Tag:

Letteratura inglese

Ho finito di leggere L’abbazia di Northanger un quarto d’ora fa. L’abbazia di Northanger è, in ordine, il quinto romanzo di Jane Austen; ne scrisse sei, e gli ultimi due pubblicati postumi.

Chi era Jane Austen

Nacque a Steventon, nello Hampshire, nel 1775, in una famiglia che dava una certa importanza alla cultura e ai suoi stimoli, e questo senz’altro giovò alla sua creatività. Settima di otto figli, ebbe sempre un rapporto molto stretto con sua sorella Cassandra. Nel 1800, suo padre, il Reverendo Austen decise di trasferirsi a Bath con tutta la famiglia; qualche anno dopo morì lasciando le due figlie e la moglie in deboli condizioni economiche.

Saranno poi i fratelli a occuparsi del loro sostentamento e della loro sicurezza.

Né Jane né sua sorella Cassandra si sposarono mai, anche se Jane intrattenne una breve relazione con Tom Lefroy, ostacolata dalla famiglia di lui e dalle convenzioni sociali. Morì a 42 anni, probabilmente a causa del morbo di Addison. Come ho già scritto, la pubblicazione di due dei sei romanzi, avvenne dopo la sua morte, ma di quelli pubblicati in vita nessuno conosceva l’identità dell’Autrice. In effetti, fu suo fratello Henry a svelare il mistero.

La trama

Prima di entrare nel vivo della trama, vorrei scrivere qualcosa su Bath. Si tratta di una città del Regno Unito, situata nella contea del Somerset, famosa per le sue terme di costruzione romana (43 d.c.). Facendo qualche ricerca, ho letto che i Celti, prima dei Romani, si erano insediati in quel luogo, fondando Aquae Sulis; quindi Bath fu di fondazione successiva.

Per la borghesia e l’aristocrazia del tempo di Jane Austen, la villeggiatura a Bath era un appuntamento annuale fisso, di salute ma anche di obbligo sociale delle famiglie che contavano. Questa digressione sulla trama serve a inquadrare l’ambiente in cui si muovono i personaggi, protagonisti e non.

Catherine Morland abita, con la sua famiglia, in campagna; è appassionata di romanzi gotici (questa non è una cosa eccezionale, per quel tempo) ma la sua vita quotidiana è molto più tranquilla delle trame dei romanzi che legge.

Un giorno, i vicini di casa, i coniugi Allen, la invitano ad andare a Bath per una vacanza (appunto); i suoi genitori acconsentono e così Catherine si ritrova in un ambiente fatto di tè pomeridiani, nuove amicizie, serate a teatro e feste. Le nuove amicizie, le famiglie Thorpe e Tilney, saranno particolarmente incisive per la vita futura di Catherine.

Ma questo lo lascio alla vostra lettura.

Potrebbe interessarvi anche La piccola Dorrit

0 commenti
1 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditStumbleuponWhatsappTelegramLINEEmail

Uno dei romanzi più ironico, di quella ironia molto british, che abbia mai letto. Pensate che anni fa lo prestai, ed è pure tornato indietro e integro. Due cose davvero insolite, insieme poi…

I protagonisti sonno due: un impiegato di banca andato da poco in pensione e un’arzilla signora della buona società. In comune hanno la parentela, infatti sono zia e nipote ma non si conoscono. L’occasione del primo incontro è il funerale della madre di Henry (il nipote) che è anche la sorella di Augusta (la zia).

Queste due figure non potrebbero essere più diverse: pacato e abitudinario lui, con un’unica passione che nasce e muore nel suo giardino, le sue dalie; frizzante, anticonformista e sempre affamata di nuove esperienze l’anziana zia. E’ facile capire chi dei due sia quello “giovane dentro”. Ma questo è solo l’inizio. La zia, con tutto il suo particolare carattere, trascinerà il nipote in avventure dove divertimento, illegalità, anticonformismo si saldano perfettamente in un miscuglio esplosivo, soprattutto per il tranquillo Henry ma anche per il lettore.

Henry, è incredulo, frastornato ma a un certo punto anche affascinato da un mondo e da un modo di vivere che non conosceva, distante anni luce dalla sua esistenza noiosamente rassicurante. Prima di scrivere ho, come sempre, dato una occhiata alle recensioni e come sempre, sono molto diverse. C’è chi vede con occhio divertito tutta la trama, chi ritiene che la zia Augusta esageri con la sua vita sopra le righe e che spesso supera i limiti che le leggi impongono, rimanendo impunita. Cattivo esempio? No, mi sembra esagerato.

Qual è l’obiettivo di Graham Greene?

Tendenzialmente, nei suoi romanzi, cerca di far apparire perdonabili persone e comportamenti che non lo meriterebbero. Dai lavori più drammatici a quelli più leggeri, il proposito è questo e riesce bene, dal momento che circa 50 sono i film tratti dai suoi lavori.

E io ho scoperto di recente che anche di questo romanzo esiste la trasposizione in film. Un film del 1972, diretto da George Kukor, in cui il nipote è interpretato da Alec McCowen e la zia Augusta da Maggie Smith (e da chi sennò?).

Infine, se mai possa aver interesse la mia opinione, io l’ho trovato anche delicato, certo solo in alcuni momenti, ma per me lo è. Oltre che divertente. Quindi buona lettura, o buona visione. Scegliete voi!

0 commenti
3 FacebookTwitterPinterestLinkedinTumblrRedditStumbleuponWhatsappTelegramLINEEmail