Viaggi

Normalmente non parlo di ciò che non conosco, o che conosco poco; nel caso dei viaggi, farò una eccezione perché esistono anche quelli di fantasia.

Padova

di Le righe di Ornella

Padova è un ricordo lontano di metà anni ’80. E non fu neanche una vacanza, ma una toccata e fuga in un giorno di novembre. Bella giornata, soleggiata e tiepida.

Vi anticipo che sarà un articolo particolarmente breve, poiché non ebbi molto tempo per visitare, ma qualcosa posso scriverla. Intanto, esattamente come Bologna, Padova ha tanti portici, per cui è agevole da percorrere a piedi, anche nelle giornate di pioggia. Inoltre le cose interessanti da visitare sono abbastanza vicine tra loro, e anche questo se si ha poco tempo, giova.

Dunque, cominciamo con la Basilica di Sant’Antonio da Padova, una delle chiese più visitate al mondo, dal turismo religioso. Costruita per custodire i resti del Santo, contiene al suo interno una piccola chiesa preesistente, dedicata alla Madonna Mora. Un’altra, fra le tante caratteristiche, è l’aggregazione di stili: romanico, gotico, bizantino e moresco, fanno tutti parte della struttura architettonica della Basilica. Dopo aver visitato la Basilica, si potrà fare un giro per le piazze. Che io sappia, Padova ne ha almeno 4: Piazza della Frutta, Piazza Erbe, Piazza dei Signori e Prato della Valle.

Quest’ultima, è la piazza più grande di Padova e fra le più grandi del mondo. Piazza della Frutta e Piazza Erbe sono i luoghi commerciali da sempre dei padovani. Piazza dei Signori, invece ospita la Torre dell’Orologio. Costruita nella seconda metà del 1400, ospita un orologio astronomico che ancora oggi conserva i suoi originari ingranaggi e, oltre a segnare il temo, indica le fasi lunari e notizie di astrologia.

Dove fare una pausa tra una visita e un’altra

Al Caffè Pedrocchi. Preciso subito che non ci sono mai stata poiché al tempo della mia visita, questo bar era chiuso per questioni legali fra il Comune di Padova e i gestori dell’esercizio. Quello che ho imparato su questo caffè storico, costruito nella prima metà dell’800, è che viene chiamato anche Caffè senza porte, per il fatto che fino al 1916 era aperto giorno e notte. Pedrocchi è il cognome del fondatore e dopo un passaggio di padre in figlio, l’ultimo erede decise di donarlo al Comune di Padova.

Dopo la pausa caffè

Finito l’intermezzo, si procede verso la Cappella degli Scrovegni. E’ indiscutibilmente un capolavoro dell’arte italiana del 1300. Voluta dal banchiere Enrico degli Scrovegni, fu intitolata a Santa Maria della Carità. Oggi appartiene al Comune di Padova ed è famosa in tutto il mondo per la presenza di un ciclo di affreschi di Giotto, che descrivono la storia di Gioacchino e Anna, la storia di Maria e la storia di Cristo. Da quest’anno è entrata a far parte dell’UNESCO. Per conservare al meglio la qualità degli affreschi, le stanze hanno una temperatura di 18° e le visite sono possibili solo in piccoli gruppi e hanno una durata ben precisa. Conviene prenotare. Buon viaggio

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Pescara

di Le righe di Ornella

La prima volta in Abruzzo risale al 1976, viaggio di agosto con la mia famiglia. Avevamo la roulotte, quindi il contatto con la natura era assicurato. Purtroppo, quell’anno agosto fu parecchio piovoso per cui la vacanza durò meno del previsto, ma fu bella, interessante e con qualche novità, per esempio che feci il mio primo giro a cavallo. No, era un pony, comunque aveva 4 zampe.

Mio padre preparò l’itinerario qualche giorno prima della partenza. Pescara era una delle tappe, ma poi fu l’ultima perché, appunto, la pioggia continua ci impose di anticipare il rientro.

Per fortuna, per la tappa a Pescara beccammo un giorno soleggiato e caldo. La prima cosa che visitammo (manco a dirlo) fu la casa di Gabriele D’Annunzio. Avevo 11 anni e non ero mai entrata prima di allora nella casa di un personaggio importante (fra tante cose ha inventato diverse parole, e anche il mio nome). Mi ricordo che feci fatica a non toccare le cose che facevano parte dell’arredo; e non sapevo che molti anni dopo mi sarei occupata di antiquariato, ma certamente già apprezzavo.

