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Pinacoteca De Nittis

Nel caso di Barletta e Trani, non si è trattato di un viaggio ma della gita di un giorno. Ero in un gruppo nutrito fra amici, conoscenti e guide turistiche che si è ritrovato in una domenica di fine aprile. Giornata bellissima fino al tardo pomeriggio, quando poi è venuta a trovarci la pioggia.

Barletta e Trani, insieme ad Andria formano una provincia, detta anche BAT.

TRANI. Fu la prima delle due tappe. Le sue cave di roccia sedimentaria sono uno dei motivi per cui Trani è famosa. Noi, per esigenze di tempo, visitammo solo la Cattedrale e il Castello Svevo.

La Cattedrale sorge vicinissima al mare. Curiosamente non ha edifici intorno e questo la rende ancora più maestosa; inoltre, i raggi solari mettono in particolare evidenza il bianco che vira leggermente al rosa, tipico della pietra con cui fu realizzata. La struttura rispetta la cultura romanica pugliese e la sua costruzione, voluta dal Vescovo di Bisanzio, risale al 1099. Il campanile è, credo, di un paio di secoli più tardi ed è visitabile fino alla cima, a pagamento. Purtroppo non lo sapevo e quindi ho perso l’occasione di guardare dall’alto il mare e la città. In ogni caso, non abito molto lontano da Trani e quindi potrò ritornarci e rimediare. La Cattedrale è consacrata a San Nicola Pellegrino.

Il Castello Svevo di Trani. Sotto il regno di Federico II di Svevia, tra Puglia e Basilicata, sono stati costruiti 111 castelli. Quello di Trani è uno dei più importanti. Manfredi, figlio di Federico, lo scelse come sede del suo matrimonio con Elena Ducas e in genere, per i suoi soggiorni. Come è noto, in seguito angioini e aragonesi si succedettero durante le loro dominazioni, e anche questo castello passò sotto il loro controllo. Ma Trani ha tanto altro da mostrare: il Porto dal quale partivano i Crociati per la Terra Santa, la Villa Comunale con il Fortino, il Museo Ebraico e il Museo delle Carrozze. Poi tanto altro, cercate cercate…

BARLETTA. A Barletta arrivammo nel primo pomeriggio, dopo una pausa per il pranzo. Trani la conoscevo già ma a Barletta non ero mai andata. La prima visita fu al Colosso. Detto anche Eraclio, raffigura un uomo che finora non è stato possibile identificare. Quello che è certo osservando le sue vesti, è che si trattasse di un militare di alto grado, di epoca romano-bizantina. Si trova nei pressi della Basilica del Santo Sepolcro.

Poi fu la volta della Cantina della Disfida. È chiamata anche “casa di Veleno” e nel 1503 fu teatro di uno scontro tra 13 soldati Francesi e 13 soldati Italiani, con la vittoria di noialtri.

Il Palazzo della Marra. E’ un palazzo di stile rinascimentale che, dalla sua fondazione, ha ospitato diverse famiglie nobiliari (Della Marra, infatti, è il cognome di una di esse) e che grazie a Donato Ceci, mecenate, fu ristrutturato e salvato dall’intenzione dello Stato di abbatterlo. Ha un’architettura abbastanza rigorosa, a eccezione del balcone sopra l’ingresso principale, ricco in fregi e raffigurazioni. Le più importanti rappresentano la Giovinezza e la Vecchiaia. Dal 2007 ospita la Pinacoteca De Nittis. Giuseppe De Nittis è stato un pittore vicino al Verismo e all’Impressionismo, nato a Barletta, che a un certo punto della sua vita si trasferì in Francia e lì sposò Léontine Gruvelle. È sepolto a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise. Se capitaste a Barletta sarebbe un vero peccato non visitare questa Pinacoteca. Gli estimatori dell’Impressionismo troverebbero sicura soddisfazione.

Non ricordo per quale motivo saltammo la visita alla Cattedrale di Santa Maria Maggiore, e del Castello vedemmo solo gli esterni, ma le guide furono dettagliate e precise. Probabilmente per la pioggia, proprio la pioggia primaverile. Muovendosi dal Castello, si incontra Porta Marina; si tratta dell’unica porta superstite dopo l’abbattimento delle mura di cinta, nel 1860.

Bene, questo è ciò che visitai quel giorno, ben sapendo (e questo succede sempre) che ci sarebbe voluta un’altra gita per completare il tour. E ci sarà. A presto

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