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Andrea Sperelli

Se un giorno conoscerò qualcuno al Ministero dell’Istruzione, gli chiederò perché alla scuola elementare è previsto l’insegnamento della poesia “La pioggia nel pineto”, di Gabriele D’Annunzio.

E’ una delle poesie più difficili, per un bambino, che io abbia mai letto. Forse non solo per un bambino; in ogni caso non è di questa poesia che voglio scrivere.

L’argomento, come suggerisce il titolo è appunto “Il piacere”, primo romanzo di D’Annunzio. Lo scrisse in soli 6 mesi e fu pubblicato nel 1989, lo stesso anno in cui uscì Mastro Don Gesualdo, di Giovanni Verga. La trama si sviluppa tra Roma e Francavilla, in Abruzzo. Andrea Sperelli, il protagonista, è un aristocratico che, pur molto giovane, ha collezionato tante storie d’amore ma una più di tutte, lo tormenta con il suo ricordo. Si tratta della relazione con la passionale Elena Muti, anche lei nobile, che sa di avere un forte ascendente sull’amante. Elena esce di scena, temporaneamente, nella prima parte del romanzo dopo avergli annunciato la sua partenza da Roma. Andrea, reagisce male di fronte a questa decisione e ricomincia con le sue avventure galanti e senza impegno, fino a scatenare la gelosia dell’amante di una di esse, che lo sfida a duello.

Pur essendo un abile spadaccino, Sperelli rimane ferito e, per la convalescenza, accetta l’invito di sua cugina, in Abruzzo. Lontano da Roma, spera di ritrovare un po’ di pace e anche la lucidità per riflettere su se stesso. Oltre a lui, ospite della cugina è una sua amica, Maria Ferres con sua figlia piccola. La conoscenza di questa donna, che giorno dopo giorno si trasforma in attrazione e poi innamoramento, e che viene concepita dall’Autore come l’opposto di Elena, sarà la trama del resto del romanzo, fino alla sua conclusione. Della quale non vi dirò nulla, ovviamente.

Quello che posso dire, invece, è che secondo me, D’Annunzio come tutti i decadenti, non è un Autore per giovani. Esattamente quello che pensai dopo aver letto “Controcorrente”, di Joris Karl Huysmans. Lo conoscete? E’ molto bello, ma non è un’opera da ombrellone, credetemi.

Il prossimo romanzo di D’Annunzio che leggerò è “La figlia di Iorio”, per il quale inventò il nome Ornella. Perché, per i pochi che non lo sanno, D’Annunzio fu inventore di termini e nomi propri. Buona lettura

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