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Stazione Metropark

Sono stata a Napoli tre volte. Le prime due, per una manciata di ore. La terza, per un fine settimana. E’ bellissima. Voi direte “che scoperta!”, e avete ragione. Ma ogni tanto, di quelle bellissime città italiane, di cui si parla soprattutto per aspetti negativi (vedi Palermo), bisognerebbe avere la generosità di ricordare quanto sono belle.

Non mi soffermerò sui suoi primati a livello europeo, durante il Regno delle Due Sicilie; però sappiate che sui testi scolastici di Storia troverete poco o niente sul vero Sud prima e dopo l’Unificazione. Parlerò invece del fine settimana di due anni fa.

Dunque, sono partita da Monopoli e sono arrivata poco dopo mezzogiorno di un bellissimo venerdì di maggio, nell’area bus della Stazione Metropark; un’area molto assolata, con bar e studi tecnici, panchine, pensiline e gente di ogni nazionalità. Ad attendermi il mio romano, non proprio come un film di Claude Lelouch, ma insomma quasi. Ecco, tra Roma e Monopoli, c’è di mezzo Napoli.

La prima cosa che ho visto è stata la metropolitana, treni nuovi e molto ben messa. Arriviamo al B&B, nel centro storico e l’accoglienza ci piace: formale ma gentile. Abbiamo fame e usciamo a cercare un posto per uno spuntino. La ricerca dura poco perché a pochi metri non solo c’è una rosticceria ma anche la famosa pasticceria che ha brevettato il “fiocco di neve”. Tutto questo in mezzo al mercato ortofrutticolo colorato e rumoroso. Pomeriggio in giro, senza una meta precisa, percorrendo interamente via Toledo; Spaccanapoli (o decumano inferiore) e tutta la zona che riunisce le botteghe artigiane di presepi, in via San Gregorio Armeno, le abbiamo viste da una certa distanza poiché c’era tanta folla di turisti, per riuscire a entrarci. Cena in una trattoria di pesce e Napoli notturna.

Sabato mattina , colazione coi fiocchi e dritti al Maschio Angioino (o Castel Nuovo). Sapevate che Napoli è anche la città dei 7 castelli? Dunque, il Maschio Angioino troneggia su Piazza Municipio, ha una pianta a trapezio e 5 torri. Il resto non ve lo racconto perché ci sono delle guide molto brave che sapranno fare meglio di me. Vi dico solo che c’erano 3 percorsi tra i quali scegliere e noi abbiamo scelto quello medio, di 2 ore. Passeggiata con aperitivo in Via Chiaia, sole caldo e tanti turisti.

Pomeriggio di sabato ancora a passeggio e, prima di cena, visita al “Museo della follia: da Goya a Maradona”. In realtà, si tratta di una mostra itinerante, curata da un famoso esperto d’arte (non so se posso citarlo): 200 opere, tra filmati, foto, sculture, dipinti sul tema della follia.

Pizzeria.

Eravamo stati avvisati di evitare la pizzeria a Napoli di sabato, ma noi più temerari che coraggiosi, abbiamo ignorato il consiglio. Male, molto male. Per carità, la pizza buona buona, ma è vero che di sabato è meglio scordarsela. Poi fate voi. Dopo la pizza, di nuovo Napoli notturna.

La domenica, a parte il fatto che era l’ultimo giorno di vacanza, anzi l’ultima mezza giornata, è stata ugualmente interessante e anzi, anche emozionante. Dopo un’altra abbondante colazione, e scartata la possibilità di visitare il Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli sotterranea, Castel dell’Ovo, Museo Archeologico e tutto il resto, siamo capitati davanti all’ingresso del Complesso Monumentale Vincenziano, dove è conservata un’ampolla, che è parte delle reliquie di San Gennaro. Non so dirvi come mai fosse esposta ai fedeli, fatto sta che volendo si poteva baciare. Vincendo la normale reticenza, e considerando che veniva pulita, l’abbiamo baciata pure noi. Suggestivo.

Intanto il tempo passava e si avvicinava l’ora del rientro a casa. Così, ripreso il piccolo bagaglio (piccolo no, diciamo adeguato per un fine settimana) siamo ritornati al terminal dei pullman e quindi a casa.

L’idea era di riprendere Napoli quanto prima, magari per più giorni, ma al momento non è ancora accaduto. E se ci si pensa, succede spesso con i viaggi: c’è sempre qualcosa per cui valga la pena tornare in un posto e magari farlo davvero, sarebbe meglio.

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