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E di buone maniere a scuola, non vogliamo occuparcene?

Delle mie elementari mi ricordo la maestra Carmela, la compagna di banco Marilena e altre bambine di cui purtroppo ho perso le tracce perché all’epoca vivevamo a Bari, ma poi siamo andati via. Mi ricordo di Teresa, molto timida, di Marta, di Felicia e di altre ancora ricordo il viso ma non il nome. Tutte femminucce nei nostri grembiuli color carta da zucchero. Che poi, se ci penso, io una carta da zucchero forse non l’ho mai vista in vita mia.

La maestra entrava in classe e noi ci alzavamo in piedi. E così è stato fino alla fine delle superiori. Oggi non so se si usi ancora; sarebbe bello se fosse così! E arrivo alla prima regola: la puntualità. Essere a scuola qualche minuto prima che suoni la campanella ci permetterà di entrare in classe all’ora richiesta; è un ottimo esercizio che farà di uno studente puntuale, un adulto puntuale.

In classe, come per qualsiasi luogo in cui ci sia una piccola comunità, poche norme ma esercitate da tutti, alleggeriscono anche le giornate più pesanti. Restare in silenzio quando il docente parla, o un compagno è interrogato è un dovere. Vestirsi in modo appropriato, ordinato e pulito è una forma di rispetto verso di noi e verso gli altri. Evitiamo di far notare le firme dei nostri abiti, non è elegante di per sé e poi, magari in classe ci sono compagni che non possono permettersi abiti costosi. Telefoni o smartphone devono rimanere chiusi nello zaino: sì è difficile non farsi tentare dai social, ma ci piacerebbe se il nostro nuovissimo cellulare, super intelligente, fosse sequestrato dall’insegnante di turno? No.

Durante la ricreazione è possibile fare merenda: benissimo, ma lasciamo pulito e in ordine lo spazio che occupiamo.

Non trattiamo i bidelli come camerieri personali, non lo sono mai stati degli studenti. Forse in passato di docenti e presidi, ma ora non più. Non scambiamo le pareti dei bagni per fogli da disegno da imbrattare. Queste sono regole generali che chiunque potrebbe scrivere. Io voglio aggiungerne due, tutte mie.

“Passare la copia” durante i compiti in classe si è sempre fatto e anche quando sembrava che il docente avesse 100 occhi si riusciva ad aiutare il compagno in difficoltà. Non c’è niente di male; quello che non va bene è approfittare della preparazione di qualcuno per avere il compito bello e pronto, senza alcuno sforzo e senza pensare mai di dover ricambiare la cortesia, perché di cortesia si tratta. Quindi ricordiamoci di ringraziare e ricambiare.

E poi una strizzatina ai professori che usano nomignoli offensivi verso alcuni studenti. Non voglio mettere in discussione l’autorità, assolutamente. Ma ho conosciuto docenti che avevano una idea a senso unico della buona educazione e del rispetto e spesso dimenticavano che con i loro comportamenti arroganti davano un pessimo esempio, creando dei precedenti e gettando un’ombra sui colleghi estranei a questi deplorevoli modi di fare.

Esiste, in tutti i contesti, il rispetto dei ruoli, il rispetto per le persone e per luoghi che rappresentano istituzioni e valori, e questo vale per tutti.

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