Padova e i gestori dell’esercizio. Quello che ho imparato su questo caffè storico, costruito nella prima metà dell’800, è che viene chiamato anche Caffè senza porte, per il fatto che fino al 1916 era aperto giorno e notte. Pedrocchi è il cognome del fondatore e dopo un passaggio di padre in figlio, l’ultimo erede decise di donarlo al Comune di Padova.

Dopo la pausa caffè

Finito l’intermezzo, si procede verso la Cappella degli Scrovegni. E’ indiscutibilmente un capolavoro dell’arte italiana del 1300. Voluta dal banchiere Enrico degli Scrovegni, fu intitolata a Santa Maria della Carità. Oggi appartiene al Comune di Padova ed è famosa in tutto il mondo per la presenza di un ciclo di affreschi di Giotto, che descrivono la storia di Gioacchino e Anna, la storia di Maria e la storia di Cristo. Da quest’anno è entrata a far parte dell’UNESCO. Per conservare al meglio la qualità degli affreschi, le stanze hanno una temperatura di 18° e le visite sono possibili solo in piccoli gruppi e hanno una durata ben precisa. Conviene prenotare. Buon viaggio

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Pescara

di Le righe di Ornella

La prima volta in Abruzzo risale al 1976, viaggio di agosto con la mia famiglia. Avevamo la roulotte, quindi il contatto con la natura era assicurato. Purtroppo, quell’anno agosto fu parecchio piovoso per cui la vacanza durò meno del previsto, ma fu bella, interessante e con qualche novità, per esempio che feci il mio primo giro a cavallo. No, era un pony, comunque aveva 4 zampe.

Mio padre preparò l’itinerario qualche giorno prima della partenza. Pescara era una delle tappe, ma poi fu l’ultima perché, appunto, la pioggia continua ci impose di anticipare il rientro.

Per fortuna, per la tappa a Pescara beccammo un giorno soleggiato e caldo. La prima cosa che visitammo (manco a dirlo) fu la casa di Gabriele D’Annunzio. Avevo 11 anni e non ero mai entrata prima di allora nella casa di un personaggio importante (fra tante cose ha inventato diverse parole, e anche il mio nome). Mi ricordo che feci fatica a non toccare le cose che facevano parte dell’arredo; e non sapevo che molti anni dopo mi sarei occupata di antiquariato, ma certamente già apprezzavo.

La visita fu tranquilla, anche se c’erano diversi turisti come noi, e ricordo che c’era una guida, ma è un ricordo vago. Bella casa, e mi dicono che il “Vittoriale degli Italiani” sia ancora più bello, e bisogna che vada a visitarlo.

Lasciata la casa-museo di D’annunzio, si possono raggiungere i Trabocchi. Si tratta di antiche palafitte che erano l’abitazione dei pescatori e delle loro famiglie e consentivano di pescare rimanendo a casa. Oggi sono dei tipici e ricercati ristoranti di pesce. Non ci sono mai stata, anche nelle visite successive alla città, poiché la cucina di pesce non è tra le mie favorite. Poi c’è il Lungomare di Pescara, un viale alberato, lungo 10 km con pista ciclabile, che passeggiando troverete molto rilassante.

E a proposito di mare, a Pescara c’è il ponte più lungo d’Italia, il Ponte di Mare. Costruito nel 2009, collega da nord a sud il fiume Pescara. Sapevate che Pescara prende il nome dal fiume che l’attraversa?

Per passeggiare o semplicemente per fare una pausa caffè o proprio mangiare, potrete visitare Piazza della Rinascita, diciamo il salotto di Pescara; è sempre pedonale ed è molto carina. L’ultima volta in cui ci sono stata ho comprato 4 libri da un ambulante che aveva la bancarella all’ingresso della zona pedonale. Ce n’era più di uno, per la verità. Di piazze a Pescara, ce ne sono almeno altre 3, fra centro moderno e centro storico.

Se invece volete passeggiare nel silenzio della natura, potete visitare la Pineta d’Avalos, dal nome degli antichi proprietari. E’ una riserva naturale, protetta dalla Regione Abruzzo. Viene anche chiamata Pineta Dannunziana, ma ne ignoro il motivo.

Ovviamente, come per ogni città che si rispetti ha anche la sua architettura religiosa e militare: la Cattedrale di San Cetteo, voluta da D’Annunzio e nella quale si trova la tomba di sua madre (per citarne una); Il Bagno Borbonico, antico carcere del Regno delle Due Sicilie ma di costruzione più antica, XVI secolo.

Questo, e molto altro potrete visitare a Pescara e non dimenticate Corso Manthoné, nel centro storico.

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