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Coronavirus

E’ un po’ come la pubblicità in mezzo a un film. Non fai in tempo a dire “ricomincia il film!” che compare un adesivo per dentiere, oppure l’auto che sfreccia di notte fra le strade deserte di New York, che tu pensi che se compri quell’auto il traffico sparirà. No, non sparisce.

Così il cambio di stagione. Non fai in tempo a finirlo, che devi ricominciare. Ma se ci fate caso riguarda solo quello prima dell’estate. Cioè, a me succede che arriva fine ottobre, anche novembre e penso che sembra ieri che avevo tirato fuori i costumi da bagno, i sandali, i vestiti colorati e la protezione solare alta. E invece ho tra le mani golfini di mezzo peso per l’autunno, maglioni pesanti, cappotti e giubbotti.

Ma già così sarebbe facile. Il fatto è, che nonostante il buon proposito di eliminare i capi che non indosso più, al momento di farlo veramente, rimando pur sapendo che non usciranno dalla cabina armadio. E la permanenza dura fino a quando non sono loro a voler andare nell’armadio di qualcun’altra.

Con scarpe e borse non cambia molto. Tempo fa ho contato 63 paia invernali ed estive, divise più o meno equamente fra me e le mie figlie. Con molta riluttanza, dopo approfondita analisi e dopo aver ripassato le conseguenze della separazione, abbiamo ridotto a 57. Solo che nel giro di un mese il 57 era diventato 64. E le borse? Nelle borse c’è un mondo personale che non va perduto. Ecco, questo è un accessorio del quale mi separo solo se devo buttarlo per logoramento. Non regalo borse mie, almeno non quelle a cui sono legata. Questo è quello che accade a casa mia, normalmente. Insomma, credo in tutte le case.

Ma il cambio di stagione primavera-estate 2020 sarà speciale visto il momento che stiamo attraversando. Mai come nel caso del coronavirus, la prevenzione è una cosa assolutamente seria e prioritaria, e si pratica soprattutto restando a casa; ciò nondimeno, il cambio di stagione è necessario, e allora la domanda è: in quale stanza della casa indosseremo i nostri prossimi outfits, da mattina o da sera?

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O tempora, o mores. Così avrebbe detto Cicerone, tra l’altro senza il punto esclamativo che, invece, fu aggiunto nel Medioevo, perché nel mondo latino non si usava.

Dunque, non scriverò di corruzione, come Cicerone contro Catilina; scriverò di come sia velocemente cambiato, almeno qui in Italia, il modo di salutare a causa della (ormai è classificata così) pandemia da coronavirus. In situazioni normali, noi italiani siamo estroversi, e ancora di più noi meridionali. Baci e abbracci non ci fanno difetto, anche quando sono obiettivamente superflui, o magari per qualcuno, fastidiosi. Le buone maniere, in materia di incontri e saluti, sono precise e non guardano la posizione geografica: valgono sempre e ovunque, e anche se possono modificarsi nel tempo, la sostanza della buona educazione rimane intatta.

Mi spiego meglio: il baciamano, che a me piace moltissimo, non è più in voga da tempo ma, se per caso appartenete all’esiguo numero di uomini che vorrebbero recuperarlo, sappiate che si fa solo in luoghi chiusi, non per strada, né al cinema o ristorante, a teatro sì, è l’unica eccezione. Solo alle signore, mai alle signorine.

Dopo questa divagazione, torniamo alla questione principale. Dicevo, potenza di un virus, e da un momento all’altro è mutato il modo di essere e fare con gli altri. Distanza di sicurezza in strada, niente contatti, di mani o guance. Sui social gira un video di gente che si saluta toccandosi i piedi. Però, andando a rispolverare qualche testo sul galateo, per rinfrescare la memoria, mi è sovvenuto che anche la stretta di mano ha delle regole, esattamente come il baciamano. E’ ammessa durante le presentazioni, o se ci si incontra dopo tanto tempo; mai in luogo pubblico a meno che, l’occasione non avvenga senza creare scomodità a tutti gli altri. Deve essere ferma, né energica né molliccia.

Baci e abbracci. Sui baci, devo dire che vedo una esagerazione immotivata. Fatta esclusione per i familiari, per il fidanzato o coniuge, non c’è ragione per baciarsi a ogni occasione con gli amici. Anche qui, l’eccezione riguarda gli incontri dopo tanto tempo. In ogni caso, il galateo per baci e abbracci, prevede che sia il più anziano a decidere. A pensarci, tutte queste regole, se osservate alla lettera, non sono poi tanto lontane dalle disposizioni attuative del governo, dalla comparsa del coronavirus.

Solo che adesso c’è un motivo urgente e serio per metterle in pratica. Adesso non si tratta più di bon ton, di saper vivere e galateo; adesso si tratta di stare “uniti ma distanti” per sconfiggere questo virus, proteggerci e proteggere tutti, indistintamente. Si tratta di essere ligi per rispetto verso medici, infermieri, e tutti gli altri lavoratori che non si stanno fermando mai, per esempio camionisti e corrieri che garantiscono i beni necessari a farmacie, ospedali e supermercati, e quindi a tutti noi. E allora coraggio e pazienza, perché ne serve a iosa.

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