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Cucchiaio

Questo è un argomento che tratterò sia qui, che in “Essere e avere”, dove scrivo di buone maniere.

Intanto si chiamano così perché, anticamente, i commensali avevano le loro e le tiravano fuori dalla custodia appesa alla cintura, posandole sulla tavola. Cucchiaio deriva dal latino cochlea, cioè conchiglia; la sua forma infatti, serve a contenere cibi liquidi e, fra le altre cose, era la posata più diffusa dai poveri che si nutrivano prevalentemente di minestre. Era ed è anche uno strumento di misura. Gli esemplari più antichi erano in legno, da sempre un materiale facile da trovare. Successivamente, si iniziò a fabbricare cucchiai in metalli vari (anche preziosi), serpentino (gruppo di minerali), onice e anche i manici furono ornati con pietre preziose. Fino al 1500 forma e dimensione del cucchiaio fu una sola; successivamente si aggiunsero altri modelli più adatti a tè, caffè e cioccolata.

Il coltello. Nasce come arma da caccia o da difesa, e la sua impugnatura era in materiali diversi, secondo i gusti e le disponibilità del committente. Dai Romani fino al Medioevo, il cibo si portava alla bocca con le mani; esisteva una figura professionale, chiamata “scalco”, che aveva il compito di trinciare le carni e portarle al banchetto in bocconi pronti da mangiare. Nel 1600, si avviò la produzione del coltello da tavola, di dimensione più piccola rispetto a quello da caccia e più raffinato tanto che, in piena epoca barocca, diventò un oggetto anche bello da guardare.

La forchetta. Un forchettone a due rebbi è l’arnese che più somigliasse a una forchetta, così come la conosciamo noi.

Fra le posate è la più giovane, sia perché l’uso delle mani è durato per secoli, sia perché era diffusa l’idea che usarla fosse una perversione diabolica. La sua terra di nascita fu, senza dubbio, l’Italia e in Francia vi arrivò grazie a Caterina de’ Medici. Per quanto, non sporcarsi più le mani piacesse molto, la diffusione in Europa non fu snella e questo per l’opposizione della Chiesa, che ne aveva proibito l’uso nei conventi.

A partire dal XVIII secolo, la tendenza si invertì e sempre in Italia, sotto Ferdinando IV di Borbone la forchetta cambiò forma e i rebbi diventarono 4. La necessità risiedeva nell’esigenza di mangiare più agevolmente i diversi tipi di pasta, di cui l’Italia deteneva il primato della lavorazione, produzione e qualità. Modestamente.

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