Cara mamma (così come per mio padre scrissi Caro papà), è un titolo che dovrebbe richiamare l’idea di una lettera, più che di un articolo. Mia madre ha vissuto una vita concentrata sulla famiglia (a volte troppo), prima quella di origine e poi quella che ha formato con mio padre, una discreta vita sociale, in cui preferiva ricevere che essere invitata e una passione non sviluppata adeguatamente per la musica e il pianoforte. Ma non per colpa sua.
Il pianoforte. Nello studio del pianoforte mettevi una passione che hai mantenuto tutta la vita; iniziasti credo, intorno agli 11 anni, ma la morte prematura di tuo fratello maggiore, e il lutto strettissimo imposto da tuo padre a tutta la famiglia, non ti permisero di continuare gli studi.
La campagna. Il mare ti piaceva sicuramente, ma la campagna molto di più e in effetti, per molti anni, il mese di settembre era completamente campagnolo, tutti insieme in villeggiatura con i nonni.
La cucina. Era il tuo regno. Se la Regina Grimilde avesse chiesto allo specchio chi fosse la cuoca più brava del reame, sarebbe venuto fuori il tuo nome. Non ce n’era per nessuno, e non sarebbe potuto essere diversamente, dal momento che la tua cucina era solo per te. Ci sono cose che non ci capita più di mangiare perché le cucinavi tu e sicuramente a noi non verrebbero come a te.
Le piante. Con le piante si parla, e tu lo facevi; le annaffiavi un po’ troppo, diciamolo, però ti è andata quasi sempre bene.
A proposito, la tradescanzia che sembrava passata a miglior vita, sta benissimo e prevedo che crescerà ancora tanto.
Ciao
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