La visita fu tranquilla, anche se c’erano diversi turisti come noi, e ricordo che c’era una guida, ma è un ricordo vago. Bella casa, e mi dicono che il “Vittoriale degli Italiani” sia ancora più bello, e bisogna che vada a visitarlo.

Lasciata la casa-museo di D’annunzio, si possono raggiungere i Trabocchi. Si tratta di antiche palafitte che erano l’abitazione dei pescatori e delle loro famiglie e consentivano di pescare rimanendo a casa. Oggi sono dei tipici e ricercati ristoranti di pesce. Non ci sono mai stata, anche nelle visite successive alla città, poiché la cucina di pesce non è tra le mie favorite. Poi c’è il Lungomare di Pescara, un viale alberato, lungo 10 km con pista ciclabile, che passeggiando troverete molto rilassante.

E a proposito di mare, a Pescara c’è il ponte più lungo d’Italia, il Ponte di Mare. Costruito nel 2009, collega da nord a sud il fiume Pescara. Sapevate che Pescara prende il nome dal fiume che l’attraversa?

Per passeggiare o semplicemente per fare una pausa caffè o proprio mangiare, potrete visitare Piazza della Rinascita, diciamo il salotto di Pescara; è sempre pedonale ed è molto carina. L’ultima volta in cui ci sono stata ho comprato 4 libri da un ambulante che aveva la bancarella all’ingresso della zona pedonale. Ce n’era più di uno, per la verità. Di piazze a Pescara, ce ne sono almeno altre 3, fra centro moderno e centro storico.

Se invece volete passeggiare nel silenzio della natura, potete visitare la Pineta d’Avalos, dal nome degli antichi proprietari. E’ una riserva naturale, protetta dalla Regione Abruzzo. Viene anche chiamata Pineta Dannunziana, ma ne ignoro il motivo.

Ovviamente, come per ogni città che si rispetti ha anche la sua architettura religiosa e militare: la Cattedrale di San Cetteo, voluta da D’Annunzio e nella quale si trova la tomba di sua madre (per citarne una); Il Bagno Borbonico, antico carcere del Regno delle Due Sicilie ma di costruzione più antica, XVI secolo.

Questo, e molto altro potrete visitare a Pescara e non dimenticate Corso Manthoné, nel centro storico.

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Mentone

di Le righe di Ornella

Mentone è più carina del nome che porta. E’ una città turistica della Costa Azzurra che si affaccia sulla baia del Mar Ligure e dista 11 km da Ventimiglia, città frontaliera della Liguria.

A proposito di Ventimiglia, sempre nella categoria viaggi, troverete un articolo che la riguarda.

Di Mentone conosco molto poco perché, quando ci andavo ero soprattutto in giro fra antiquari, in cerca di mobili e oggetti per il mio negozio. Ventimiglia era la base e la Costa Azzurra territorio di ricerca e acquisti.

Ciò che ricordo sempre di Mentone erano, anzi sono, i negozi della Rue Pietonne quelli per turisti con le ceste di saponette di tanti colori e profumazioni. Quasi tutti i negozi di articoli da regalo avevano cestini di saponette di Marsiglia, ma non da bucato. Ovvio, no? Non le ho mai comprate, perché non riuscivo a scegliere e dicevo sempre che ci sarei ritornata e infatti ritornavo, ma non le compravo mai. Poi ho smesso di andare in Costa Azzurra e sono passati parecchi anni, da allora.

Saponette a parte, la Rue Pietonne è piacevole esattamente come tutte le strade pedonali di tutte le città, non fosse altro che per il fatto che si cammina liberamente, senza automobili.

Esattamente come Nizza, anche Mentone ha la sua “promenade”: quella di Nizza si chiama Promenade Des Anglais” e quella di Mentone “Promenade Du Soleil”.

A proposito di Nizza, sempre nella categoria viaggi, troverete un articolo che la riguarda.

Un sito interessante che non si dovrebbe perdere è il Bastione, un piccolo forte voluto da Onorato II, sovrano del Principato di Monaco, nel XVII secolo. Oggi ospita le opere di Jean Cocteau.

