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Ha ancora senso parlare di galateo? Le buone maniere sono alla portata di tutti, oppure sono un privilegio per pochi?

Ebbene, alla prima domanda rispondo: sì, ha ancora senso e lo avrà sempre; alla seconda domanda rispondo: sì e no. Mi spiego meglio. Certamente, un tempo, la buona educazione era appannaggio dell’aristocrazia, anche della borghesia, non certo dei ceti più bassi, dove l’accesso allo studio di base non era minimamente considerato, figurarsi l’accesso alle regole delle buone maniere. Oggi, queste regole sono alla portata di tutti se le intendiamo come un regalo che facciamo a noi stessi, quando le scopriamo e accogliamo, e quindi di conseguenza sono un vantaggio per chiunque. 

Il galateo è un complesso di regole del saper vivere che parte dal rispetto verso sé stessi e si estende al rispetto verso gli altri. Conoscere le buone maniere non è un passatempo per snob, né un modo per sentirsi migliori o superiori agli altri, quanto invece una vera arte della comunicazione e della relazione, ed è anche un esercizio di pazienza. 

Quando dico pazienza, mi riferisco al percorso di automiglioramento che decidiamo di fare: sarà costellato da regolette facili, intuitive, pure scontate, come anche da imposizioni e divieti che dovremo fare nostri, sapendo che errori e gaffes sono in agguato. 

Un po’ di storia

Ufficialmente, il galateo è nato intorno alla seconda metà del ‘500 con Monsignor Giovanni Della Casa, un arcivescovo cattolico, scrittore, noto soprattutto per la sua opera Galateo overo de’ costumi (pubblicato postumo). In realtà, erano già state scritte in passato operette che trattavano l’argomento: Cinquanta Cortesie da tavola di Bonvesin De La Riva e Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione sono due esempi. 

Perché il galateo è sempre utile e attuale

Ecco alcuni argomenti a favore del galateo.

Perché è importante la buona educazione:

  • Influenza sulle relazioni. La buona educazione promuove interazioni di qualità e costruisce relazioni basate sulla fiducia. 
  • Prima impressione. Un comportamento educato crea una buona impressione in società e al lavoro. 
  • Tradizione e cultura. Si possono perpetuare le tradizioni culturali di un posto anche attraverso il galateo. 
  • In ambito lavorativo. Una buona educazione consente di essere a proprio agio nel mondo del lavoro ed è tra i fattori che favoriscono la carriera. 
  • In ambito sociale. La conoscenza del galateo rende la vita sociale più gradevole.
  • Capacità di adattamento. E’ più facile adattarsi a situazioni sociali diverse fra loro, formali o informali che siano, quando si conosce il galateo. 
  • Padronanza di sé. Sapere come stare in pubblico aumenta la sicurezza personale; inoltre, ci aiuta a gestire situazioni imbarazzanti, per esempio a tavola. 
  • Condurre una conversazione. Essere educati facilita l’avvio di conversazioni in pubblico.
  • Consapevolezza sociale. Si sviluppa la capacità comunicativa e relazionale, in contesti sociali diversi tra loro.
  • Linguaggio del corpo. Il corpo ha un suo linguaggio e sviluppare una buona postura è un efficace mezzo di comunicazione positiva. 

Sviluppo di un timbro personale. Attraverso il galateo si conquista una immagine raffinata e rispettata.

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Si sa che al galateo non sfugge nulla, e quindi anche i rapporti con il clero meritano un’occhiata, così tanto per capire come fare, ovemai un vescovo ci porgesse la sua mano. La stringiamo? No, baciamo l’anello, o magari, Covid docet, simuliamo il bacio.

Qualche regola

Conversare con un ecclesiastico è cosa assai seria: si eviti la troppa leggerezza, così come i toni aggressivi o ironici (e mai sarcastici).

La padrona di casa che ricevesse in visita un rappresentante del clero si orienterà verso un abbigliamento sobrio, direi discreto e non porgerà la mano per prima, a meno che non si tratti di una persona anziana. Un trattamento speciale è previsto ai ricevimenti: i padroni di casa vanno incontro all’ecclesiastico quando arriva, lo si accompagna quando va via; se si è ospiti lo si saluta dopo la padrona di casa. A tavola gli è riservato il posto d’onore (a destra della padrona di casa, o comunque il posto che abbia la migliore visuale). Entra per primo in sala da pranzo con la padrona di casa, ed è servito prima di tutte le altre signore. Prima di iniziare a mangiare la padrona di casa gli chiederà di benedire la tavola.

A loro, per contro, si chiede di operare con la massima discrezione, nelle interazioni con la società laica; dovendo provvedere ai bisogni dell’Ordine a cui appartengono, ai bisogni dei più deboli, ai bisogni delle parrocchie sono spesso nella posizione, per carità, scomoda, di incoraggiare offerte e donazioni: per operare con discrezione, si scelgano modi e misure consoni al luogo, ai presenti, e alla circostanza.

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