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Si sa che al galateo non sfugge nulla, e quindi anche i rapporti con il clero meritano un’occhiata, così tanto per capire come fare, ovemai un vescovo ci porgesse la sua mano. La stringiamo? No, baciamo l’anello, o magari, Covid docet, simuliamo il bacio.

Qualche regola

Conversare con un ecclesiastico è cosa assai seria: si eviti la troppa leggerezza, così come i toni aggressivi o ironici (e mai sarcastici).

La padrona di casa che ricevesse in visita un rappresentante del clero si orienterà verso un abbigliamento sobrio, direi discreto e non porgerà la mano per prima, a meno che non si tratti di una persona anziana. Un trattamento speciale è previsto ai ricevimenti: i padroni di casa vanno incontro all’ecclesiastico quando arriva, lo si accompagna quando va via; se si è ospiti lo si saluta dopo la padrona di casa. A tavola gli è riservato il posto d’onore (a destra della padrona di casa, o comunque il posto che abbia la migliore visuale). Entra per primo in sala da pranzo con la padrona di casa, ed è servito prima di tutte le altre signore. Prima di iniziare a mangiare la padrona di casa gli chiederà di benedire la tavola.

A loro, per contro, si chiede di operare con la massima discrezione, nelle interazioni con la società laica; dovendo provvedere ai bisogni dell’Ordine a cui appartengono, ai bisogni dei più deboli, ai bisogni delle parrocchie sono spesso nella posizione, per carità, scomoda, di incoraggiare offerte e donazioni: per operare con discrezione, si scelgano modi e misure consoni al luogo, ai presenti, e alla circostanza.

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