Importante anche l’Orto Botanico, ma qui non ci sono mai stata per cui mi limito a consigliarvelo, per sentito dire.

L’architettura religiosa di questa città è varia: vi segnalo la Chiesa Russa e la Basilica di San Michele Arcangelo, ma ci sono altri siti meritevoli.

Buon viaggio e se ci siete già stati, scrivete nei commenti la vostra esperienza di turisti.

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Alberobello è un comune della provincia di Bari ed è Capitale dei Trulli.

I trulli rientrano nella cosiddetta “architettura spontanea”. Questa espressione indica l’edilizia più antica, costruita dall’uomo comune, senza l’intervento di un progettista.

I trulli sono realizzati con pietra a secco e hanno una forma conica; sono concentrati nella Valle d’Itria di cui Alberobello fa parte, insieme a Cisternino, Locorotondo e Martina Franca.

La fondazione di Alberobello risale al 1500, quando Andrea Matteo III Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano donò delle terre da coltivare e abitare, a condizione di ricevere una decima della produzione agricola. Nel 1797, da feudo degli Acquaviva d’Aragona, diventò città regia sotto i Borboni.

Fra le cose da vedere ci sono la Chiesa Matrice dedicata ai SS. Cosma e Damiano e la Parrocchia di S. Antonio da Padova, entrambe relativamente giovani.

I trulli sono ciò che caratterizza Alberobello e ciò che l’ha resa famosa nel mondo. Il “Trullo Sovrano”, è uno dei più grandi, costruito nella seconda metà del XVIII secolo, e oggi è una casa museo; i “Trulli Siamesi” sorgono nel Rione Monti e su di essi si racconta una leggenda di amore e gelosia.

Complessivamente, i trulli presenti nel Rione Monti sono più di mille distribuiti fra le stradine che convergono tutte sulla parte più alta del colle. Un’altra costruzione importante è “Casa Pezzolla”, un edificio che comprende 15 trulli, anch’esso museo. “Casa Pezzolla” è attigua all’Aia Piccola, rione che ospita 400 trulli, prevalentemente abitazioni private.

Bene, credo di aver detto quasi tutto, il resto scopritelo da soli. Un po’ di personale scoperta dei luoghi è sempre divertente. Buon viaggio!

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È carina già dal nome, ma è carina davvero in ogni caso. Martina Franca sorge sulle colline della Murgia ed è in provincia di Taranto. Il doppio nome è antico e nello specifico “Martina” deriva dalla devozione a San Martino di Tours, mentre “Franca” si deve a Filippo I d’Angiò che concesse alla città alcuni benefici in termini di tasse. E’ nella Valle d’Itria, insieme a Cisternino e Locorotondo. La Valle d’Itria è una fetta di territorio della Puglia e coincide con la Murgia meridionale.

La storia di Martina Franca, assomiglia a quella di tanti comuni del Meridione. Longobardi, Saraceni, Svevi e Angioini furono popolazioni e casati che governarono la città. In più, tra il 1300 e il 1400 una comunità ebrea allontanata dalla Francia, si stabilì proprio in questa città, o meglio nella sua periferia. La convivenza non fu facile, e anzi molti ebrei cedettero alla conversione forzata al Cristianesimo, dopo avere subìto maltrattamenti e, in ogni caso, senza mai ottenere il permesso di vivere in città.

Lo stile architettonico prevalente è il barocco e la Basilica di San Martino edificata nella metà del ‘700 è l’esempio più calzante, in Piazza Plebiscito. Incantevole la statua del santo patrono che cede il suo mantello al mendicante. La potete ammirare sulla facciata esterna. Anche all’interno ci sono opere d’arte interessanti, le reliquie di Santa Comasia e il presepe di Stefano da Putignano. Piazza Maria Immacolata è considerato il salotto della città, anche per via della forma semiellittica e dei portici che insieme creano un effetto avvolgente.

Il Municipio è ospitato all’interno del Palazzo Ducale, edificato nel 1600 e conosciuto per i suoi affreschi nelle sale del Mito, dell’Arcadia e della Bibbia. Martina ha diversi palazzi nobiliari, ma il più antico è Palazzo Turnone, di una antica e potente famiglia napoletana.

Vi segnalo, ma non lo conosco personalmente, il Museo del Bosco delle Pianelle, una riserva naturale dove si preservano specie vegetali e animali.

