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Atri

Da qualche anno sono entrata nel club di “quelli che cadono”. E infatti, cado. L’ultima caduta (per adesso), risale a sabato 30 novembre. Una cosa fresca. La penultima ad agosto di un anno fa. Entrambe le circostanze hanno richiesto Pronto Soccorso, controlli, analisi e riposo; questa volta però anche il gesso a un piede. Una esperienza nuova, capitata durante un fine settimana in Abruzzo.

Partiamo dal fatto che a me piace molto camminare e lo faccio praticamente tutti i giorni, e quindi anche quando sono fuori città. Insomma, dopo un ottimo pranzo con le specialità abruzzesi (in Italia si mangia bene ovunque), ho deciso di andare a camminare, anche in vista della cena, che prevedevo altrettanto ottima ed abbondante. Dunque, me ne andavo libera e gioconda e non ho visto un pezzetto di marciapiede staccato da tutto il resto, e il volo è stato inevitabile. Non so se fossi più arrabbiata o dolorante, credo l’una e l’altra cosa. Non vi annoierò con il racconto dei successivi giorni, ma un ringraziamento agli amici di Pescara, Chieti, Bergamo, Bari e Monopoli voglio farlo. Tutti gentili e premurosi. Alla mia grande famiglia paziente e attenta e al mio romano, che le mie buffe cadute se le perde sempre.

All’ospedale di Atri, piccolo ma di tutto rispetto e all’ospedale di Monopoli, affollato ma efficiente.

E poi? Ecco, mi è venuto in mente il film di Alfred Hitchcock “La finestra sul cortile” ma so già che non ci sarà nessun omicida che ucciderà la moglie, qui nelle mie vicinanze (ops! qualcuno di voi non lo ha visto, immagino) e che da fotoreporter che non sono, non potrò diventare detective alla finestra. Per contro, potrò dedicarmi alla lettura che ultimamente ho un po’ trascurato e alla cura di questo blog, che umilmente sta crescendo.

Grazie ancora a tutti e alla prossima caduta (la mia, non spaventatevi)!

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