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galateo del prestare

Ogni volta, vorrei dire no. Poi dico sì, ma in testa inizia una sfilata di pensieri catastrofici che riguardano l’oggetto che sto prestando. Non lo riavrò perché la persona a cui l’ho prestato lo ha perso, lo ha rotto, lo ha prestato a sua volta, glielo hanno rubato. Non è avidità di possesso, solo gelosia. Che ansia!

Da ragazza, ho prestato libri che non sono più tornati a casa oppure sono tornati con la copertina ferita in chissà quali battaglie. Potevate tiravi dietro dei vasi, e invece no, vi tiravate i miei libri. Poi ho smesso di prestarli, nel senso che non mi mettevo neppure nella condizione di ricevere la richiesta.

Negli anni ho ricominciato, ma solo a persone di assoluta fiducia. Se vi presto un libro, o se mi offro di prestarvelo (questo è raro raro), significa che mi fido molto di voi come persone, e mi fido che capirete che è mio e lo rivoglio. A parte i libri, ho prestato 33 giri, accessori moda, vestiti mai (anche perché sono alta un metro e niente), qualche volta l’auto, e nel condominio quei normali scambi di ingredienti per fare le ricette, che mancano quando non devono. Questa cosa di farina, lievito, cipolle, sedano in soccorso della vicina ma anche in mio soccorso, mi piace moltissimo. Perché come dico sempre e fino alla noia, il cibo comunica. E il messaggio è: “non vorrei mai che una tua ricetta fosse incompleta!”.

A prescindere dalle mie vicende, le norme del galateo anche in questo caso, sono precise:

CHI PRESTA deve contemplare la possibilità che l’oggetto in questione possa rientrare danneggiato o dopo un tempo eccessivamente prolungato; se non vuole correre rischi, ha facoltà di dire no, ma con educazione e gentilezza.

CHI RICEVE deve avere massima attenzione per il bene ricevuto, accordarsi con il proprietario su tempi e modi per la restituzione e, sopra ogni cosa, non prestare ad altri ciò che ha ricevuto; se malauguratamente l’oggetto si dovesse danneggiare, il proprietario dovrà essere rimborsato.

Un pensiero a parte va sul prestito di denaro. Diciamo che difficilmente rientra danneggiato ma può danneggiare i rapporti fra le persone. Se poi per soldi prestati si sfasciano famiglie intere, allora capiamo bene quanto sia delicato l’argomento. Da una parte c’è il rischio, a offrir denaro spontaneamente a chi è in impasse, di urtarne la sensibilità. D’altra parte, avere la disponibilità materiale di aiutare qualcuno e voltargli le spalle, richiede una disposizione di animo molto risoluta, ma non è compito di questo blog giudicare.

Poi c’è anche la possibilità che un prestito di denaro diventi una donazione. Questo è un atto che salva amicizie e parentele, ma ovviamente non può essere un automatismo. E voi? Che esperienze avete in merito al prestito di oggetti?

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