Per gli amanti della musica classica, il Festival della valle d’Itria è senza dubbio un appuntamento che non si può mancare; si svolge in estate e se non sono male informata, quest’anno si svolgerà tra la seconda metà di luglio ai primi di agosto. Covid permettendo.

Buona vacanza in Puglia

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Siamo stati a Tivoli in un sabato di giugno del 2017. Era una giornata molto calda e delle tre magnificenti ville che avremmo potuto visitare, scegliemmo Villa d’Este. Tivoli o “Tibur Superbum” come la definì Virgilio, è un comune della città metropolitana di Roma Capitale. Una leggenda vuole che sia sorto prima di Roma.

Confesso di non aver girato per la città, poiché il tempo a disposizione non era sufficiente, ma Villa d’Este l’abbiamo percorsa in lungo e in largo e anche se non avevamo una guida turistica che ci istruisse, la visita è stata interessante e soddisfacente.

Villa e giardino, furono commissionati dal cardinale Ippolito d’Este, figlio di Lucrezia Borgia e Alfonso I, all’architetto Pirro Ligorio. In ogni caso, non si trattò di una costruzione sorta dal nulla. La Storia racconta che Papa Giulio III, nominò il cardinale d’Este governatore di Tivoli, e gli donò un convento benedettino, come residenza personale. Questo convento, però, si presentava troppo spartano per le abitudini del cardinale: da qui l’idea di ristrutturarlo per renderlo più sontuoso, più adatto al suo rango.

La beffa fu che poi il cardinale poté godere della bellezza del posto per soli 3 mesi (se non ricordo male) poiché la ristrutturazione del convento aveva richiesto anni di lavori; questo perché l’avanzamento era strettamente legato alle sue vicende politico-ecclesiastiche, fatte di alti e bassi.

Tornando alla Villa, come per tutte le costruzioni antiche e fino al XIX secolo, era costituita da un piano nobile e un piano inferiore. Entrambi affrescati e ugualmente belli. Il giardino, è quasi una storia a sé. Intanto la progenie del cardinale lo arricchì, per esempio commissionando a Bernini la “Fontana del Giglio” detta anche “Bicchierone”. Dal vivo, credetemi, è di grande effetto. Ma la suggestione maggiore, almeno per me, è arrivata percorrendo il viale delle “Cento Fontane”. E’ un viale che collega la “Fontana dell’Ovato” alla “Rometta” dove sono presenti appunto 100 fontane disposte su 3 piani, che simboleggiano i 3 affluenti del Tevere. La Fontana dell’Ovato è anche detta regina delle fontane, poiché è nella sua vasca che confluiscono le acque del fiume Aniene. La Rometta, rappresenta Roma e le sue vittorie.

Le fontane sono tante e tutte molto belle e all’epoca della loro costruzione, sicuramente ancora di più. Oggi quello che ammiriamo è stato inevitabilmente intaccato dall’erosione dell’acqua, ma fascino e storia sono inalterati.

Tutte le altre tipo la “Fontana di Proserpina”, “Le Peschiere” e tante altre vi lasceranno a bocca aperta, garantito.

Villa Gregoriana e Villa Adriana sono nella lunga lista dei posti e siti da visitare. In futuro, scriverò di loro.

Buona visita

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E’ senza dubbio uno dei Comuni più famosi in Italia, e all’estero. Ospita eventi annuali importanti, e spesso produzioni cinematografiche.

Il suo centro storico è su una roccia a strapiombo sul bellissimo mare pugliese. Le origini di Polignano a Mare, sono molto antiche; nella frazione di Santa Barbara sono state trovate tracce dell’era neolitica, cosa del resto comune ad altri luoghi della Puglia.

In epoca romana, fu importante per i collegamenti fra Roma e Brindisi, e ancora oggi si può individuare la via Traiana che attraversa Lama Monachile. Chiamata anche Cala Ponte, Lama Monachile fu costruita in epoca borbonica. A causa delle mareggiate, o per esempio dopo l’alluvione del 2006, può subire modificazioni ma il suo indiscutibile fascino resta immutato; tra l’altro è l’immagine di Polignano più famosa all’estero.

Casa dell’Orologio. Edificio di epoca medievale, originariamente esponeva una meridiana, sostituita poi da un orologio tenuto in funzione dagli attuali proprietari dell’immobile. Questa casa si trova nel centro storico.

