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Badakhshan

Non è un singolo minerale, ma una roccia. La sua varietà più pregiata arriva dall’Afghanistan, nella provincia di Badakhshan, e la sua scoperta risale a più di 6500 anni fa.

Civiltà antiche

In Mesopotamia era usato per la creazione di gioielli ma anche di simboli rituali: rappresentava infatti la connessione divina. In Egitto era molto apprezzato dai faraoni, al punto che la maschera di Tutankhamon contiene degli intarsi e Cleopatra ne usava la polvere come ombretto. Anche per gli Egiziani questa roccia era strettamente legata alla divinità. Ma la sua scoperta arrivò anche in Cina, in Grecia e a Roma.

Durante il Medioevo e il Rinascimento, l’Europa scoprì che macinando il Lapislazzuli, la polvere ricavata poteva essere usata in pittura: blu oltremare era il nome che prese questa polvere, per via del colore che ricordava, appunto, le profondità del mare. Se ci pensate, vi sarà capitato tante volte di ammirare un dipinto, di pittura laica o religiosa, con una importante presenza di colore blu profondo. E questo la rese più costosa dell’oro.

Lapislazzuli e antiquariato

Ai collezionisti o appassionati di antiquariato non saranno sfuggiti i pezzi più importanti, prodotti fra il 1700 e il 1800: scatole francesi con intarsi, articoli da scrivania, cammei italiani. Il valore del singolo pezzo dipende dal blu, dalla provenienza geografica e storica, dalla quantità di pirite. Cos’è la pirite? Intanto pirite significa pietra del fuoco per la sua capacità di produrre scintille se colpita con il ferro. Era, e forse lo è ancora, soprannominata oro degli sciocchi perché non era infrequente che i cercatori la scambiassero per oro. In sostanza si tratta di un minerale color giallo, in grado di dare al Lapislazzuli l’effetto cielo stellato.

Curiosità

Facendo ricerche per questo articolo, ho scoperto che alcuni amanuensi medievali avevano tracce di pirite nello smalto dei denti: probabilmente leccavano i pennelli mentre dipingevano manoscritti e pergamene.

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