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buone maniere

Ho già raccontato dei miei giochi da piccola? Fra i preferiti c’era l’ora del tè. Prendevo un servizio di porcellana bianca, anni ’60, regalo di nozze dei miei genitori; una tovaglietta adatta, ricamata a mano e apparecchiavo per terra. Apparecchiavo per 4 anche se ero da sola, e davo il “lei” di cortesia a tutte le altre immaginarie signore. Non ho mai rotto nulla e ho giocato così per qualche anno.

Vediamo invece, cosa fare quando gli ospiti sono reali e non immaginari.

Anche se, tradizionalmente, il tè delle 5 è considerato un evento poco laborioso, la forma non va trascurata: invitare con il giusto anticipo è preferibile. Se si dispone di un giardino e se il tempo lo consente sarà bello allestire all’aperto. Altrimenti il salotto di casa andrà benissimo. Solitamente, si organizza per pochi intimi e quindi il divano e un tavolino dedicato al servizio, saranno sufficienti a far stare comodi tutti; se però, il numero degli invitati e superiore alla capienza delle sedute, potremo apparecchiare la tavola: una tovaglia ben stirata, un servizio in porcellana e dei vassoi con pasticcini di vario tipo, faranno il resto. Se la tavola è lunga, occorrerà più di una teiera. In più, dal momento che sono davvero in pochi quelli che bevono il tè così com’è, non dimentichiamo zucchero, latte e limone.

I puristi e conoscitori del tè, lo preferiscono sfuso, tuttavia se nelle vostre vicinanze non ci sono negozi specializzati, quelli in bustina di buona qualità, andranno benissimo. E naturalmente, ma usare acqua di rubinetto per prepararlo. Nel frattempo sono arrivati tutti, e anche quando ci sono i domestici, tocca alla padrona di casa versare il tè nelle tazze. Questo ci riguarda se invitiamo.

Se siamo invitati, oltre alle note regole del convivio, ricordiamo di vestire in modo sobrio, trattandosi del pomeriggio, e che è appropriato portare un piccolo dono. Sulla puntualità non devo aggiungere niente, ma mi raccomando.

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Pensare alla spesa come a una attività rilassante è, per me, cosa recente. Da ragazzina, mi scocciava proprio e speravo sempre che mia madre lo chiedesse alle mie sorelle. Mio fratello, invece, era troppo piccolo. Alcune volte la scansavo, altre no.

Poi le cose sono cambiate e devo dire che, tranne che in situazioni fastidiose (pioggia, mal di testa), mi piace proprio. L’ultima volta in cui ho parlato di buone maniere, avevo tirato in ballo gli ambienti di lavoro e il rapporto fra pubblico e privato, fra dipendenti e capi, fra clienti e professionisti o titolari.

Oggi parlerò di negozi e supermercati, e in particolare del comportamento di noi che andiamo a fare la spesa. Certo, negli ultimi mesi abbiamo conosciuto una modalità completamente nuova di acquistare, ma in fondo le regole sono le stesse.

Intanto, la regola più scontata: salutare quando si entra in un negozio (e anche quando si esce). Il rispetto della fila: sembra strano doverne parlare, eppure accade ancora che qualcuno “per distrazione” passi avanti. Entrando in un negozio, eviteremo di mangiare e bere le nostre merende da strada, come se fossimo a un pic-nic; se abbiamo un animale domestico con noi, lo terremo in braccio. Potremmo aver bisogno del consiglio di un commesso/a: in questo caso tireremo fuori tutto il meglio che ci contraddistingue (compreso un sorriso). Nei negozi in cui sia permesso toccare la merce, la maneggeremo con garbo, e la riporremo esattamente nello stesso posto e nella stessa posizione. Nessun commento sui prezzi con il personale, soprattutto ad alta voce.

In un supermercato, avremo la fortuna di godere di spazi ampi, molto utili se in lontananza abbiamo intravisto la più curiosa o pettegola (fate voi) delle nostre amiche; le corsie larghe ci consentiranno di sgattaiolare con il carrello, evitare di incrociarla e sperare di non ritrovarcela dietro mentre siamo in fila al banco salumi e formaggi. Immaginate la scena: state tentando di non svenire a causa di quel tripudio di profumi, già pensate a quando sarete a tavola, vi sentite bussare sulla spalla e capite che alla fine vi ha beccato!

A pensarci, a me non potrebbe capitare perché non ho amiche pettegole. E per finire, quando siamo alla cassa manteniamo una buona distanza da chi paga con carta. La riservatezza è sempre la benvenuta.

Agli antipodi del supermercato, ci sono i negozi di prossimità: non dimentichiamoli perché hanno fatto e spero faranno sempre la storia di un quartiere e di una città. Sono spesso piccoli, passano di padre in figlio e creano un legame con i clienti che va oltre il semplice acquisto. Tenerli da conto è fare la riverenza alla tenacia e alla passione per il lavoro. Ed è da buone maniere.

Buon sabato e buoni acquisti

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