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Frank Capra

Sto cercando di ricordare quanti anni avessi la prima volta che vidi questo film; sto anche cercando di ricordare se fosse uno dei film che la RAI mandava in onda durante la Fiera del Levante di Bari. Bei tempi, perché mi piacevano i film, perché era un bell’appuntamento per dieci giorni e perché mi distraeva dalla malinconia di fine estate.

La trama

Sullo sfondo del Proibizionismo si muovono i personaggi di questa commedia diretta da Frank Capra. Dave “lo sciccoso” (Glenn Ford) è un contrabbandiere di alcolici con una debolezza: è superstizioso. Ogni volta che ha un “affare” per le mani ha bisogno delle magiche mele di Annie (Bette Davis)), una mendicante con il vizio dell’alcol, perché è convinto che gli portino fortuna. Annie ha una figlia, Louise (Ann Margret) di cui nessuno sa, che vive in Spagna, e che crede che sua madre sia una signora dell’alta borghesia.

Un giorno, Annie riceve una lettera da Louise: le comunica che andrà a New York a trovarla e per presentarle il suo fidanzato, Carlos (Peter Mann) e il futuro suocero Alfonso (Arthur O’Connell), un conte spagnolo. Annie è spaventata: non può dire la verità a sua figlia e non sa come fare; oltre a vergognarsi della sua reale condizione, teme che per questo il futuro matrimonio di sua figlia sarà annullato. Ecco che, adesso, toccherà a Dave fare qualcosa di importante per Annie, per risolvere nel migliore dei modi, la complicata situazione.

E mi fermo qui.

Curiosità

Quanti registi hanno nel loro curriculum due film con titoli diversi, ma identica trama? A questa domanda non so rispondere, e se lo sapete voi, scrivetelo nei commenti. Io chiedo a Eleonora di Settima arte. Cinema e dintorni. Frank Capra è stato uno di questi; regista, produttore e sceneggiatore, nato in Sicilia ma naturalizzato statunitense. Uno dei più importanti della sua epoca e anche dopo, firma di commedie di buoni sentimenti, ma anche di divertimento. Dunque, questo film, che è del 1961 fu l’ultimo che Capra girò, prima di ritirarsi a vita privata ed è un rifacimento di Signora per un giorno, del 1933, sempre diretto da lui.

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A prescindere dal film, questo è uno dei titoli più belli della cinematografia di sempre. In realtà, prima di essere un film è stata una commedia, scritta da Joseph Kesselring e andata in scena con successo a Broadway. Stesso successo per il film, inserito nella AFI 100 Years…100 Laughs, (la lista delle migliori commedie statunitensi), finito di girare nel 1941 ma distribuito nelle sale, nel 1944.

La trama. Un giovane scrittore, neosposo, torna nella casa di famiglia, dove vivono le sue zie, per annunciare il suo recente matrimonio. Queste simpatiche vecchiette hanno un passatempo originale: mandano a miglior vita tutti gli anziani a cui affittano le camere della casa, un po’ depressi, un po’ stanchi della vita, fondamentalmente soli. Il nipote ignora la “missione” delle zie ma la scopre quasi subito dopo il suo arrivo, e non è l’unica scoperta.

Per esempio, che suo fratello, un po’ suonato, è complice delle zie e poi ci sono altre figure, più o meno consapevoli, che frequentano la casa. Come farà Mortimer (Cary Grant, cioè il nipote) a presentare alla giovane moglie, la sua famiglia con le sue stranezze?

Per saperlo bisognerà guardare il film, vedrete che come il coniglio dal cilindro, verrà fuori la soluzione da lieto fine.

Del resto, Frank Capra, il regista, è una garanzia da questo punto di vista, ma questo non significa che i suoi film siano zuccherosi e scontati. Capra descrive i drammi della società americana, presentandola così com’è, volendo che lo spettatore si identifichi con la storia e con i personaggi. Sarà anche per questo, che i suoi film non saranno mai espressione di un suo stile preciso, ma avranno come obiettivo la rappresentazione dello stile di vita americano, con i suoi pregi e difetti.

Del resto, è stato un italiano che si è fatto da sé in America, e ne ha assorbito completamente l’essenza.

Buona visione

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