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tappeto volante

Da piccola più che giocare leggevo, e mentre leggevo immaginavo e mentre immaginavo, un po’ mi scordavo di dove ero. Ed è proprio leggendo uno dei racconti de “Le mille e una notte” che scoprì che esisteva il tappeto volante. Cioè, magari esistesse davvero! Insomma, quando leggi fiabe e favole, funziona così: scopri cose fantastiche e bellissime, e poi però devi gestire la realtà di tutti i giorni, tipo che esiste la matematica.

Ma tra una noia e l’altra, niente mi impediva di organizzare un viaggio sul tappeto volante, anche perché all’epoca non ero ancora diventata freddolosa (che è forse l’unico impedimento a questo tipo di viaggio).

Quindi, con il mio tappeto, iniziai a viaggiare un po’ ovunque (nella vita reale molto meno). All’inizio fu un sorvolo del mare, qualsiasi mare, purché mare. Poi i posti che avrei voluto visitare davvero: ovviamente l’Italia tutta, la Francia, la Terra di Albione, al Portogallo non pensavo con particolare interesse, ma oggi sì; la Spagna ma senza sorvolare arene e corride. Tutta la Scandinavia, la Germania la associavo alla birra e quindi, no. La Grecia, la allora Cecoslovacchia, la Polonia mi intristiva molto, e assolutamente mai e poi mai la Russia. Da adulta, invece, la Russia mi attrae moltissimo (tempo fa ho scritto in proposito e proprio su questa categoria) e di recente sono stata anche sul punto di credere che un tour nella terra degli zar fosse quasi vicino, ma mi è toccato rimandare.

Questo viaggio fantasioso era iniziato una mattina, di un giorno estivo qualsiasi, a colazione, per cui per l’ora di pranzo mi era toccato tornare a casa. Subito dopo la frutta (sbucciata da mamma, giusto?), ho decollato di nuovo e questa volta per l’America. Argentina (ho parenti, alcuni dei quali mai visti), Messico e Perù. Poi Caraibi per una nuotatina, e poi gli USA. Washington, Boston, Filadelfia, L.A., New York, Milwaukee per conoscere il cast di “Happy days” (scherzo!, all’epoca la serie non era ancora arrivata in Italia). Poi Alaska e Canada.

Siccome mancava poco alla cena, ho fatto giusto un giretto e ho ripreso il viaggio per l’Asia. Il Borneo, Il Giappone, la Cina rurale, e qualche monumento qua e là, tipo Taj-Mahal, Grande Muraglia, e parchi favolosi con nomi difficili da ricordare.

Poi di nuovo a casa per cenare e andare a dormire. Giornata piena.

Il giorno dopo, di nuovo in partenza per l’Africa e l’Australia. Cioè, in Australia troppi ragni e serpenti, però pensai che ne valesse la pena e l’Africa…Be’, che dire dell’Africa? Intanto i colori, e poi siccome ero piccola, e tante cose ancora non le comprendevo, mi dissi che non c’era proprio niente che non fosse bello.

Alla fine del mio giro del mondo, il tappeto volante era un po’ stanco, io no. Avrei ricominciato daccapo, possibilmente scendendo a terra per mangiare cibo locale.

Senza dirlo a mamma e nonne.

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Aereo, treno, nave, auto, sidecar, moto, bicicletta, gambe. Tappeto volante? Sì, dai. I più fortunati hanno fatto o faranno un viaggio usando tutti questi mezzi. Ai comuni mortali, qualcuno di questi.

Avete fretta di arrivare? Aereo. Volete godervi il paesaggio dal finestrino, come se foste davanti alla tv? Treno. Volete un tragitto romantico? Nave. Probabilmente preferite guidare perché vi rilassa (come a me)? Auto. Viaggio rètro? Sidecar. Viaggio e sport? Bici. Viaggio, sport ed esperienza attiva? Gambe. Viaggio e fiaba? Tappeto volante. Ok, vi sarete accorti che ho saltato la moto. Ah, no? Di moto vorrei parlare qui e ora, e l’impresa è ardita.

Ardita poiché, vi avviso, di meccanica non so nulla. So che la moto mi piace. Ho solo un’unica esperienza di viaggio in moto, familiare, e la ricordo con una sensazione di benessere. Percorsi siciliani in giovane età.

Ecco, la moto è attraente poiché rimanda all’agilità, alla sfida, alla prontezza, alla capacità di adattamento (come anche la bici), al superamento continuo dei limiti, anche di chi la guida, alla comunione con la Natura, alla pausa contemplativa prima del viaggio successivo. Il viaggio in moto, anche quando si è in due o in comitiva, consente di regalarsi un momento privato di raccoglimento.

E a proposito di viaggi in moto, che siano in giro per l’Europa, come pure di gite domenicali nei dintorni, vi suggerisco i filmati di Anto&Nadi, su youtube. Tralascerò di dire che si tratta di mio fratello e di mia cognata. Una delle cose più divertenti è la videocamera agganciata al casco, poiché crea l’illusione di essere in moto, e non davanti a un monitor. Guardateli, sono certa che stuzzicheranno il pilota che è in voi.

Soprattutto il pilota fifone che è in quelli che pensano che 2 ruote siano poche. Bon voyage!

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