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di Le righe di Ornella 24 Giugno 2020
di Le righe di Ornella 24 Giugno 2020 15,8K views
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Da qualche parte ho letto che per conquistare una donna è “sufficiente” fingersi scarpa. Non saprei dirvi chi sia l’autore di questa perla, ma la condivido completamente. Fingetevi scarpe e ci arrenderemo.

Adesso però occupiamoci di scarpe nella Storia. Ovviamente, le scarpe sono comparse insieme all’uomo ed è in Armenia che qualche tempo fa, fu rinvenuto un paio di scarpe, ben conservato, risalente a 3.500 anni A.C. Tutte le civiltà antiche, hanno dedicato a questo accessorio particolare attenzione: intanto era segno di appartenenza a una classe elevata, i poveri infatti camminavano scalzi; poi avevano altezza e forma diverse, secondo l’uso. Per la guerra, ad esempio, si usavano veri e propri stivali. Anche il colore, che fosse nero, giallo o rosso, definiva la classe sociale.

Nonostante una certa varietà di produzione, secondo le necessità, si attese il Medioevo per iniziare ad avere modelli che fossero anche curati nell’estetica. A Venezia nacquero le prime corporazioni di calzolai nel 1100, divise in “Solarii” e “Patitari”. I primi producevano suole e calzamaglie con suola; i secondi zoccoli. Nel 1300, sia in Inghilterra che in Francia, si diffuse la “poulaine”, una calzatura in uso solo fra gli aristocratici, che aveva la punta molto lunga, e solitamente superava i 15 cm di lunghezza. Più avanti, nel 1600 comparve la “pianella”, scarpa a forma di pantofola, con zeppa, realizzata in sughero o legno e con punta decisamente accorciata. Sempre nello stesso periodo, anche gli uomini iniziarono a usare scarpe con il tacco; questa moda partì da Luigi XIV, che era notoriamente di bassa statura.

Parallelamente, in Italia (Venezia) comparvero le prime scarpe con pattìno. Si trattava di un involucro che proteggeva la scarpa vera e propria, dal rischio di sporcarsi nei percorsi a piedi e che veniva rimosso nei luoghi chiusi. Con piccole variazioni questo stile rimarrà in voga praticamente fino a tutto il XIX secolo. Durante il regno della regina Vittoria, il suo calzolaio personale concepì degli stivali elasticizzati, i famosi “chelsea boots”, facili da calzare e togliere, e questo grazie a Charles Goodyear, inventore della vulcanizzazione della gomma.

Poi arrivarono gli anni ’20, i ruggenti venti, e le scarpe presero un’accollatura alta e il tacco a “rocchetto” sempre ispirato allo stile Luigi.

A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia ha definitivamente conquistato e mantenuto il ruolo di prim’ordine nella creazione e produzione di scarpe belle e di qualità, un ruolo che tutto il mondo riconosce.

Questo piccolo viaggio nel tempo, sul tema della scarpa, riguarda l’Occidente. In Cina, invece a partire da X secolo, si diffuse l’usanza di fasciare i piedi delle bambine, fra i 3 e gli 8 anni. Si trattava di una deformazione artificiale, considerata un rito di passaggio e lo scopo era avere un piede che non misurasse più di 10 cm: il “Loto D’Oro”. Questa pratica era in uso soprattutto fra gli aristocratici, e durò molti secoli, fino agli inizi del 1900. Un buon risultato, cioè un piede ben deformato, era parte della dote di una ragazza da matrimonio: oltre a dimostrare coraggio, sopportazione del dolore, una ragazza con i piedi deformi era molto più attraente per il futuro marito.

Anche le scarpe dovevano adeguarsi alla deformità del piede. Si chiamavano appunto, “scarpe di loto”, avevano la forma di un cono ed erano solitamente di seta o cotone, con ricami sulla tomaia.

Se avete altre notizie, scrivetele nei commenti. Io ho appena scoperto che i “chelsea boots” si chiamano anche “beatles”. Chissà se i Fab Four lo sapevano!

BeatlesCharles GoodyearChelsea BootsFab FourPatitari e SolariiPattìnoPianellaPoulaineScarpe di loto
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