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Ingrid Bergman

Sapevo che ci sarei ricascata. Rieccomi a scrivere di Cary Grant e Ingrid Bergman, in uno dei film più passionali e intriganti che abbia mai visto. Non meno importante, Claude Rains, attore britannico presente anche in Casablanca e altre pellicole che hanno marcato il cinema americano.

Notorious è del 1946, il regista manco a dirlo Alfred Hitchcock, ed è insieme sentimentale e thriller. Non è un caso isolato di film con più filoni ma è forse l’unico o uno dei pochi a essere stato inserito, dall’American Film Institute, sia nella lista dei migliori 100 film thriller di tutti i tempi che nella lista dei 100 migliori film sentimentali di tutti i tempi. E se lo merita.

La Seconda Guerra Mondiale, in Nazismo e le sue spie, il Brasile che ai nazisti piaceva tanto, l’uranio, due uomini innamorati della stessa donna, la mamma di uno dei due in perfetto stile “suocera ricca” sospettosa e ingerente (ruolo interpretato da Leopoldine Kostantin), e cos’altro? Lei bellissima, triste e spesso con il bicchiere in mano, lui con il suo fascino ermetico e senso del dovere, l’altro cattivo con classe, ma innamorato e morbido al punto da sembrare quello buono, fino a un certo punto però. Tutto in bianco e nero, come se il colore potesse alleggerire l’atmosfera volutamente cupa.

Il titolo poi, è una parola inglese che vuole dire sia conosciuto che malfamato e il riferimento è al personaggio interpretato dalla Bergman. E la colonna sonora? Di Roy Webb, gran bel nome nel mondo cinematografico.

Devo dirvi altro? No, guardatelo e non fatevi venire in mente di diventare spie. E’ pericoloso.

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E’ una commedia romantica, divertente ed elegante tipica del cinema americano del secolo scorso, infatti è del 1958. I protagonisti sono Ingrid Bergman e Cary Grant e Stanley Donen, il regista. Quello di “Sciarada”, per intenderci, ma di tante altre.

E’ tratta dal testo teatrale “Kind Sir” di Norman Krasna e fu presentata a Broadway, alcuni anni prima. La trama è classica: una storia d’amore, una bugia, la volontà di castigare e poi il lieto fine. E’ anche uno dei primi film con lo split screen, che consiste nel dividere lo schermo in due o più inquadrature. In questo film, i due protagonisti muovono le mani dando l’illusione di potersi toccare, ma in realtà sono al telefono e in due città diverse.

Nonostante la trama classica, non si può fare a meno di notare come rappresenti una realtà poco praticabile e mitizzata: le scene girate in ambienti lussuosi, i costumi di Dior e Balmain, i dialoghi ricercati ma anche divertenti, il tecnicolor, e i piccoli duelli amorosi hanno, tutti insieme, confezionato una commedia che si può guardare più volte perché Ingrid Bergman è come sempre perfetta, perché con la sua espressività prima ancora di parlare, ha detto tutto. Cary Grant è il solito irresistibile gentleman, bello e dallo sguardo furbo, e insieme oscurano un bel po’ tutti gli altri attori.

Potrei dirvi che alcuni critici hanno intravisto una nota anti-matrimonio, ma per farlo dovrei addentrarmi nella trama, e sapete bene che evito in tutti i modi di farlo, per non togliere il gusto della visione. Una cosa che ha colpito me, è che non è la storia d’amore di due giovani o giovani adulti. Si tratta di adulti di mezza età, ma giovanili e molto glamour e considerando il potere dello star system, molto sentito in quegli anni negli USA, bisogna ammettere che la scelta di ricreare la coppia Bergman-Grant dopo “Notorius”, non fu per niente sbagliata. Buona visione

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