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Bastet

Fondamentalmente non sono superstiziosa, non in senso rigoroso. Ci sono delle cose a cui faccio caso, ma poi penso che farci caso sia normale prudenza, o istinto di conservazione. Quindi sì, evito scale e impalcature (del resto, è fatto avviso e divieto di passarci sotto) e sto molto attenta a non rompere specchi. Primo perché mi piacciono un sacco, poi per evitare di ferirmi e perché no, anche per evitare 7 anni di disgrazie.

E qui arriva Einstein al quale non mancava certo l’ironia: “Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora 7 anni di disgrazie“. Basta un punto di vista diverso e un presagio si trasforma in leggera considerazione.

Una esperienza personale

Molti anni fa, una conoscente comunicò che di lì a poco lei e il suo fidanzato si sarebbero sposati. Io e una mia amica decidemmo di regalarle un bracciale di perle coltivate. Sapevo vagamente che le perle non si regalano alle signorine, ma in quel momento fu un pensiero veloce e siccome il bracciale era davvero grazioso, più che altro pensai che avrei potuto comprarlo per me. Quando lo ricevette (io ero assente), dette alla mia amica 50 lire per spezzare il malaugurio che recava con sé il bracciale, in quanto di perle. Trovai la faccenda bizzarra, ma rispettai la sua reazione perché non sapevo che fosse superstiziosa, e di nuovo pensai che avrei potuto comprarlo per me. Dopo qualche tempo, la madre della futura sposa superstiziosa ebbe un piccolo incidente che se non ricordo male, costrinse a rimandare il matrimonio. Non è un ricordo nitido, ma mi pare che andò così. Ebbene, la signorina decretò che il responsabile fosse l’inconsapevole bracciale. Che spreco!

Dopo questo episodio decisi di approfondire: volevo sapere quale fosse il legame tra perle e sventura. Ho trovato una spiegazione che è molto convincente, ma magari non è l’unica, poiché le superstizioni si tramandano, come i miti e le leggende, e il racconto nel tempo può modificarsi o magari, è possibile che ci siano più versioni, tutte plausibili.

Nel 1500, in Inghilterra, alle donne che possedevano gioielli era proibito indossarli durante le funzioni in chiesa, che fossero una messa, o un funerale. L’unico gioiello consentito era appunto la perla; da qui l’associazione con le lacrime e il dolore. Si dice anche, che in Cina e Giappone, quando morivano i pescatori di perle durante le immersioni, le loro donne incolpassero appunto le perle, perché portavano pianto e dolore. Sappiate comunque, qualora le riceviate in regalo, che potete dare una simbolica moneta, come fece la conoscente di cui ho parlato prima.

Io ricevetti una collana di perle da mia madre prima del matrimonio, e non le detti alcuna moneta: lei non ci crede e neppure io. Fine

Ombrello, gatto nero, cappello sul letto

Qualche mese fa ho scritto un articolo sulla storia dell’ombrello, nella categoria antiquariato (Sotto la pioggia e sotto il sole) e chi lo ha letto sa che fu inventato per proteggere dal Sole. E da qui nasce la superstizione, secondo cui aprire un ombrello in casa porti sfortuna. Infatti, anticamente, si riteneva che nei raggi solari si celassero spiriti maligni che poi si sarebbero liberati se l’ombrello fosse stato aperto in un ambiente chiuso. Mia nonna paterna, donna colta e intelligente, aveva paura di questa cosa e ciò dimostra che se una credenza condiziona, non importa quanto uno legga e studi, gli rimarrà sempre addosso. Il gatto nero.

Il gatto, dalle origini, ha conosciuto sorti molto diverse. È passato da animale sacro, secondo gli Egizi, tanto che il parterre delle divinità contemplava una dea con corpo umano femminile e testa di gatto, chiamata Bastet. Durante il Medioevo le cose cambiarono notevolmente. Al gatto furono attribuiti poteri malefici e fu dichiarato animale fedele al Diavolo. Da qui partirono le persecuzioni, fra l’altro benedette dalla Chiesa, le torture e le uccisioni di gatti soprattutto dal pelo nero. Ovviamente, i topi andarono a nozze, nel senso che si diffusero talmente tanto da scatenare la peste bubbonica. Una pandemia, in realtà.

Il cappello sul letto, invece, è malvisto perché ricorda l’usanza del medico che arrivava al capezzale del malato all’ultimo stadio, e nella fretta di intervenire poggiava appunto sulla coperta il proprio cappello. Per la verità anche il prete, quando era chiamato dai familiari del malato.

Su superstizione e dintorni c’è un elenco lungo di racconti interessanti. Almeno per me. Non viene risparmiato nulla: oggetti, flora, fauna, astri e relativi fenomeni, hanno stimolato la creatività di interi popoli e la diffusione di miti, leggende e affini si è tramandata nei secoli, subendo anche le normali modificazioni che capitano raccontando. Se volete, raccontate pure la vostra posizione in merito, o magari una esperienza diretta o indiretta.

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