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Marylin Monroe

Già, come? Ce lo dicono 3 attrici, che impersonano 3 modelle in cerca del colpo grosso per sistemarsi in grande stile. Marilyn Monroe, Lauren Baccall e Betty Grable sono le protagoniste di questa commedia del 1953 di Jean Negulesco, regista, sceneggiatore e tanto altro, rumeno ma naturalizzato statunitense. La commedia è appunto “Come sposare un milionario”.

Dunque queste 3 modelle sono determinate a sposare uomini molto ricchi e come prima cosa vanno ad abitare in un lussuoso appartamento di New York. Da lì iniziano a macchinare per portare a termine la loro missione, di cui state tranquilli, non rivelerò nulla. La commedia è molto gradevole: Lauren Baccall è perfetta nei suoi panni sofisticati e con la sua voce bassa e nasale, che era il suo distintivo; Betty Grable molto fine e gentile e Marylin Monroe, davvero simpatica nella parte di una bellissima ragazza, miope come poche, che pur di non inforcare gli occhiali da vista, garantisce il divertimento degli spettatori, con episodi divertenti.

Divertente è anche il riferimento che Lauren Baccall fa in una scena, quando nomina l’attore Humphrey Bogart, che nella vita era già suo marito.

Che altro aggiungere? Belli e divertenti i dialoghi effetto ping pong, i costumi e le ambientazioni. Chi volesse potrebbe prendere spunto per mettere a segno il più classico dei matrimoni d’interesse ma attenzione al finale, le sorprese ci sono.

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In passato, rispetto ai gioielli in oro, ho avuto un interesse medio, una cosa di mezzo. Ecco, le perle, sì; l’acquamarina, sì; insomma poche cose scelte. Per intenderci, diciamo che non mi avrebbero chiamato a cantare, insieme a Marylin Monroe e Jane Russell, in “Gli uomini preferiscono le bionde”.

Questo interesse distaccato è andato avanti per un po’, fino a quando non ho scoperto che c’era, ancora in circolazione, un discreto numero di gioielli d’epoca, che mi hanno colpito molto di più di quelli contemporanei, lo confesso. Grazie al mio lavoro nell’antiquariato, ho potuto ammirare e maneggiare queste bellezze per diversi anni. Intanto il disegno originale ed elegante, complesso o semplice ma mai banale; le pietre, certo le pietre sono sempre le stesse in ogni tempo, ma sulle montature d’epoca hanno un’altra luce, un altro protagonismo. I cammei antichi, per esempio, che a me piacciono moltissimo, sono delle vere e proprie piccole sculture.

Gli astucci per gioielli che conosciamo noi sono in cartone, plastica, a volte rivestita di velluto o panno; quelli antichi erano, essi stessi, dei piccoli capolavori, sia in Occidente che in Oriente, in cristallo, porcellana, con intarsi di madreperla, lacche e a volte, pietre incastonate. Insomma gioielli che custodivano gioielli.

I gioielli Liberty e dopo la I Guerra Mondiale, i gioielli Déco, hanno rappresentato perfettamente le correnti intellettuali, le influenze artistiche e gli eventi storici. Comunque, il XX secolo, almeno fino agli anni ’60 ha saputo distinguersi nel disegno e nella creazione. Poi, è mia opinione che le cose siano un po’ cambiate. Questo è dipeso anche dalla produzione parallela di bigiotteria di alto livello che, a volte, ha presentato ottimi prodotti accostando pietre dure a metalli alternativi ai classici oro, argento e platino.

Nel tempo ho imparato ad apprezzare anche le produzioni recenti,e mi sposto dal gioiello antico, a quello contemporaneo, alla bigiotteria, con nonchalance tutta femminile, perché non voglio rinunciare al piacere di completare un outfit con accessori preziosi o semplicemente belli, ma senza esagerare. Purché ci siano.

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