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Corsetti

Fra le cose che mi piacciono assai, c’è la moda. Ciò premesso, ci sono modi di vestire, così come accessori, acconciature e maquillage che non adotterei per alcun motivo. Principalmente perché sono piccola di statura (per esempio mi piacciono molto i cuissardes, ma riuscite a immaginarmi con quelli ai piedi?) e poi perché non mi piace proprio tutto.

Ovviamente, quando scrivo moda, mi riferisco anche alle tendenze del passato. Un pensiero di sincera partecipazione va alle donne della Preistoria. Con poca scelta, e neanche uno specchio, deve essere stata dura!

Sarà per quello che poi, nei secoli seguenti si è cercato di migliorare, e devo dire che i risultati sono stati eccellenti, con le immancabili eccezioni. La gorgiera, per esempio, non mi piace. Sapete cos’è? Un colletto di tela, credo solo bianco, in uso da donne e uomini, dal 1500 al 1600. Brutta. Altre cose sì, ma non le elencherò tutte. Tempo fa ho scritto sui guanti, oggi, su corsetti e crinoline.

Il corsetto nasce per l’esigenza di mostrare un ventre piatto, una postura dritta ed elegante, e a seconda del periodo strizzare la vita e, appiattire o sottolineare il seno. Era molto costrittivo, in piena adesione all’idea che la bellezza richieda sacrificio, corto ai lati e allungato sul davanti. La prima donna a inserire il corsetto come parte indispensabile dell’abbigliamento femminile, fu Caterina De’ Medici, alla corte di Francia, e presto questa moda si diffuse in tutta Europa. Era realizzato sovrapponendo vari strati di tessuto e allacciato sul davanti. Successivamente si arricchì di stecche fatte di legno, avorio, ferro (in ferro, probabilmente, per questioni ortopediche). L’uso del corsetto rimase in voga fino alla Rivoluzione Francese, quando si pensò che le modificazioni sociali, dovute all’Illuminismo, dovessero riguardare tutte le sfere.

Nei primi anni del 1800, e per tutto il regno di Napoleone, si diffuse un certo interesse verso il mondo classico in campo artistico, architettonico e di riflesso anche nella vita pratica, quindi anche nell’abbigliamento femminile. Gli abiti avevano la “vita alta” per cui i corsetti in uso erano meno costrittivi e più corti. A metà del secolo, torna l’attenzione per questo capo che, però, presenta delle variazioni. E’ il periodo Vittoriano, il corsetto si è allungato e tocca i fianchi, e la regola ferrea è: vita sottile. Di seguito, si avranno corsetti prodotti dalle industrie e non più cuciti a mano. A partire dal 1900, con la Grande Guerra, e poi con la lenta ma progressiva emancipazione della donna, il corsetto conobbe ancora fasi alterne di fortuna, ma oggi è prevalentemente un capo di lingerie, praticamente nascosto.

Passiamo alla crinolina.

Con questo termine si indica sia una struttura a gabbia, che la stoffa rigida con cui veniva realizzata, ed era un accessorio usato dalle donne nel 1800. Serviva a dare ampiezza e sostegno a gonne e abiti. In realtà nell’800 non avevano inventato nulla poiché, già in epoca Cretese (così come per il corsetto) si faceva uso di questa struttura. Tra questa e la crinolina ottocentesca, si passa per il verdugale/guardinfante e il panier.

Il verdugale, sottana irrigidita da cerchi sovrapposti fatti da stecche di balena, nacque in Spagna nel 1500 e serviva appunto per dare volume alle gonne. Non oso immaginare la gara fra dame, per chi avesse la gonna più ampia!

In alcune pubblicazioni i termini verdugale e guardinfante sono ritenuti sinonimi; in altre viene citata una differenza minima. Si sa però, che guardinfante stava a indicare una struttura nascosta sotto le gonne, che proteggesse le donne incinte (guardare l’infante, appunto) e nello stesso tempo garantisse femminilità a chi lo usava.

E il panier?

Anche il panier nacque in Spagna e poi si diffuse in tutta Europa intorno al 1700. All’inizio si presentava come una cupola ma con il tempo assunse una forma ellittica. Questa insolita forma costringeva le dame a passare per le porte, lateralmente e, in genere, ad adottare abitudini che oggi non sarebbero minimamente proponibili. Subito dopo il panier arriverà la crinolina, a cui ho accennato prima. Lo scopo era sempre lo stesso, cambiavano solo le forme.

Personalmente, ho avuto la possibilità di usare un abito con crinolina semplificata, una sola volta diversi anni fa, e posso confermare che entrare in auto, come un tempo in carrozza, non fosse la cosa più semplice del mondo. Ma la piacevole sensazione provata valeva tutte le piccole difficoltà del caso.

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