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Vi piacciono porte e portoni? A me, sì. Mi piacciono i portoni antichi, quelli moderni raramente.

Quelli delle chiese, in particolare. Che poi, quelli in realtà si chiamano portali. Ma quando nasce la porta, e dove?

Intanto bisogna distinguere l’interesse architettonico della porta come accesso dall’esterno all’interno, dall’interesse antiquariale della porta, come passaggio fra un ambiente e un altro, interni a un edificio. Presso gli Egizi, le porte erano di legno di sicomoro. Questo legno era anche impiegato per la costruzione di sarcofagi, ed era simbolo di immortalità. I Romani costruivano porte che dovessero essere anche belle e artistiche, e infatti le decorazioni ricoprivano per intero i battenti. Parallelamente al mondo occidentale, anche presso gli Arabi, porte o portoni erano realizzate come vere e proprie opere d’arte. .

Questo riguardava soprattutto le porte di accesso alle abitazioni, o agli edifici in genere. Sarà durante il Medioevo che si inizierà a pensare a porte interne, ma solo nelle case aristocratiche, per marcare una separazione tra servi e padroni.

Parallelamente alla caduta dell’Impero Romano, si diffonderà la produzione di porte in bronzo e con bassorilievi, vere e proprie opere d’arte. Una delle più famose è la “Porta del Paradiso” realizzata da Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze. A Pisa, Trani, Monreale, così come in Francia e in Germania sono presenti porte in bronzo di grande pregio e bellezza, risalenti alla stessa epoca.

Da quel periodo in poi, durante il Rococò e il Barocco, le porte divennero parte integrante degli interni delle case lussuose e dei castelli: decori raffinati, scene campestri e galanti e colonne erano le costanti di queste porte molto ricercate.

Nonostante la creatività dei decori, le porte mantennero la loro forma a uno o due battenti, ma nella seconda metà del 1800 fu inventata la porta girevole. Theophilus Van Kannel fu il suo inventore.

In Giappone, invece, andava per la maggiore la “fusuma”, porta scorrevole decorata.

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