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Anni fa, una imprudente signora disse a mio padre “Lei è un uomo pieno di dubbi”. Lui che la trovava antipatica e forse anche spocchiosa, le rispose “Solo i cretini non hanno mai dubbi”.

La sventurata tacque.

Un personale stato di incertezza è la sintesi del significato di questa parola, sui vocabolari. Il dubbio in sé, contiene un valore positivo, a meno che non presenti i tratti della patologia. Non essendo un medico, non approfondirò questo aspetto.

Dubitare spaventa; prendere in mano tutte le nostre certezze e metterle da parte, abbracciando il dubbio, è una operazione di coraggio, ma necessaria perché è soprattutto una operazione di crescita.

Quanto sono belle le certezze! Sono sicuramente rilassanti e leggere. Ma se fossero sbagliate? Se le idee che ci accompagnano da sempre, non fossero poi così giuste? Il solo modo per saperlo è metterle in discussione, che non vuol dire abbandonarle, anzi. Potrebbe anche voler dire, alla fine di tutto rinforzarle, ma bisogna voler provare.

Faccio per dire: da ragazza mi chiesi se le mie idee politiche fossero una tradizione familiare e anche dell’aria che tirava nel mio ambiente. Provai a spostarmi da quelle convinzioni e a pensare in modo opposto. Non ci volle molto, il dubbio mi tolse ogni dubbio e tornai convintamente dov’ero stata prima dell’esperimento.

Il dubbio è l’argine naturale per non sentirci infallibili. Ci costringe alla riflessione, alla pazienza e all’ascolto di se stessi e degli altri. E non è in opposizione alle certezze, che pure sono fondamentali: è semplicemente la prima parte del percorso.

Per il dubbio patologico, consultate i testi adatti, perché dubito di saperne abbastanza per scrivere.

Buona lettura.

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