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Rivoluzione Francese

Come per tutti gli accessori, anche il cappello è 4 stagioni, e tante occasioni. Ovviamente ha la sua storia e se le mie informazioni non mi ingannano, fu inventato in Egitto.

Un po’ di storia

Il copricapo egiziano era usato prevalentemente dal faraone, e si presentava anche come una tiara. Era un turbante in Mesopotamia, invece nel mondo greco e romano non si diffuse particolarmente, ma era comunque usato. I Greci usavano il pileo, copricapo di feltro o pelle come simbolo di alcuni mestieri; presso i Romani, invece, il cappello significava libertà e si donava agli schiavi, quando diventavano uomini liberi.

Durante il Medioevo, gli uomini usavano soprattutto i cappucci dei mantelli, le donne copricapi impreziositi da fiori e nastri, e dal Nord Europa si diffuse la moda dell’hennin, un cappello conico dalla cui punta cadeva un velo. Mi ricordo che i miei libri di fiabe riportavano illustrazioni di principesse e fate con questo copricapo. Nel tempo, il cappello acquisì uno spazio fisso nella moda maschile e femminile. Nel 1600, in Francia, si diffuse il tricorno; si trattava di un cappello a tre punte, al principio in uso solo dai militari, si diffuse successivamente fra i civili, da appuntare sulle famose parrucche.

Con la Rivoluzione Francese, il tricorno fu abolito, ma in genere tutto quello che ricordava i fasti e il lusso della monarchia e dell’aristocrazia. Il 1800 è il secolo del cappello a cilindro o la sua versione pieghevole, il gibus, per gli uomini e il bonnet per le donne. Si trattava di una cuffia, a volte di stoffa rigida e a volte di paglia, arricchita da fiori e due nastri per fermarlo sotto il mento. Verso la fine del XIX secolo, i cappelli femminili erano davvero grandi e molto decorati: ai fiori si aggiunsero le piume. Dei piccoli monumenti.

Il cappello continuò a essere presente nella moda fino alla Seconda Guerra Mondiale, dopodiché si perse la consuetudine di usarlo e di possederne diversi, secondo le occasioni.

Personalmente, li uso solo in inverno, per proteggermi dal freddo. Voi, invece?

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Mi era venuta voglia di scrivere sui guanti e mentre approfondivo, ho scoperto che (ma succede spesso) la Mitologia, anche in questo caso, aveva anticipato la Storia. Cercavo notizie in più rispetto a quello che sappiamo tutti e voilà, ecco Venere che si ferisce alle mani; chiama le Grazie che le cuciono delle bende intorno alle dita e così nascono i guanti. Potere della deità.

Miti a parte, di guanti si parla già nella Bibbia (sapete l’inganno di Giacobbe, no?), poi hanno fatto parte della vita quotidiana, dai barbari a noi, assumendo tante funzioni.

Per i barbari appunto, erano una protezione dal freddo; secondo i Romani un inutile orpello. Per gli Egizi segno di prestigio. Nel Medioevo diventano un accessorio importante da indossare nelle occasioni ufficiali, quindi per nobili e alto clero; ma nella vita di tutti i giorni, avevano anche funzioni pratiche: per esempio, il passaggio di un guanto di padre in figlio, stabiliva una trasmissione di eredità. Fino a quel momento erano stati usati prevalentemente dagli uomini. Poi iniziano ad attirare anche l’interesse femminile e così diventano parte integrante dell’abbigliamento delle dame di corte. Nel Rinascimento, i guanti, diventano veri e propri gioielli: si realizzano con stoffe preziose e pietre preziose, per uomini e donne.

E sempre nel Rinascimento, ho scoperto che erano anche strumenti di morte o corruzione: nel primo caso si introduceva un veleno letale, nel secondo denaro. Insomma, le buone vecchie abitudini di ogni epoca.

Dalla loro invenzione, i guanti sono stati protagonisti: per usi pratici e come simboli di appartenenza ad alto rango. Con due eccezioni: la Rivoluzione Francese e il ’68. Entrambi questi eventi storici, proprio per la loro natura di sollevazione, avevano rifiutato tutto ciò che riconducesse al vecchio regime aristocratico e, per il ’68, alla borghesia. E questo dimostrava come i guanti rappresentassero un accessorio distintivo.

Al di là di queste associazioni, fra Storia e Costume, i guanti sono davvero un accessorio glamour, di quelli che non passano inosservati, forse perché oggi si usano poco e li usano in pochi e in poche. Io per prima, li uso prevalentemente contro il freddo ma ne ho anche di pelle, primaverili. Sono beige, con piccoli disegni all’altezza del polso. Sono degli anni ’50, un acquisto di mia madre quando era ragazza, poi li ha regalati a me; ogni tanto mi chiede se li uso e io rispondo puntualmente: “no, ma ho intenzione di farlo”

Ecco, ora so che per la prossima primavera ho un proposito da seguire: cominciare a usarli, anzi no, sfoggiarli.

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