Chi conosce un po’ la Puglia, saprà delle torri di avvistamento. Durante il XVIII secolo, solo in Puglia se ne contavano più di 100, tutte le altre erano sparse per il Regno di Napoli. Ecco, a Polignano ce ne sono due. Torre S. Vito e Torre Incina. La prima, sorge nei pressi dell’Abbazia di S. Vito e la seconda a Cala Incina, una insenatura fra Polignano e Monopoli. L’Abbazia, si trova appena fuori il centro abitato, e rappresenta il sito più importante della cittadina (la vedete in foto). A partire dal 1500 ospitò i frati minori dei SS Apostoli, poi passò al Regio Demanio ma dopo l’Unità d’Italia, a nobili privati. La chiesa, edificata dai benedettini nel X secolo, attualmente appartiene al Ministero degli Interni. Questo particolare l’ho scoperto poco prima di scriverlo, perché do sempre per scontato che gli edifici religiosi appartengano al Vaticano.

Per concludere vi segnalo l’Arco Marchesale, o Porta Grande, si tratta di porta che dà l’accesso al centro storico. Edificata nel 1530, era compresa in una cinta muraria. Sopra l’Arco è possibile ammirare un dipinto della Crocifissione, di cui però l’Autore è ignoto.

Bene, buona visita, buon divertimento. E tanto cibo…

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Nizza

di Le righe di Ornella

Sono andata diverse volte a Nizza e già dalla prima, ebbi una impressione di familiarità. Come dire, nonostante fossi a molti chilometri dalla mia regione, era come se non mi fossi spostata molto. Poi capì che mi ricordava Bari. Lo dissi a un signore che abitava, anzi abita, al confine italiano e scoppiò a ridere. Ma io ero seria e quando ripenso alle strade larghe, alle rotonde, al lungomare, che vi devo dire, ripeto sempre quell’accostamento della prima volta.

Per le prime due o tre estati da turista, poi da antiquaria, in giro per negozi e mercati di altri antiquari. Il mercato di cose antiche è di lunedì. Avevo scritto “era”, poi ho dato un’occhiata su internet e ho visto che c’è ancora e lo fanno in Cours Saleya. Cose belle per tutte le tasche.

Nizza si affaccia sulla Costa Azzurra ed è molto vicina all’Italia. Ha origini molto antiche: fu, infatti, fondata da coloni Greci prima di Cristo e chiamata Nikaia; Nicaea, invece, dai Romani. Per la sua importanza, soprattutto commerciale, è stata nel corso dei secoli molto contesa fra Longobardi, Saraceni ma soprattutto fra Italiani e Francesi. Questa altalena è andata avanti fino al 1860, quando passò definitivamente alla Francia, e da lì in poi perse gradualmente tutte le caratteristiche di italianità: per esempio l’uso della lingua italiana che dalla metà del ‘500 era la lingua di governo, la trasformazione dei cognomi in francese e la chiusura di alcuni giornali.

Quando deciderete di visitarla, scoprirete che ha una forte vocazione turistica ed è veramente carina. Non so con cosa iniziare l’elenco, ma direi che la “Promenade des Anglais”, cioè una passeggiata che costeggia il lungomare, che ospita eventi importanti e le famose sedie blu per ammirare il mare, non dovrà sfuggirvi. Baie des Anges è il nome del lungomare. “Palais Lascaris”, antico palazzo del 1600, appartenuto a una famiglia nobile è oggi un importante museo della musica e si trova nel centro storico.

“Place Massena” (1840) è la piazza più importante di Nizza; circondata da portici che ospitano negozi, caffè e ristoranti ma anche una famosa installazione di Jaume Plensa, che si chiama “Conversazione a Nizza”, formata da 7 statue che rappresentano i continenti. Un’altra piazza importante è “Place Garibaldi” e il nome dice tutto. “Parc Phoenix” è un parco botanico molto interessante con fontane animate a ritmo di musica classica, padiglioni con molte specie di farfalle e volatili e percorsi di scienze naturali, molto interessanti per tutte le età.

Segnalo, ma non li ho ancora visitati, il “Museo Matisse” e le due Cattedrali: una di religione russa ortodossa S. Nicola e l’altra di religione cattolica dedicata a Santa Reparata.

