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trattoria

In una delle prime pubblicazioni, mi sono occupata del fastidioso vociare in spiaggia. Di quello che sovrasta il rumore del mare. Torno sull’argomento perché, a pensarci, situazioni simili possono verificarsi ovunque.

Giorni fa, ero a pranzo fuori e all’aperto con il mio romano. Tavoli tutti occupati, prevalentemente da turisti stranieri, poi noi due e accanto al nostro tavolo, un gruppo di impiegati di banca, credo 7 fra uomini e donne. Gli stranieri silenziosissimi, i camerieri molto attivi ma discreti, una bella giornata di sole, qualche scooter intorno, negozi aperti, insomma cose di vita cittadina quotidiana. Ecco, in tutto questo quadretto, i 7 bancari emergevano per i loro modi un po’ rustici. Per quanto si possa comprendere che una pausa dal lavoro debba essere uno svago, e sia apprezzabile che non si parli di lavoro a tavola, non si può essere benevoli nei confronti di chi parla a voce alta, senza alcun riguardo per gli astanti. Non è gradevole, non è interessante (a meno che non si tratti di due fidanzati che bisticciano), né utile e anzi, almeno per me vagamente fastidioso.

Che siamo in 2 o in 10 sedetevi, sistemiamo il tovagliolo sulle gambe, leggiamo il menu, ordinaniamo e poi godiamoci il cibo e la compagnia senza esercizi di solfeggio. Non serve che la trattoria per intero, conosca la nostra opinione sul programma televisivo della sera precedente, sulle ferie ancora da godere, sul caffè espresso con o senza zucchero, tutto questo mentre salutiamo da lontano il collega che, chissà perché, ha deciso di pranzare da solo.

Bene.

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