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viaggiare in pullman

Da 3 anni mi capita spesso di viaggiare in pullman. Ho scritto qualche tempo fa dei mezzi di trasporto in generale e della moto in particolare. Oggi è il turno del pullman, ma non parlerò tanto della tipologia di viaggio, quanto dei viaggiatori.

Dunque, i viaggiatori salgono sul pullman sorridendo, e sicuramente lo faccio pure io. Però è vero: forse si sorride perché si sta per partire; io sorrido quando riesco a salire i due gradini senza inciampare o cadere (cadere è il mio destino). Una volta su, si cerca un posto a sedere: da quando alcune compagnie consentono di prenotare, mi servo di questo servizio perché voglio il posto al finestrino; molti invece, vanno all’avventura e magari scelgono proprio il mio posto prenotato. Mi è successo a luglio, destinazione Roma. Insomma c’era una coppia di giovani spagnoli e lei era seduta al mio posto. Gli autisti non hanno fatto una piega, e siccome a volte sono timida, ho rinunciato a prendere la ragazza per capelli e sistemarla su un altro sedile. Scherzo!

Dicevo, ho rinunciato al mio posto e mi sono seduta dietro di loro, accanto a una giovane suora, molto gentile e carina. Però ero al lato corridoio. Circa un anno prima mi era capitata una cosa simile ma con un uomo maleducato. Va bene, andiamo a vanti.

Saluti di rito e raccomandazioni dell’autista e si parte. Ora, guardare il panorama mentre si viaggia è rilassante e piacevole in tutte le stagioni ma, potrebbe capitare che vogliate appisolarvi un po’; bene, se siete fortunati avrete la gestione della tendina oscurante, altrimenti quello dietro di voi, deciderà che i 2/3 di questa tendina sono i suoi e che dovrete dormicchiare con il Sole dritto negli occhi.

Durante il tragitto, fra le altre cose, vi renderete conto di quanto sia variegato il popolo di viaggiatori.

C’è quello che sonnecchia, ma anche quello che russa, quello che legge, quella che ascolta musica e batte il tempo sulla gamba. Quello che lavora al telefono e siccome dall’altro capo c’è una persona vagamente sorda, è costretto a urlare. Ci sono i fidanzati che guardano un film sul tablet e mano nella mano lo commentano, quello che “oddìo ho l’esame domani e non ricordo nulla”, quello che mangia solo un frutto, quelli che invece hanno una scorta di cibo da bunker.

Quelle che devono raccontare i malanni dell’ultimo anno, le amiche che parlano di viaggi fatti e da fare (e tu non hai viaggiato neanche un decimo di loro), quelle che hanno visto il film che tu hai in programma e così inizi a tossire per finta, così non sentirai come finisce, e poi dulcis in fundo, quelli che arrivati a destinazione sani e salvi, applaudono. Sì, ci sono anche quelli.

Per dire, niente di insopportabile, anche se capite bene che il bon ton del viaggiatore, a volte, viene sacrificato. Ammetto che mi piace viaggiare in pullman proprio perché mi godo queste situazioni a volte grottesche, ma buone per un vignettista o una blogger in erba. Sappiate però, che se vi trovo seduti al mio posto, vi faccio volare a destinazione senza che abbiate il tempo di dire “oibò”. Naturalmente, sempre con il sorriso. Ciao

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