Ovviamente c’è tanto altro da visitare, ma poi ciascuno sceglie l’itinerario in base a gusti e interessi personali. Buon viaggio!

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Esattamente come per la gita a Trani e Barletta, quella alla Certosa di Padula e alle Grotte di Pertosa-Auletta, iniziò con un Sole caldo in una giornata limpida. Piano piano diventò di nuvole e pioggia.

La Certosa di Padula.

Arrivati sul posto appresi, dalla Guida che ci avevano assegnato, che si chiama anche Certosa di San Lorenzo. In Campania ci sono 3 Certose. Questa fu la prima a essere edificata, ed è la più grande d’Italia. La costruzione, che risale al 1300, fu voluta da Tommaso II Sanseverino, nobile ricco e potente che, per assicurarsi la benevolenza del sovrano Angioino, decise di dedicare ai Certosini (Ordine religioso francese) questo monastero. Il sito scelto per la sua edificazione aveva due vantaggi: la qualità dei terreni circostanti che avrebbe garantito lavoro e autosufficienza ai monaci; la possibilità di controllare le vie di collegamento del Regno di Napoli. Nel tempo, l’abbondanza dei prodotti della terra superò le aspettative dei monaci, che poterono avviare il commercio degli stessi. Dopo la caduta della dinastia dei Sanseverino, i monaci diventarono proprietari della Certosa.

Nei secoli successivi, la Certosa di Padula conobbe interventi architettonici, rifacimenti e ampliamenti, che la arricchirono e abbellirono. Subì anche periodi avversi. Durante il periodo Napoleonico, Murat la trasformò in caserma e mise fuori i monaci. Non solo. Le ricchezze e l’importante biblioteca, furono dispersi. Con la dinastia dei Borboni rientrarono in possesso dell’edificio, ma il prestigio di cui avevano goduto per secoli, nel frattempo era finito. Dopo l’Unità d’Italia dovettero, ancora una volta, andare via.

Oggi, alcune sale ospitano il “Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale” (ho cercato la dicitura esatta perché non me la ricordavo). Non mi cimenterò nella descrizione architettonica, non è il mio campo, poi non ricordo tutto quello che ci disse la Guida e comunque ci sono pubblicazioni autorevoli sull’argomento (anche riguardo la leggenda della “frittata di 1.000 uova” preparata proprio nella cucina della Certosa). Quello che posso dirvi è che si respira ancora la sobrietà e l’austerità tipica dell’Ordine certosino, che è un po’ in contrasto con lo stile Barocco che ha acquisito con i rimaneggiamenti del 1700.

Dopo un intervallo per il pranzo a sacco, abbiamo ripreso la strada per l’altro appuntamento.

Le Grotte di Pertosa-Auletta.

Queste Grotte si collocano all’interno dei Monti Alburni. Sono particolarmente interessanti per 2 motivi: nel secondo millennio a.C. ospitarono insediamenti urbani, come testimoniato da vasellame e utensili. Questi oggetti si trovano in 3 musei: “Museo preistorico etnografico di Roma”, “Museo archeologico nazionale di Napoli” e “Museo provinciale di Salerno”.

Inoltre, all’interno delle Grotte c’è un fiume navigabile, il “Negro”. Ovviamente ho fatto la mia parte e sono salita in barca. La navigazione mi è sembrata la scena di un film storico, perché la barca era trainata a mano, quindi molto silenziosa. A parte l’acqua mossa dalla barca non si sentiva altro. Attualmente, non esiste una mappatura completa delle Grotte, poiché sono molto estese, anche se si parla di una lunghezza di almeno 3 chilometri. In ogni caso, la parte visitabile è molto bella, anche per l’impianto di luci colorate che creano un effetto davvero suggestivo.

Da diversi anni, le Grotte, ospitano rappresentazioni teatrali ed eventi, in genere. “L’Inferno di Dante nelle Grotte” è una delle più longeve. Dimenticavo di aggiungere che il calcare impiega ben 100 anni per crescere di un centimetro. Immaginate che danno enorme si rischi anche solo toccando queste formazioni, che poi sono le stalattiti e le stalagmiti. Se deciderete di visitarle, ricordate che è possibile farlo solo dietro prenotazione e per gruppi piccoli. E copritevi perché l’umidità si può tagliare.

Bene, buon divertimento!

