Sembra curioso poter parlare di teatro pensando a un luogo tascabile, eppure questo oggetto ha avuto e mantenuto il suo fascino sin dalla sua comparsa.
Di cosa si tratta
In inglese si chiama paper peepshow oppure tunnel book, noi lo chiamiamo teatro tascabile. Sembra un piccolo libro, ma aprendolo si scopre che ha la forma di una fisarmonica, che crea una scena tridimensionale in prospettiva accelerata (illusione ottica che serve a far sembrare grandi spazi piccoli); al centro presenta un foro, e guardando attraverso questo foro si scopre una serie di quinte che si restringono sul fondo, creando profondità.
Origini
Tutto iniziò con Martin Engelbrecht, agli inizi del 1700, un incisore tedesco che in realtà creava diorami di teatro, cioè alcuni fogli incisi e colorati a mano, inseriti in scatole di legno, che riproducevano lo stile barocco. Nel 1800, con Heinrich Friedrich Muller si evolsero nella versione più leggera e tascabile, fatta a fisarmonica, che non fu più un intrattenimento domestico solo delle case tedesche, ma si diffuse in Francia, Inghilterra e Austria.
Dapprima, si trattò di un passatempo riservato alle famiglie aristocratiche e borghesi; successivamente, si diffuse anche nelle case del ceto medio. I temi trattati erano: fiabe, paesaggi, monumenti, scene bucoliche, eventi storici, viaggi (quando viaggiare era un privilegio, con il teleorama si potevano vedere riprodotti luoghi lontani) e il periodo di massimo successo si allungò fino al 1860, quando la tecnologia dell’epoca si orientò verso lo stereoscopio, i diorami di Daguerre e alla fine del secolo, il cinema. Da quel momento, il teleorama diventò un ricordo di viaggio, ma anche un giocattolo.
Aggancio contemporaneo
Quando, oggi parliamo di realtà virtuale, crediamo sia una novità del nostro presente, poter vivere esperienze all’interno di situazioni create in modo artificiale, ignorando che fra 1700 e il 1800 tanta gente pagava per poter fare esattamente la stessa cosa.
