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Paul Newman

Paul Newman e Joan Woodward sono i protagonisti di questo film sentimentale del 1960, diretto da Mark Robson. Due anni prima si erano sposati e resteranno insieme per sempre. Coppia nella vita e spesso coppia sul set, hanno rappresentato il simbolo dell’amore e della solidità coniugale, riuscendo egregiamente a mantenere lontano i riflettori, da tutto il loro privato. In questo film invece, sono una giovane coppia, Alfred e Mary, che poco dopo il matrimonio attraverserà una crisi profonda.

Alfred è un giovane benestante appesantito dall’atmosfera rigida e deprimente della sua famiglia; decide così di rifiutare la proposta di lavoro di suo padre e fonda una società con un vecchio amico. In più, sposa Mary, bella e intelligente ragazza, anche lei benestante. Il lavoro non si rivela soddisfacente e Mary, un po’ annoiata nel suo ruolo di moglie, ricomincia a frequentare un ex fidanzato, ignorando i rischi di una relazione clandestina.

Un giorno, Alfred si trova per caso sulla scena di un incidente ad un bambino; gli salva la vita e il nonno, ricchissimo, lo ringrazia offrendogli un lavoro prestigioso che migliorerà molto la sua posizione sociale.

Da qui in poi, tutto il film sarà incentrato sulla decadenza dei valori matrimoniali, su una coppia che comprende benissimo i limiti di un matrimonio mal riuscito ma che fatica a scrollarsi di dosso il peso del severo giudizio dell’alta società, bella e luccicante. Dietro quel luccichio c’è noia e rimpianto e un vago senso di rassegnazione fino a quando la vita non cambierà il senso della ruota, con avvenimenti inaspettati ma rilevanti.

Mark Robson, il regista, riesce bene nel progetto di rappresentare questa società patinata, apparentemente felice, che guarda dalla terrazza (appunto), cioè da un punto alto e privilegiato, la vastità del mondo di sotto.

Vi ho convinti? Guardatelo

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Butch Cassidy

di Le righe di Ornella

Quando uscì questo film avevo 4 anni. Troppo piccola sia per Paul Newman che per Robert Redford, i quali per la delusione sposarono altre donne. Anche ora sono piccola, ma solo di statura.

Non mi viene in mente un altro film, in cui i protagonisti siano una bella sfida per lo spettatore: belli e bravi. Con vite brillanti ma anche drammi familiari molto difficili da sopportare, due fra gli attori che hanno fatto veramente la storia del cinema americano.

È un film che ho sempre visto male e questo articolo lo considero un azzardo, ma provo lo stesso a scriverci su qualcosa. La prima cosa è che fa parte della famosa lista dei 100 migliori film americani, secondo l’American Film Institute. Ha cambiato posizione ma c’è sempre.

Intanto, il film è biografico perché Butch Cassidy e Sundance Kid non sono solo i nomi dei personaggi; sono pseudonimi di ladri professionisti vissuti in America nella seconda metà del 1800. Facevano parte del “Mucchio selvaggio” banda di ladri, specializzata in assalti a banche e treni.

La trama. I due “colleghi” e amici, sono anche esperti tiratori, specie Sundance (Robert Redford). E siccome sono sempre in cerca di nuove zone da esplorare decidono di trasferirsi dal West in Bolivia. Prima di partire, convincono la loro amica Etta (Katharine Ross) a unirsi a loro. Katharine Ross, bellissima ai tempi del film, e anche oggi. Etta Place, è una insegnante da sempre innamorata di Sundance che spesso li ospita, o nasconde, dopo una rapina. L’arrivo in Bolivia segnerà l’inizio della parte più movimentata del film e ovviamente vi toccherà guardarlo per sapere di cosa si tratta. Io non ve lo dico.

Questo film ha collezionato un certo numero di premi fra Oscar, BAFTA, Golden Globe, e altri concorsi. Oscar anche alla musica per Burt Bacharach e Hal David (e mi sarei meravigliata del contrario).

Bene, se lo avete visto e volete aggiungere qualcosa che ho tralasciato, la sezione commenti vi aspetta. Se non l’avete visto, rimediate. Ciao

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