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Nel caso di Barletta e Trani, non si è trattato di un viaggio ma della gita di un giorno. Ero in un gruppo nutrito fra amici, conoscenti e guide turistiche che si è ritrovato in una domenica di fine aprile. Giornata bellissima fino al tardo pomeriggio, quando poi è venuta a trovarci la pioggia.

Barletta e Trani, insieme ad Andria formano una provincia, detta anche BAT.

TRANI. Fu la prima delle due tappe. Le sue cave di roccia sedimentaria sono uno dei motivi per cui Trani è famosa. Noi, per esigenze di tempo, visitammo solo la Cattedrale e il Castello Svevo.

La Cattedrale sorge vicinissima al mare. Curiosamente non ha edifici intorno e questo la rende ancora più maestosa; inoltre, i raggi solari mettono in particolare evidenza il bianco che vira leggermente al rosa, tipico della pietra con cui fu realizzata. La struttura rispetta la cultura romanica pugliese e la sua costruzione, voluta dal Vescovo di Bisanzio, risale al 1099. Il campanile è, credo, di un paio di secoli più tardi ed è visitabile fino alla cima, a pagamento. Purtroppo non lo sapevo e quindi ho perso l’occasione di guardare dall’alto il mare e la città. In ogni caso, non abito molto lontano da Trani e quindi potrò ritornarci e rimediare. La Cattedrale è consacrata a San Nicola Pellegrino.

Il Castello Svevo di Trani. Sotto il regno di Federico II di Svevia, tra Puglia e Basilicata, sono stati costruiti 111 castelli. Quello di Trani è uno dei più importanti. Manfredi, figlio di Federico, lo scelse come sede del suo matrimonio con Elena Ducas e in genere, per i suoi soggiorni. Come è noto, in seguito angioini e aragonesi si succedettero durante le loro dominazioni, e anche questo castello passò sotto il loro controllo. Ma Trani ha tanto altro da mostrare: il Porto dal quale partivano i Crociati per la Terra Santa, la Villa Comunale con il Fortino, il Museo Ebraico e il Museo delle Carrozze. Poi tanto altro, cercate cercate…

BARLETTA. A Barletta arrivammo nel primo pomeriggio, dopo una pausa per il pranzo. Trani la conoscevo già ma a Barletta non ero mai andata. La prima visita fu al Colosso. Detto anche Eraclio, raffigura un uomo che finora non è stato possibile identificare. Quello che è certo osservando le sue vesti, è che si trattasse di un militare di alto grado, di epoca romano-bizantina. Si trova nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro.

Poi fu la volta della Cantina della Disfida. È chiamata anche “casa di Veleno” e nel 1503 fu teatro di uno scontro tra 13 soldati Francesi e 13 soldati Italiani, con la vittoria di noialtri.

Il Palazzo della Marra. E’ un palazzo di stile rinascimentale che, dalla sua fondazione, ha ospitato diverse famiglie nobiliari (Della Marra, infatti, è il cognome di una di esse) e che grazie a Donato Ceci, mecenate, fu ristrutturato e salvato dall’intenzione dello Stato di abbatterlo. Ha un’architettura abbastanza rigorosa, a eccezione del balcone sopra l’ingresso principale, ricco in fregi e raffigurazioni. Le più importanti rappresentano la Giovinezza e la Vecchiaia. Dal 2007 ospita la Pinacoteca De Nittis. Giuseppe De Nittis è stato un pittore vicino al Verismo e all’Impressionismo, nato a Barletta, che a un certo punto della sua vita si trasferì in Francia e lì sposò Léontine Gruvelle. È sepolto a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise. Se capitaste a Barletta sarebbe un vero peccato non visitare questa Pinacoteca. Gli estimatori dell’Impressionismo troverebbero sicura soddisfazione.

Non ricordo per quale motivo saltammo la visita alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore, e del Castello vedemmo solo gli esterni, ma le guide furono dettagliate e precise. Probabilmente per la pioggia, proprio la pioggia primaverile. Muovendosi dal Castello, si incontra Porta Marina; si tratta dell’unica porta superstite dopo l’abbattimento delle mura di cinta, nel 1860.

Bene, questo è ciò che visitai quel giorno, ben sapendo (e questo succede sempre) che ci sarebbe voluta un’altra gita per completare il tour. E ci sarà. A presto

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