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Viaggiare

Sono stata a Disneyland Paris nel 2000. Nel bel mezzo di una delle mie vacanze-lavoro, in cerca di belle cose antiche tra Ventimiglia e la Costa Azzurra, decidemmo di attraversare la Francia sino praticamente a Parigi (che però non riuscimmo a visitare). Le mie figlie erano molto eccitate all’idea, a me incuriosiva molto proprio il viaggio, così iniziò questa piccola avventura. Per i pochi che non lo sanno, Disneyland Paris è un complesso turistico che si trova a Est di Parigi. Si compone di due parchi: Walt Disney Studio Park e Disneyland Park.

La strada

Il viaggio fu abbastanza lungo, sia per la distanza fra Ventimiglia e Parigi, sia per il tempo impiegato visto che viaggiavamo in camper. Non so se abbiate mai fatto l’esperienza di un viaggio in camper, ma vi assicuro che per chi abbia figli piccoli è ideale. Insomma arrivammo a sera inoltrata: doccia, cena e a dormire.

La visita

La mattina dopo, colazione da vacanza e subito in coda (per fortuna veloce) alla biglietteria. L’ingresso fu emozionante; la faccia sorpresa delle bambine era già da sola uno spettacolo. Buoni e cattivi delle fiabe in giro per il parco, principi e principesse, fate e streghe, animali di Winnie de Pooh, del Libro della giungla a grandezza umana. Peter Pan, con il veliero, Capitan Uncino e la ciurma . Poi giostre, castelli stregati, automobili da scontro, labirinti, e tutto quello che si potrebbe immaginare, lì c’era. Sicuramente anche mentre scrivo. Negozi di souvenirs e librerie. A questo proposito, vi racconto che comprai diverse cose, tra cui, per mia figlia Silvia il libro Il Re Leone, naturalmente in lingua francese. Ancora non mi perdona per questo.

Stavo dimenticando la Regina di Cuori di Alice nel paese delle meraviglie, con l’esercito di carte di cuori, il Bianconiglio, lo Stregatto e però, non ricordo se ci fosse anche la Lepre Marzolina. Toccherà tornarci per verificare.

Nonostante la permanenza sia stata di un solo giorno, siamo riusciti a vedere e a fare tante cose, complice la luce: mi ricordo che alle 10 di sera si vedeva ancora e sembrava tardo pomeriggio. Una bella giornta, non solo per le bambine.

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Che idea avete dei treni? Io altalenante, perché nei film o nei cataloghi di viaggio sono sempre belli, puliti e confortevoli, quando non di lusso; nella realtà invece, spesso sono sovraffollati, oppure poco puliti e poi non manca mai chi allunga le gambe sul sedile di fronte, mostrando i piedi nudi o le calze ma anche le scarpe, perché il mondo è vario e gli scostumati pure. Non si fa.

Parliamo di buoni comportamenti in treno.

Cominciamo col dire che è buona norma, prima di salire sul treno, attendere che scendano i passeggeri che hanno terminato il viaggio. Una volta su, se abbiamo prenotato sapremo esattamente dove andare, e se per errore il nostro posto è stato occupato da qualcun altro, cercheremo un modo garbato per fargli sapere che deve sedere altrove.

A me è capitato due volte di dover rinunciare al mio posto, ma vi assicuro che la prepotenza subìta mi ha guastato il viaggio.

Salutiamo semplicemente con “Buongiorno” se è giorno, e di seguito secondo l’orario di partenza; se capitiamo accanto al viaggiatore diciamo “socievole” abbiamo due possibilità: assecondare una conversazione senza però entrare nei dettagli; se non abbiamo voglia di fare conversazione, tiriamo fuori dalla borsa un libro. Credetemi, funziona sempre, io lo uso soprattutto al mare. A proposito di borsa, per i bagagli esiste la rastrelliera o comunque un vano apposito. Il bagaglio a mano lo terremo sulle ginocchia o sul sedile accanto se è libero o finché è libero. Sulle ginocchia anche il nostro animale di famiglia…No, non intendevo la suocera.

Viaggio lungo? E’ probabile che ci colga una certa sonnolenza e che vogliamo sonnecchiare un po’. Io, ma non so se lo troveremmo sui libri di galateo, consiglio di inforcare gli occhiali da sole, per due motivi: 1) eviteremo di oscurare il finestrino, togliendo la visuale agli altri, 2) è sicuramente più intimo. Ovviamente, composti sul nostro sedile e preghiamo di non russare.

Dopo il riposo, potrebbe venir voglia di sgranchirsi le gambe: possiamo farlo senza scambiare il corridoio del treno per la via pedonale di una città, senza guardare gli altri passeggeri e se siamo al telefono, manterremo un tono di voce normale-basso. E se ci viene fame?

Se non è previsto un vagone ristorante, organizziamoci per uno spuntino discreto. Per discreto intendo che non sia troppo odoroso, che sia facile da mangiare e che non lasci tracce, che ne so dei crackers.

Così industriamoci e godiamoci il viaggio, che è un momento bello tanto quanto la destinazione che abbiamo scelto.

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